ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùaveva 79 anni

Morto Chick Corea, gigante del piano jazz che inventò la fusion

Colonna del Quintetto perduto di Miles Davis, fondò i Return to Forever che univano jazz, rock e psichedelia. Le sue ultime parole? «Continuate a suonare»

di Francesco Prisco

Chick Corea è morto a 79 anni per una rara forma di tumore (Afp)

3' di lettura

Il jazz fino agli anni Sessanta del Novecento è arte sublime di neri e creoli. Jelly Roll Morton, Louis Armstrong, Charlie Parker, improvvisazione che si fa stile di vita. Il jazz dagli anni Sessanta in avanti è lingua meticcia parlata ovunque. E, quando la parli, non esiste più nero, bianco, norvegese o indiano: John Coltrane, Joe Zawinul, Jan Garbarek o Trilok Gurtu, tutti concittadini di una patria ideale, proprio come non esisteva più «né giudeo né greco», dopo l’avvento del cristianesimo. Protagonista assoluto della stagione «ecumenica» del jazz era Chick Corea, morto a 79 anni d’età, tante cose ancora da dire.

Il messaggio d’addio ai fan

Calabrese del Massachusetts, allievo prediletto di Miles Davis (quello che, per capirci, il jazz ecumenico lo inventò), quando lo guardavi non capivi mai bene dove finiva lui e dove cominciava il suo pianoforte. Personalità musicale smisurata, quella di Corea, uomo di talento rarissimo che se ne va a causa di una rara forma di cancro. «Era un marito, un padre e un nonno amato, ed era un mentore e un amico per molti», si legge nella nota che ne annuncia la scomparsa. «Tramite il suo lavoro e i decenni trascorsi in tour per il mondo, ha toccato e ispirato la vita di milioni di persone», prosegue il comunicato che contiene anche un messaggio dello stesso Corea per i suoi fan e per i suoi amici musicisti.

Loading...

Mi auguro che coloro che hanno sentore di poter scrivere, suonare e fare performance lo facciano. Se non lo fate per voi stessi almeno fatelo per noi

Chick Corea

«Voglio ringraziare tutti coloro che durante il mio viaggio mi hanno aiutato. Mi auguro che quelli che hanno sentore di poter scrivere, suonare e fare performance lo facciano. Se non lo fate per voi stessi almeno fatelo per noi. Il mondo non solo ha bisogno di più artisti, è anche molto divertente», ha lasciato detto ai suoi appassionati. Dagli amici musicisti si è invece congedato dicendo: «È stata una benedizione e un onore imparare e suonare con tutti voi. La mia missione è sempre stata quella di portare la gioia del creare ovunque ho potuto, e averlo potuto fare con tutti gli artisti che ammiro è stata la ricchezza della mia vita».

L’ideologo della fusion

Dici Chick Corea e pensi alla fusion che definire sottogenere del jazz è un mezzo abuso: la fusion è una pentola magica dentro la quale, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, qualche impavido sperimentatore metteva a bollire jazz, rock, psichedelia, persino funk. Un mondo nel quale la tecnica strumentale è importantissima, ma non essenziale. Perché va bene la velocità con cui fai le scale, ma sono le pause tra una nota e l’altra a commuovere il pubblico. Il piano Rhodes di Chick Corea è monumento nazionale per chi abita questo mondo. E molti inni di questa terra portano la sua firma: Spain e 500 Miles High, certo, oppure La Fiesta.

C’era una volta il «Quintetto perduto» di Miles Davis

Corea è stato un pilastro del cosiddetto «Quintetto perduto» di Miles Davis, supergruppo messo in piedi alla fine degli anni Sessanta dal genio di In a silent way per esplorare i nuovi territori della controcultura: un’avventura militante in cui, oltre alla tromba del band leader e al Rhodes di Chick, c’erano Wayne Shorter al sax, Dave Holland al basso e Jack DeJohnette alla batteria. Senza contare che ogni tanto, ai ragazzi, si univa come organista un certo Keith Jarrett. Ciascuno di loro, di lì in poi, avrebbe avuto una storia che avrebbe cambiato la storia. Se volete sentire Corea ai tempi di Miles, potete scegliere per esempio tra Black Beauty: Live at the Fillmore West e Miles Davis at Fillimore: Live at the Fillmore East.

La parabola dei Return to Forever

Negli anni Settanta, da band leader, Corea s’inventa il progetto Return to Forever che è l’architrave della fusion: Stanley Clarke al basso, Airto Moreira alla batteria, Joe Farrell al sax, Flora Purim alla voce, nella prima incarnazione del gruppo. Roba che oggi si studia nei conservatori. Con Herbie Hancock e Keith Jarrett, pure loro apostoli del «Miles Gloriosus», Corea è senza dubbio tra i maggiori pianisti jazz del secondo Novecento. Anzi: diciamo pure tra i maggiori pianisti del secondo Novecento. Molto prolifico, ha continuato a comporre e suonare anche dopo lo scioglimento dei Return to Forever.

I Grammy e la collaborazione con Pino Daniele

Nominato 67 volte ai Grammy ha vinto il prestigioso riconoscimento in ben 23 occasioni, la prima nel 1976 con No Mistery , assieme ai Return to Forever. Durante la sua carriera ha pubblicato più di Ottanta album. Innumerevoli le collaborazioni, tra le quali citiamo, per ragioni di campanilismo neapolista, quella in territorio pop con Pino Daniele. In un’intervista del 2018 a Jazz Night in America Corea disse: «Abbiamo il compito di essere un antidoto alla guerra e a tutti i lati oscuri di quello che accade sulla Terra. Siamo coloro che devono ricordare alla gente della loro creatività». Che dire, Chick? Faremo di tutto per essere all’altezza della tua lezione.

Per approfondire

Musica, a chi vanno i 9,99 euro di un abbonamento streaming

Leggi l’inchiesta

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti