RITRATTO DEL LEADER SCOMPARSO 

Morsi, dietro all’ex presidente dell’Egitto la Fratellanza musulmana e il sogno di un Islam politico

di Andrea Carli


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L’ex presidente egiziano Mohamed Morsi è morto in tribunale durante un’udienza del processo in cui era imputato per spionaggio (Ap)

2' di lettura

Con la morte dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, deceduto oggi a 67 anni a seguito di una crisi cardiaca avuta in aula dopo la conclusione di un’udienza del processo per spionaggio in cui era imputato, la Fratellanza musulmana, fautrice della visione di un Islam politico, perde uno dei suoi rappresentanti principali.

Da quel gradino più alto, da quel ruolo di presidente eletto in maniera democratica sulla spinta delle Primavere arabe - unico caso nella storia del Paese - Morsi è stato tirato giù, oramai sei anni fa, dal suo ministro della Difesa e capo dell’esercito, quel generale Abdel Fattah al Sisi che, dopo l’ultima riforma costituzionale, gestirà il potere al Cairo almeno fino al 2030. Dietro la caduta di Morsi, l’idea che fosse il paese a dover entrare nel cerchio magico dei Fratelli e non gli islamisti a dover allargare le maglie. Una convinzione che, alla fine, che ha fatto perdere a Morsi il sostegno di ampie fasce della popolazione, rendendolo di conseguenza vulnerabile alla spallata dei militari.

Figlio di un contadino, ingegnere chimico, laurea all’Università del Cairo, un master e un PhD alla University of Southern California, Morsi è stato il leader dei Fratelli musulmani, un movimento politico islamista, fondato nel 1928 dall’egiziano Hasan al-Banna, che ha avuto un ruolo di primo piano durante la cosiddetta Primavera araba . Dopo le proteste di piazza Tahrir, che hanno visto trenta milioni di egiziani scenedere nelle strade per rivendicare più libertà contro l’autocrate Mubarak,alle elezioni del 2012 Morsi è stato eletto presidente con il 51% dei voti contro il 48% di Ahmed Shafiq, ex primo ministro di Mubarak. È rimasto al potere fino al luglio 2013, quando è stato deposto dall’attuale presidente egiziano.

Dopo la caduta, Morsi è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di istigazione alla violenza e spionaggio. Nel 2014 ha affrontato un secondo processo, con l’accusa, questa volta, di essere evaso dalla prigione di Wadi al-Natrūn in cui era detenuto nel corso della Rivoluzione egiziana del 2011, di aver cospirato con gruppi militanti stranieri, inclusi Hezbollah e Hamas, e di aver provocato una gravissima situazione d’instabilità nel Paese.

Nel maggio del 2015 è stato condannato a morte dal tribunale penale del Cairo con l’accusa di aver organizzato l’evasione dal carcere dei vertici della Fratellanza Musulmana nel 2011. La condanna alla pena capitale è stato annullata nel novembre 2016, e convertita in ergastolo. Morsi è stato stroncato da un infarto durante un’udienza di uno dei vari processi in cui era imputato.

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