CASI AL LIMITE DEL FOLCLORE

Mortadelle, champagne, pappagalli e scarpe pazze: quando la politica si fa show

di Andrea Carli


Ciocca (Lega) calpesta il discorso di Moscovici davanti a lui

3' di lettura

Chissà se mentre si toglieva le scarpe e imbrattava i fogli di Moscovici, al termine della conferenza stampa che aveva pochi minuti prima ufficializzato la decisione di Bruxelles di respingere la manovra italiana, nella mente dell’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca è balenata, fosse anche per pochi istanti, l’immagine di Nikita Kruscev, il segretario del partito comunista russo che 58 anni prima, in occasione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, si era tolto una scarpa, brandendola e mantenendola in bella vista sul tavolo per tutto il tempo della seduta all’Onu. Probabilmente, no.

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Di certo i politici italiani, soprattutto quelli della Seconda e Terza Repubblica (per ricorrere a un’espressione del vicepremier pentastellato Luigi Di Maio), non sono nuovi a esternazioni, come dire, “pittoresche”. Se l’obiettivo è calamitare l’attenzione delle persone su un particolare messaggio, quale occasione migliore di un comportamento al limite del folclore?

Il cappio leghista in aula alla Camera nel mezzo di Tangentopoli
Marzo 1993, piena Tangentopoli. Il leghista Luca Leoni Orsenigo sventola un cappio nell’aula di Montecitorio. Novembre ’97: ancora una scena in Aula alla Camera, ancora una volta la firma è del Carroccio. Durante una maratona oratoria sul decreto Iva, poco dopo le 4 del mattino, svolazzano liberi quattro pappagallini verdi, liberati dai leghisti (allora Lega Nord - Padania). «Di chi sono quei volatili?», chiede il vicepresidente Mastella. Nessuno risponde. Per la cronaca: la leghista Daniela Santandrea pretende che i pappagalli, una volta catturati dai commessi, vengano trattati con cura. Una delle bestiole si rintana in un anfratto del velario: per salvarlo devono intervenire i Vigili del fuoco.

Le corna di Berlusconi nella foto ufficiale del vertice Ue
Febbraio 2002. Nella foto ufficiale del vertice Ue di Caceres, in Spagna, l’allora premier Silvio Berlusconi fa il gesto delle corna. Nel 2008, in occasione della presentazione del programma dell’allora Popolo della libertà, il Cavaliere accenna al gesto dell’ombrello.

I due senatori An festeggiano con mortadella e champagne la caduta di Prodi
24 gennaio 2008, ancora una scena sopra le righe. Un po’ troppo. Questa volta il palcoscenico in cui va in scena lo show è l’aula del Senato. Sono i giorni della caduta del governo Prodi II. Alla proclamazione del risultato del voto sulla fiducia al professore, che certifica che l’esecutivo ha perso la maggioranza a palazzo Madama, dai banchi di Alleanza nazionale, seduti in prima fila, scatta il tripudio del centrodestra. Fin qui, nulla di strano, se non fosse che i senatori Domenico Gramazio e Nino Strano si spingono oltre: stappano due bottiglie di spumante, la schiuma innaffia banchi e moquette dell’aula. Gramazio prende in mano una fetta di mortadella e la mangia, anche con un certo appetito. Interviene l’allora presidente del Senato, Franco Marini: «Colleghi, non siamo in un’osteria...».

La “sorpresa” di un sacchetto per la spazzatura sul banco del governo
Passano due anni, ed è ancora “spettacolo”. Nel novembre del 2010, sul banco del governo alla Camera Francesco Barbato dell’Idv lascia un sacchetto di spazzatura. Una forma di protesta che gli costa sei giorni di sospensione dai lavori parlamentari.

Mutatis mutandis, direbbero i latini, la sanzione per Ciocca è stata la bocciatura della manovra da parte della Commissione europea. L’europarlamentare del Carroccio avrebbe forse preferito una sospensione. O forse no.

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