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Morto David Crosby, baffi e capelli lunghi di una rivoluzione chiamata folk rock

A 81 anni, dopo una lunga malattia, se ne va il fondatore di Byrds e Crosby, Stills & Nash. Cantante, autore e chitarrista, «inventò» la scena di Laurel Canyon

di Francesco Prisco

Musica, è morto David Crosby: aveva 81 anni

4' di lettura

Se nell’America degli anni Sessanta l’idea di Rivoluzione avesse avuto un volto, su quel volto ci sarebbero stati i capelli lunghi e i baffi da ranchero di David Crosby. Nessuno meglio del cantante, autore e chitarrista losangelino - morto a 81 anni dopo una lunga malattia di cui pochi erano al corrente - ha incarnato la smisurata creatività, l’idea situazionista di libertà e l’attivismo meravigliosamente confuso di quell’epoca. Non Abbie Hoffman che del Movimento fu un po’ il capo politico, non il guru delle droghe psichedeliche Timothy Leary e nemmeno Bob Dylan senza il quale Crosby, probabilmente, avrebbe fatto un altro mestiere. Forse perché Crosby era Hoffman, Leary e Dylan messi insieme, l’uomo di cui, per essere veramente parte del Movimento, dovevi ascoltare le parole. Se soltanto si fosse ricordato il suo nome.

David Crosby in un’esibizione del 2012 (Reuters)

Uno con il tutto

Ha fondato e sciolto band con disinvoltura sopraffina. Creando generi, inventando tendenze, regalandoci canzoni memorabili. Ha preso posizione una volta in più di quanto sarebbe stato necessario, sperimentato sostanze, praticato libero amore. Che significava essere uno con il Tutto, come Hölderlin, ma un paio di secoli più tardi. E in California: scusateci, ma non è un dettaglio banale. Figlio di Floyd Crosby, direttore della fotografia molto popolare a Hollywood, premio Oscar per Tabù di Friedrich Murnau, da ragazzino faceva parte di un coro: dove credete che abbia imparato a fare le armonie vocali così bene? Si avvicinò al folk e cominciò a scrivere canzoni, poi sulla Sunset Strip scoprì la musica dei Beatles e incontrò ragazzi come lui che venivano da altre parti d’America, Roger McGuinn e Gene Clarke.

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The Byrds: Crosby è il primo a sinistra

Byrds, la via del folk rock

Da qui la pazza idea di fare folk utilizzando le chitarre elettriche, il linguaggio dei Beatles: i Byrds e quel fulminante esordio intitolato Mr. Tambourine Man nacquero così. Bob Dylan non poté non innamorarsene, tanto più che il loro repertorio gli pagava bei soldi di diritti d’autore. Crosby, che sul palco indossa una mantellina da menestrello, regala al progetto perle sofisticate come Everybody’s Been Burned e Mind Gardens. Avevano inventato il folk rock e non se ne erano accorti, così come non sapevano di essere il primo supergruppo della storia: formazione aperta, tutti per uno e ognuno per sé. Ci si prende e ci si lascia, perché è l’epoca del libero amore. Curioso che l’avventura di Croz coi Byrds si sia conclusa per Triad, una sua canzone che parlava di «fare le cose a tre», giudicata troppo osé da McGuinn.

Crosby, Stills, Nash & Young in un’esibizione del 2000 (Afp)

Crosby, Stills, Nash e l’epoca di Laurel Canyon

Pazienza: Croz ha intanto incrociato il texano Stephen Stills dei Buffalo Springfield e il britannico Graham Nash degli Hollies e con loro fonda il primo supergruppo che sa di esserlo, una specie di Internazionale canzonista. Crosby, Stills & Nash (1969) è un disco epocale, il loro set a Woodstock una delle cose che più lasciarono il segno nel festival che più ha lasciato il segno, Croz vi contribuisce con la rabbia di Long Time Gone, la melodia sbilenca di Guinnevere e quelle armonie vocali che tutti provarono a copiare. Si apre così l’epoca di Laurel Canyon, il posto di Los Angeles sulle cui colline dovevi vivere, se volevi essere parte di quella «cosa» che stava succedendo, sotto gli occhi ammirati di tutto il mondo. Una scena di cui Crosby era instancabile animatore.

Da sinistra Young, Crosby, Nash e Stills sul palco nel 1970

Se soltanto potessi ricordarmi il mio nome

Tutto è aperto nella controcultura americana dei primi anni Settanta. CSN non fanno eccezione: condividono canzoni, dischi, palchi, donne, droghe. Si allargano a quartetto con il supporto del canadese Neil Young, vecchia conoscenza di Stills ai tempi dei Buffalo Springfield, e costruiscono monumenti come Déjà vu (1970) o il live 4 Way Street (1971). Ognuno porta avanti i suoi progetti solisti cui gli altri tre collaborano e Croz, nel 1971, pubblica If I could only remember my name, tra gli album più importanti di quel decennio. Provateci voi ad ascoltare l’epica Cowboy Movie senza commuovervi. Condividono tutto e, qualche volta, litigano: così nasce il duo Crosby & Nash (1972) cui gli altri due sodali, quattro anni più tardi, risponderanno con la Stills-Young Band.

Il celebre ritratto di Crosby da «If I could only remember my name»

La vendita del catalogo a Iconic Artists

Attivista anti nucleare (vedi alla voce No Nukes) ed ecologista convinto, sostenitore di Occupy Wall Street e, in tempi più recenti, di Greta Thunberg, Croz ha detto tutto quello che voleva, nonostante la Cia avesse aperto un dossier su di lui, e fatto la vita che voleva, nonostante più di una volta fosse andato vicino a rimetterci le penne. Non si è fatto mancare niente, compresi il carcere (nel 1986 ha scontato cinque mesi di detenzione in Texas per essere stato arrestato, qualche anno prima, in un nightclub di Dallas in possesso di cocaina e di una pistola carica) e un trapianto di fegato. Ha fatto musica fino alla fine, con la giovanissima Lighthouse Band. Nel marzo 2021, come tanti illustri colleghi, aveva scelto di vendere il suo catalogo (al fondo Iconic Artists, per una cifra non precisata tra i 100 e i 200 milioni di dollari) ma senza andarne particolarmente fiero: «Era l’unica opzione che avevo, lo streaming si è rubato i miei soldi», dirà.

Crosby a una manifestazione di Occupy Wall Street (Epa)

Patrimonio personale da 10 milioni

Il suo patrimonio personale era stimato da Celebrity Net Worth sui 10 milioni di dollari, anche grazie a un accordo da 5 milioni con l’imprenditore Steven Sponder cui aveva ceduto il suo nome per la creazione del brand di cannabis legale Mighty Croz. Vincitore di un unico Grammy, per il documentario Remember my name, ma due volte introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame (con i Byrds e con CSN), non ha mai dato troppa importanza ai riconoscimenti terreni. Era un uomo di grande spiritualità e ancora maggiore senso dello spirito. Fino all’ultimo molto attivo su Twitter, una manciata di giorni fa, a proposito del Paradiso, scriveva: «Ho sentito dire che è un posto sopravvalutato... pieno di nuvole». Adesso avrà occasione di verificare di persona. Se soltanto riuscirà a ricordarsi il suo nome.

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