Calcio

Addio a Boniperti, campione e dirigente di un calcio che non c’è più

Avrebbe compiuto 93 anni a luglio. Dal “Trio magico” alla presidenza nell’era pre-procuratori, una vita in bianconero

di Dario Ricci

Coppa Italia: Atalanta ko, trionfo della Juventus

4' di lettura

Boniperti, Sivori, Charles. Boniperti, Dino Viola, Peppino Prisco. Forse, a volerla sintetizzare così – cosa impossibile, per un simbolo del calcio e dello sport italiano che ha attraversato tutto il Novecento – eccola qui, in questi due tridenti, la carriera di Giampiero Boniperti. La prima in campo, emblema di una delle Juventus più belle, quella tra fine Anni Cinquanta e inizio Sessanta, quella del tridente costituito appunto da Boniperti, dall'argentino Omar Sivori, ‘angelo dalla faccia sporca' e dal sinistro incantato che avremmo poi rivisto (moltiplicato in estro e potenzialità) solo in quello del suo epigono Diego Armando Maradona, e dal gallese (chissà come avrebbe commentato l'imminente sfida tra gli azzurri di Mancini e i Dragoni!) John Charles, bomber dal fisico statuario e potente, ideale ‘braccio armato' per concludere in rete le raffinatezze e gli arabeschi inventati dai piedi dei due sopra.

Tridenti diversi

Il “Trio Magico”, vennero soprannominati, a riecheggiare il leggendario Gre-No-Li milanista (il trio svedese Gren-Nordhal-Liedholm), che aveva infiammato i campi della A in particolare nella prima metà degli Anni Cinquanta. A inizio carriera, invece, il giovane Boniperti se l'era dovuta vedere con l'”altra” metà di Torino, quella allora più gloriosa e vincente, griffata Grande Torino. Sfida ai tempi impari a favore di Valentino Mazzola e compagni, ma il talento di Boniperti gli aveva comunque regalato, nel 1947-48, il titolo di capocannoniere con 27 gol, davanti proprio a Mazzola e all'altra leggenda granata (ed ex bianconero) Gabetto. Bandiera bianconera, dei rivali cittadini vestì la maglia in un'unica occasione, ma più simbolica e dolente: il 26 maggio 1949 quando, per rendere omaggio proprio Grande Torino perito poche settimane prima nella tragedia di Superga, venne organizzata un’amichevole a scopo benefico per aiutare le famiglie delle vittime; nell’occasione una selezione dei migliori giocatori della Serie A dell’epoca, riuniti sotto il nome di Torino “Simbolo”, scese in campo contro gli argentini del River Plate: finì 2-2, con Boniperti orgogliosamente granata per un giorno. E storica fu anche la giornata del suo addio al calcio: un polemico 9 a 1 a Torino contro i ragazzini dell'Inter, schierati clamorosamente in campo per protesta dal presidente nerazzurro Angelo Moratti; tra di loro Sandro Mazzola, figlio di Valentino, al suo esordio quel10 giugno 1961 nella massima serie.

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Azzurro opaco

Minor fortuna ebbe, il Boniperti calciatore, con la maglia azzurra, in un'epoca segnata proprio dalla tragedia di Superga, che il 4 maggio 1949 privò lo sport e il calcio mondiale proprio dell'immaginifica squadra granata, e dall'approdo in Nazionale di oriundi di non sempre elevato livello tecnico, o magari non più all'apogeo della loro carriera. Da qui il deludente Mondiale del 1950 in Brasile (cui gli azzurri parteciparono solo dopo una lunga traversata in crociera dell'Atlantico, evitando il volo aereo proprio a causa dello shock provocato dallo schianto di Superga), l'ancor più effimera partecipazione a Svizzera 1954 e la mancata qualificazione alla fase finale a Svezia 1958. Ma nell'album del Boniperti azzurro – comunque unico nazionale ad aver segnato in tre decenni diversi, tra il Quaranta e il Sessanta - spicca la prova magistrale offerta (lui, unico italiano invitato) nella prestigiosa sfida tra Inghilterra e Resto d’Europa giocata il 21 ottobre 1953 al Wembley Stadium di Londra, in cui si mise in mostra nelle file dei «continentali» realizzando una doppietta nel 4-4 finale.

Addio a Giampiero Boniperti, “Presidentissimo” e icona della Juventus

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Dirigente vincente

E' quello più vicino alla memoria collettiva, il Boniperti presidente della Juventus dal 1971 al 1990, e poi di nuovo dal 1990 al 1994 col ruolo di amministratore delegato plenipotenziario. Braccio destro fidato prima di Gianni e poi di Umberto Agnelli, dirigente che diede alle sue ‘varie' Juventus la dimensione europea che i bianconeri avevano invano cercato fino ad allora. Con Boniperti arrivano i trofei internazionali (a partire dalla Uefa del 1977), ma anche le prime cocenti delusioni in Coppa Campioni (con l'Ajax nel 1973, e soprattutto quella contro l'Amburgo ad Atene dieci anni dopo). Fermezza e arguzia - Ma più che albi d'oro e palmares, a rimanere impresse nell'immaginario del calcio Anni Ottanta sono la sua fermezza e la sua arguzia, che trovava rivali all'altezza nel presidente romanista Dino Viola e nel vicepresidente nerazzurro Giuseppe Prisco. Un esempio? 10 maggio 1981: da una parte Dino Viola, storico presidente della Roma, dall'altra Giampiero Boniperti, simbolo bianconero, di professione centravanti e grande dirigente sportivo, nella vita quotidiana anche geometra.

All'indomani del famosissimo Juventus-Roma 0-0, quello del gol fantasma di Turone che costò lo scudetto ai giallorossi, i due riuscirono a trasformare una feroce polemica in uno scambio d'ironie fra grandi uomini di sport. Il giorno dopo la partita e le critiche all'arbitraggio, Viola si vide recapitare un pacchetto a firma di Boniperti, con dentro un righello e un bigliettino: “Visto che Juve-Roma è una questione di centimetri (quelli che avevano portato all'annullamento della rete del difensore romanista, ndr) le regalo questo strumento perché lei possa misurarli meglio”. Immediata fu la replica del numero uno romanista, che dopo aver ringraziato rispose con beffarda cortesia: “Io sono ingegnere, serve più a un geometra come lei”. Stilettate velenose ma in punta d'ironia, figlie di un calcio che non c'è più, e che oggi ha perso il suo ultimo emblema.

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