ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùaveva 92 anni

Morto Carlo Croccolo, principe dei caratteristi di cinema e tv

Gli esordi con Totò e De Sica, il teatro con De Filippo: l’attore e doppiatore napoletano ha lavorato con i più grandi maestri del Novecento. Attivissimo fino a età inoltrata: tra le sue ultime apparizioni, la fiction «Capri». Ebbe un flirt con Marilyn Monroe

di Francesco Prisco


default onloading pic
L’attore Carlo Croccolo, scomparso a Napoli a 92 anni (Ansa)

4' di lettura

Prendere dalla vita e mettere nell’arte può apparire cosa semplice se non fosse che nell’arte, come nella vita, nulla è così complicato come ciò che appare semplice. Il principio rende perfettamente idea della grandezza di Carlo Croccolo, attore e doppiatore napoletano scomparso sabato 12 ottobre all’età di 92 anni. Aveva lavorato con i più grandi: da Totò a Eduardo De Filippo, passando per Vittorio De Sica. Aveva conosciuto la grande popolarità forse troppo tardi, grazie alla fiction Tv Capri.

La quotidianità nell’arte
I personaggi che interpretava erano veri e propri pezzi di quotidianità infilati nell’arte. Per dire: la Napoli Belle Époque era un trionfo di gagà, ragazzi di buona famiglia dai modi esageratamente affettati. Se vuoi capire cos’è un gagà, ti basta guardare Luigino, il personaggio che Croccolo interpreta in Miseria e nobiltà (1954), tra l’intercalare «È vero» e il vocativo «Bellezza mia». E ancora: l’Italia dell’ultimo mezzo secolo è un trionfo di cafoni arricchiti. Se vuoi capire cos’è un cafone arricchito, ti basta il cavalier Eros Cecconi, personaggio che Croccolo interpreta in Tre uomini e una gamba (1997), titolare del Paradiso della Brugola nonché oppressivo suocero di Aldo, Giovanni e Giacomo. Un’interpretazione che, trent’anni prima, sarebbe potuta appartenere ad Aldo Fabrizi.

Morto Carlo Croccolo, attore e doppiatore

Morto Carlo Croccolo, attore e doppiatore

Photogallery9 foto

Visualizza

L’annuncio della morte
La notizia della morte è stata comunicata sulla sua pagina Facebook dalla famiglia. «Questa mattina - si legge - alle prime luci dell’alba, si è spento il maestro Carlo Croccolo. Ha vissuto una vita straordinaria come straordinario è stato il suo talento». Parole rafforzate dalla testimonianza di Daniela Cenciotti, moglie dell’attore: «Se n’è andato un pezzo importante del Cinema e del Teatro. Se n’è andato un compagno di vita tenero e amoroso. Se n’è andato, determinato e consapevole così come è vissuto. A noi tutti resta il dovere e la responsabilità di perpetuarne il ricordo e conservarne il sorriso». La camera ardente è in programma sabato 12 ottobre, dalle 15.30, nella sala consiliare del Comune di Castel Volturno, cittadina che Croccolo aveva scelto come proprio buen retiro. I funerali domenica 13 ottobre, alle ore 16, nella Chiesa di San Ferdinando a Piazza Trieste e Trento», a Napoli.

Il cordoglio di Franceschini
Al lutto si unisce il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che parla di «grande lutto per lo spettacolo italiano, che perde un attore, regista e doppiatore che con grazia e maestria ha attraversato tre generazioni di cinema e teatro. Pilastro della scena partenopea, a lungo a fianco di Totò nella vita e nella professione, è stato protagonista anche a fine carriera di convincenti interpretazioni che hanno donato gioia e allegria a molti».

Carlo Croccolo con Totò

La spalla di Totò e De Filippo
Classe 1927, Croccolo muove i primi passi nei primi anni Cinquanta tra la radio, dove ottiene un ruolo nella commedia Don Ciccillo si gode il sole, teatro (L’Anfiparnaso per Mario Soldati) e cinema, intepretando I cadetti di Guascogna (1950) diretto da Mario Mattioli. Quest’ultimo è affermato regista di genere e coglie a volo le potenzialità di Croccolo, imponendolo come presenza fissa nei film di Totò: prima in 47 morto che parla (1950), poi in Miseria e nobiltà (1954), Totò lascia o raddoppia? (1956) e Signori si nasce (1960). Pure la famiglia De Filippo ci mette il suo: Eduardo si dedica al cinema nel 1952 e ricorre a Croccolo per Ragazze da marito (1952), Peppino lo vuole al suo fianco in Non è vero... ma ci credo (1952). Di Totò sarà anche l’unico doppiatore autorizzato, nell’ultima fase della carriera del grande comico napoletano, ormai divenuto cieco.

Croccolo nella fiction «Capri»

Attore e doppiatore
Il doppiaggio dà molto lavoro a Croccolo tra gli anni Cinquanta e Sessanta: presta la sua voce anche a miti assoluti del cinema hollywoodiano come Oiliver Hardy, «ereditato» da un certo Alberto Sordi che nel frattempo si era imposto come attore di punta della commedia all’italiana. Anzi: in alcune comiche l’artista partenopeo doppia sia Ollio che Stanlio, caso probabilmente unico nel panorama internazionale. Parallelamente fa tanto cinema, incrociando grandi maestri e produzioni internazionali: da Ieri, oggi, domani (1963) di Vittorio De Sica a Una Rolls-Royce gialla (1964), al fianco di Ingrid Bergman e Alain Delon, dal pasoliniano Casotto (1977) di Sergio Citti a ’O re (1989) di Luigi Magni che gli vale un David di Donatello come miglior attore non protagonista.

Con Alberto Sordi ne «L’avaro» (1990)

Il flirt con Marilyn
Fa tanto teatro, lavorando per Giorgio Strehler che allestisce il De Filippo de La grande magia ma anche Garinei e Giovannini, nei musical all’italiana Rinaldo in campo e Aggiungi un posto a tavola. Fa tantissima televisione. Attraversa, in più di mezzo secolo di carriera, l’intera parabola tricolore del piccolo schermo: che si tratti di sceneggiati (L’Alfiere del 1962), programmi di intrattenimento (Il Musichiere e Za-bum n. 2) o fiction televisive (Dio vede e provvede e Come quando fuori piove) fino ad arrivare alle fortunatissime tre stagioni di Capri. Una curiosità: all’età di 81 anni rivelò di aver avuto in gioventù un flirt nientemeno che con Marilyn Monroe. «Sì, è vero», confessò. «Marylin e io abbiamo avuto una storia d’amore. È durata soltanto tre mesi ma io ero pazzamente innamorato di lei. Solo che stare con lei era un inferno e io, alla fine, sono fuggito». La donna per cui persero la testa Arthur Miller, Joe Di Maggio e i fratelli Kennedy fu mollata dal pescatore Totonno. Che vogliate farla semplice o complicata, la vita alla fine è questa.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...