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Con Jiang Zemin scompare il padre della generazione dei nuovi leader cinesi

L’uscita di scena di un grande vecchio del suo livello, presente anche quando non era sugli spalti, segna uno spartiacque definitivo con la nuova era di Xi Jinping

di Rita Fatiguso

L’ex presidente cinese Jiang Zemin in una foto del 2002. (REUTERS/Jeff Mitchell)

3' di lettura

La fine del padre di tutti i leader in carica dagli anni ’90 in poi, incluso l’attuale segretario generale Xi Jinping, giunge in un’ora drammatica per la Cina, assediata da una pandemìa che renderà impossibili gli onori di Stato per un politico che ha avuto, fino all’ultimo istante, un ruolo cruciale nella modernizzazione del Paese e la cui ombra aleggiava in permanenza sui destini e le scelte della nomenklatura cinese. Faceva notizia anche quando sugli spalti delle manifestazioni ufficiali non era presente.

Una scomparsa simbolica

La morte, a 96 anni, dell’ex presidente Jiang Zemin nella sua casa di Shanghai, per leucemìa, ha un forte significato simbolico alla luce del XX° Congresso del Partito che si è chiuso il 23 ottobre. Con lui si archivia definitivamente un’era soppiantata, dieci anni fa, dall’arrivo al potere di Xi Jinping, al terzo storico mandato da segretario generale, il core leader che nelle sue mani stringe un potere immenso, sempre più vicino a quello del grande Timoniere Mao Zedong. Una nuova era sigillata dalla scomparsa di una grande vecchio della politica cinese.

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Xi Jinping deve molto a Jiang Zemin: quando si trattò di decidere chi avrebbe dovuto raccogliere nel novembre del 2012 il testimone del suo delfino Hu Jintao, la scelta cadde sul fresco segretario del partito della roccaforte di Jiang Zemin, Shanghai, anche se la carica era ben controbilanciata dal fedelissimo Li Keqiang, indicato come primo ministro.

Legami fortissimi che sono riaffiorati con chiarezza quando nella sessione conclusiva del XX° Congresso Hu Jintao, anche lui ormai anziano, è stato accompagnato sotto gli occhi del mondo fuori dall’aulditorium. L’ultima pacca sulla spalla, uscendo, è stata per Li Keqiang.

Perchè scelse Xi Jinping

Di Xi Jinping Jiang Zemin intuì la forza calma, l’intelligenza emotiva che finora gli ha permesso, come si è visto, di spazzare completamente il campo dagli avversari interni. Senza fare prigioneri, dal momento che tutti i leader ancor legati a doppio filo a Jiang Zemin sono rimasti fuori dallo Standing committee del Comitato centrale e dal nuovo Comitato stesso.

Da tempo Jiang Zemin continuava a influire attraverso la rete dei suoi fidati beniamini infliltrati ovunque. Non a caso viene ricordato come «il fulcro della terza generazione della leadership collettiva centrale del Pcc e il principale fondatore della Teoria dei Tre Rappresentanti». Ma è difficile trovare traccia oggi dei leader della sesta generazione rimasti ancora una volta al palo proprio a causa dello iato tra Jiang e i suoi protetti che ha tagliato progressivamente fuori i più giovani.

Jang Zemin ha dato un contributo forte alla creazione della nuova leadership tecnocratica, capace di comprendere quanto fosse importante la politica delle Porte aperte per lo sviluppo economico della Cina. Ma non era solo un tecnocrate, usò la forza per reprimere il dissenso e lottò, mettendolo al bando, contro il movimento spirituale Falun Gong, considerato una minaccia diretta per il Partito Comunista.

Deng Xiaping lo volle con sè una volta al potere dopo le proteste di piazza Tiananmen condividendo con la pragmatica anima shanghaiese di Jang la necessità di rimettere mano all’economia per farla funzionare.

Il convitato di pietra

A livello internazionale la sua attività fu intensa, si confrontò con Margaret Thatcher supervisionando il ritorno delle colonie europee di Hong Kong e Macao alla Cina e non si perse l’ingresso di Pechino nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. Intelligente e gaffeur, è stato in grado di gestire il potere da dietro le quinte.

Nonostante l’età e la malattia, al XX° Congresso che si è appena chiuso il 23 ottobre con il trionfo del core leader Xi Jinping, Jian era stato ufficialmente invitato. Vecchio e malato, la sua presenza/assenza sugli spalti era considerata vitale, una sorta di prova in vita, tangibile, che il partito era vivo e vegeto e che la storia continuava il suo corso. Era sulla Tianamen durante la parata del 2016 per i 70 anni dell’anniversario della vittoria sul Giappone.

Lui, leader della terza generazione, continuava a sovrintendere ai ricambi di leadership. Ora il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, il Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo della Repubblica Popolare di Cina, il Consiglio di Stato, il Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese e le Commissioni militari centrali si uniscono al cordoglio per la sua morte.

«Il compagno Jiang Zemin era un leader eccezionale - si legge in una dichiarazione ufficiale - che godeva di un alto prestigio riconosciuto da tutto il Partito, dall’intero esercito e dal popolo cinese di tutte le etnie, un grande marxista, un grande rivoluzionario proletario, statista, stratega militare e diplomatico, un combattente comunista di lunga data e un leader della grande causa del socialismo cinese». Parole che trasformano ancora il vecchio leader in un eterno convitato di pietra.



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