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Morta Juliette Greco, voce della Parigi esistenzialista

A 93 anni scompare l’ultima icona della chanson francaise. Cantò Prévert, Ferré e Brel, amò Miles Davis e fu la regina di Saint Germain ai tempi di Sartre e Camus

di Riccardo Piaggio

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(EPA)

A 93 anni scompare l’ultima icona della chanson francaise. Cantò Prévert, Ferré e Brel, amò Miles Davis e fu la regina di Saint Germain ai tempi di Sartre e Camus


2' di lettura

Era l’ultima icona della chanson française, grande, sensibile interprete di canzoni scritte da uomini come Jacques Prévert, Serge Gainsbourg, Léo Ferré, Jacques Brel. Ciascuna si trasformava, attraverso la sua voce, l’intenzione decisa e quelle mani che sembravano disegnare arabeschi, in un inno a quell’idea di Francia che tutti, ancora, conosciamo, un mélange di romanticismo e rivoluzione, di slanci universali e duro individualismo. Je suis comme je suis (una delle canzoni che ha reso più celebri e che l’hanno resa più celebre) di Prévert, racconta Parigi meglio di un manifesto (che pure qui esistono, e in abbondanza).

La Resistenza poi Saint Germain

Nata nel 1927 a Montpellier da padre italo-corso e madre francese, fece la Resistenza e fu prigioniera della Gestapo; dopo la Guerra, Juliette contribuisce a generare il mito di Saint Germain des Prés, piccola fetta del sixième Arrondissement parigino (oggi il più Caro della capitale) tra il Café de Flores, Les Deux Magots e la Brasserie Lipp (tutti, tutt’ora in attività), là dove gli esistenzialisti (Sartre, grande suo amico) cinguettavano con i filosofi dell’esistenza (Ricoeur, Marcel, Wahl, Deleuze); e dove ogni singolo giorno si poteva fare la conoscenza di scrittori come Hemingway e Camus, di artisti come Picasso, Boris Vian, Miles Davis.

Miles Davis e l’eroina

Con cui la cantante ebbe una breve relazione, al termine della quale Davis cominciò a sperimentare l’eroina. Negli anni Sessanta, per oltre un decennio. È stata sposata con un grande attore italo-francese, Michel Piccoli, manifestando grandi doti recitative, purtroppo esaudite solo a cavallo del nuovo secolo in uno sceneggiato televisivo (da rivedere) per la Rai, dal nome Belfagor, il Fantasma del Louvre.

La Marianne che pregava alla Fête de l’Humanité

La produzione da interprete di Juliette Gréco (che ha continuato a esibirsi live fino a prima del Covid) copre oltre mezzo secolo, dal 1950 (Si tu t'imagines, testi di Raymond Queneau) al 2015 (Gréco chante Brel e la raccolta Merci). Una volta, alla laicissima e radicale Fête de l’Humanité venne sorpresa, mani giunte e testa bassa, intenta a pregare; alla curiosità dei giornalisti che la osservavano rispose: «Io non prego, mi concentro». Grazie dunque, a questa piccola grande Marianne che ci ha fatto amare Parigi prima di conoscerla.

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