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Mortier (Amundi): «Mercati troppo ottimisti, svolta Fed non è dietro l’angolo»

Stavolta le elezioni di midterm Usa potrebbero non dare spinta ai mercati. l nodi restano sempre la politica anti-inflazione della Banca centrale Usa e le attese eccessivamente elevate sugli utili delle società con la recessione in arrivo.

di Maximilian Cellino

3' di lettura

«Chi investe sottovaluta le elezioni di midterm negli Stati Uniti, il cui esito ancora incerto non è necessariamente positivo per i mercati». Non è ancora chiara la portata del successo repubblicano e la conseguente situazione in entrambe le Camere Usa che accompagnerà Joe Biden nei prossimi due anni. Vincent Mortier, capo degli investimenti di Amundi, ha però un’idea ben precisa: il velato ottimismo che aveva accompagnato i giorni precedenti il voto (e che subito dopo pareva per la veirtà già svanito) non era giustificato e ciò che è visto sui listini è con tutta probabilità l’ennesimo rimbalzo effimero in un contesto ribassista.

Eppure la storia insegna che Wall Street si comporta bene in presenza di Camere divise o di segno contrario al Presidente.

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Questo è avvenuto in passato, ma oggi siamo di fronte a una situazione molto diversa: il livello di indebitamento negli Stati Uniti, pubblico e privato, è molto elevato e complessivamente attorno al 270% del Pil mentre il costo per rifinanziarlo è tornato a salire in modo significativo per l’atteggiamento aggressivo della Federal Reserve nel combattere l’inflazione. Prevedo un dibattito sempre più acceso sul tema e sul tetto al debito e questo non è certo positivo per i mercati.

Perché?

In teoria i repubblicani hanno un atteggiamento più ortodosso quando si tratta di gestire economia e spesa pubblica. Le Borse sono state sostenute in modo evidente negli ultimi anni dalle misure fiscali espansive adottate da Biden che prima ha fornito sostegno per contrastare gli effetti della pandemia, poi si è imbarcato in spese ingenti per finanziare il settore della difesa e la transizione energetica. Gran parte dei risultati sono dovuti a quello, ma adesso sarà difficile essere ancora accomodanti in termini di stimoli fiscali.

Cambierà anche l’atteggiamento della Fed?

Non credo, perché la Banca centrale americana cercherà in ogni caso di attenersi al proprio mandato, che prevede il controllo dell’inflazione oltre al miglioramento della situazione sul mercato del lavoro, anche perché vuole dimostrare di essere credibile, indipendente e non un organo politico. Inizierà a invertire la propria politica monetaria aggressiva sui tassi più tardi rispetto a quanto il mercato si aspetta.

Il momento del tanto atteso pivot non è vicino?

No, perché finora non vediamo segnali di rallentamento per l’inflazione, che resta anzi persistente, e al momento stesso il mercato del lavoro gode ancora di ottima salute. La Fed cambierà atteggiamento quando la situazione economica diventerà davvero preoccupante, potrebbero passare anni. Anche per questo stiamo assistendo secondo noi a un bear market rally.

Sta parlando di bond o azioni?

Siamo appena tornati a un’esposizione neutrale sui titoli di Stato Usa, perché pensiamo che un rendimento decennale attorno al 4% sia equilibrato e non vi siano ancora molti margini di aumento. L’economia non può permettersi tassi reali molto superiori allo 0% nel medio-lungo termine perché imprese e privati avrebbero problemi enormi per rifinanziare il debito a cui accennavo prima e questo ucciderebbe la ripresa. In Borsa invece la situazione è differente.

Per quale motivo?

Il mercato azionario non sta assolutamente prezzando il peggioramento del quadro economico e l’arrivo di una recessione. Le attese sugli utili aziendali non tengono conto abbastanza dell’aumento dei costi dei fattori produttivi e dei loro effetti sui margini e restano ancora troppo elevate anche quando si guarda semplicemente alle prospettive indicate da molte società in vista dell’imminente stagione natalizia. Credo che prima di muoversi gli investitori debbano attendere una revisione delle stime, che potrebbe aprire la strada a uno scenario migliore.

Riproduzione riservata ©
  • Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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