Nuovo dramma ieri sera

Morti sul lavoro, il governo prepara la stretta: sanzioni immediate e più controlli

Pene più severe e tempestive, nonché collaborazione all’interno dell’azienda per individuare precocemente le debolezze in tema di sicurezza lavoro», è la ricetta individuata da Draghi per le prime norme da mettere in campo

Morti sul lavoro, Draghi: "È una strage continua, presto provvedimenti"

3' di lettura

Dodici vittime in due giorni. Una strage contro cui intervenire subito pensando, nel frattempo, ad affrontare i nodi strutturali della sicurezza sul lavoro. Il premier Mario Draghi ha dedicato la primissima parte della sua conferenza sulla Nadef al triste elenco dei morti sul lavoro delle ultime 48 ore, a cui si è aggiunto un operaio morto nel Reggiano intorno alle 14, dopo una caduta da circa 10 metri d’altezza mentre stava lavorando alla manutenzione del tetto e un agricoltore nel Cuneese. Un elenco sul quale il capo del governo si è soffermato leggendo nome, cognome ed età delle vittime ed esprimendo «il più sentito cordoglio» suo e del governo. «La questione delle morti sul lavoro assume sempre più i contorni di una strage che funesta l’ambiente economico e psicologico del Paese», è stata la netta posizione di Draghi.

Il bilancio delle vittime

E il premier è corso ai ripari annunciando, già per la prossima settimana, un provvedimento che andrà innanzitutto a modificare tempistica e severità delle pene per i responsabili. Poche ore prima che Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco illustrino il Def, in Italia si sono registrate altre quattro vittime sul lavoro: due operai in Puglia (uno a Mesagne l’altro nel foggiano), un agricoltore in Alto Adige, un altro operaio caduto da un’impalcatura all’Eur, nella Capitale. In serata, a Cologna Veneta (Verona), una quinta vittima: un uomo è deceduto dopo essere rimasto schiacciato sotto ad un camion, in circostanze ancora da chiarire. Nel pomeriggio del 30 settembre si sono registrate altre due vittime: un agricoltore nel Cuneese che lavorava nel suo campo di nocciole a Roddi, quando il trattore che guidava si è ribaltato e lo ha travolto, uccidendolo; e un operaio edile morto nel reggiano per gravi lesioni riportate a seguito di una caduta da circa 10 metri d'altezza mentre era intento ad effettuare lavori di manutenzione ordinaria sul tetto.

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Tragedie che aggravano un bilancio, che solo nella giornata di martedì, aveva registrato altre cinque vittime.

Draghi: pene più severe

La partita per il governo non è facile. In questi ultimi mesi il tema della sicurezza del lavoro è stato legato a doppio filo all’emergenza Covid. Ma, la prossima settimana l’intervento del governo andrà ben oltre i confini della pandemia. «Pene più severe e immediate e collaborazione all’interno dell’azienda per individuare precocemente le debolezze in tema di sicurezza lavoro», è la ricetta individuata da Draghi per le prime norme da mettere in campo. Il premier, che lunedì scorso ha visto i sindacati, li ha ringraziati più volte e ha citato, allo stesso tempo, Carlo Bonomi, che nell’intervento all’Assemblea di Confindustria, ha parlato di «comitati di lavoratori e impresa». Per Draghi è un passo per aumentare la collaborazione interna e quindi anche il monitoraggio sulla sicurezza. Ma, ha precisato il capo del governo, «i lavoratori che parteciperanno a questa operazione non sono responsabili di nulla».

Le posizioni di imprese e sindacati

I segretari di Cisl e Uil, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri hanno accolto con favore l’urgenza delle misure annunciate da Draghi. Il numero uno della Cgil, Maurizio Landini, ha registrato i progressi del governo ma ha chiesto norme che «fermino le aziende sino a quando non sono ripristinate le norme di sicurezza». Mentre il presidente di Confindustria Bonomi ha rilanciato la sua proposta di istituire «commissioni paritetiche in azienda per intervenire sugli incidenti» e ha chiesto al governo di intervenire, più che sulle sanzioni ex post, su interventi che «facciano in modo che gli incidenti non avvengano».


Potenziare le strutture di controllo

Nelle stesse ore anche il ministro del Lavoro Andrea Orlando, da Reggio Calabria, si è soffermato sul dossier. Le norme prevedranno «sanzioni più tempestive per imprese che non rispettano le regole, possibilità di raccogliere più facilmente i dati per chi compie violazioni all’interno del tessuto economico» e il «potenziamento delle strutture di controllo», spiega Orlando. Su quest’ultimo punto il ministro Dem esclude l’istituzione di un organismo unico sottolineando la necessità di un potenziamento delle competenze e dell’organico dell’Ispettorato del Lavoro e di una verifica più capillare del funzionamento degli uffici delle Asl. «Purtroppo, i diversi tagli che si sono succeduti, hanno portato ad una forte ridimensionamento degli organici», ha sottolineato.

Concorso da 2mila posti all’Ispettorato del lavoro

Il governo, nei mesi scorsi, già si è messo. Sbloccando un concorso per oltre duemila nuove risorse all’Ispettorato del Lavoro (800 saranno in servizio entro il 2021) e nominando il magistrato Bruno Giordano (che per anni si è occupato di caporalato) a capo dell’organismo. Basterà? No. E sono proprio Draghi e Orlando a sottolineare come servano interventi di lungo periodo. Di un Piano dal carattere più complessivo. In questo, a dare una mano al governo, ci penserà ancora una volta Pnrr.


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