L’addio

Morto il filosofo Salvatore Veca, maestro della teoria della giustizia

Aveva 77 anni. Docente in vari atenei, presidente onorario della Fondazione Feltrinelli, introdusse in Italia la filosofia politica di John Rawls

Salvatore Veca (LaPresse)

3' di lettura

Salvatore Veca, uno dei più importanti filosofi italiani, presidente onorario della Fondazione Feltrinelli, è morto nella notte fra il 7 e l’8 ottobre a Milano. Aveva 77 anni. La Casa della cultura, l’associazione milanese che presiedeva, lo ha annunciato in mattinata: «La Casa della Cultura piange la scomparsa del suo presidente, Salvatore Veca, insigne filosofo della politica, protagonista della vita culturale italiana. Partecipa al dolore della moglie Nicoletta e dei figli» ha scritto l’associazione su Twitter.

Veca ha introdotto nel dibattito italiano la filosofia politica di John Rawls e la sua «teoria della giustizia», divenendo un punto di riferimento per la sinistra non marxista, oltre a esplorare temi legati a epistemologia e metafisica.

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Dagli studi sulla giustizia alla Carta di Milano

Veca ha concluso la sua carriera accademica come professore ordinario di filosofia politica all’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia (2005-2013), di cui è stato vicedirettore e prorettore vicario. Nato a Roma il 31 ottobre 1943, Veca studia filosofia all’Università degli Studi di Milano, dove si laurea nel 1966 con una tesi in filosofia teoretica, condotta sotto la guida di Enzo Paci e Ludovico Geymonat. Aveva iniziato la docenza proprio in Statale, ottenendo in seguito cattedre all’Università della Calabria, di nuovo a Milano, quindi Bologna, Firenze e infine Pavia. Nei suoi studi Veca ha affrontato i temi della cittadinanza, della giustizia e della laicità. Dopo il libro “Le mosse della ragione” (Il Saggiatore, 1980), introduce nella cultura filosofica italiana la discussione sulle teorie della giustizia con il volume “La società giusta” (Il Saggiatore, 1982) ed elabora e sviluppa la sua prospettiva teorica in “Questioni di giustizia” (Pratiche, 1985) e “Una filosofia pubblica” (Feltrinelli, 1986). Nel 1988 dedica un volume divulgativo agli esiti di questa fase della sua ricerca con “L’altruismo e la morale” (Garzanti, 1988), scritto con Francesco Alberoni.

Gli sviluppi successivi della sua ricerca, orientata al problema dei rapporti fra teoria normativa e teoria descrittiva della politica e incentrata sulla questione del pluralismo come fatto e come valore per la teoria democratica, sono rinvenibili nel saggio “Libertà e eguaglianza. Una prospettiva filosofica”, in “Progetto Ottantanove” (Il Saggiatore, 1989), scritto con Alberto Martinelli e Michele Salvati; nel libro “Etica e politica” (Garzanti 1989) e, in particolare, nei libri “Cittadinanza. Riflessioni filosofiche sull’idea di emancipazione” (Feltrinelli, 1990) e “Questioni di giustizia. Corso di filosofia politica” (Einaudi, 1991). Tra i suoi saggi più recenti “L’idea di incompletezza” (Feltrinelli, 2011) e “Il senso della possibilità” (Feltrinelli, 2018). Dal 1984 al 2001 Veca è stato presidente della Fondazione Feltrinelli, di cui aveva assunto la direzione scientifica nel 1974.

Direttore degli “Annali” e dei “Quaderni” della Fondazione, Veca ha coordinato le attività del Seminario annuale di Filosofia politica, promosso dalla Fondazione Feltrinelli in collaborazione con il Centro Studi Politici “Paolo Farneti” di Torino e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel 2000 ha avviato il progetto della “Biblioteca europea” della Fondazione Feltrinelli, di cui era direttore. Nel 2015 è stato curatore scientifico della Carta di Milano di Expo 2015.

Con la scomparsa di Salvatore Veca, Milano perde una delle intelligenze più vivide e incisive della riflessione politica e civile della nostra città”: il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha ricordato in questi termini il filosofo deceduto oggi, che per lui era però qualcosa di più. “Ad altri toccherà un bilancio culturale della sua esperienza. Io - ha detto - vorrei esprimere l’orgoglio di aver conosciuto e frequentato un uomo colto, democratico e soprattutto generoso. Molti diventano gelosi del loro sapere, Salvatore Veca no”. Sui social, Sala ha riportato due ricordi personali, uno sull’Esposizione universale e uno del momento in cui il sindaco decise di candidarsi.

Sala: Milano perde un saggio pieno di generosità

“Non è stata facile la marcia di avvicinamento al 2015, anche a Milano. Salvatore Veca - ha raccontato Sala che di Expo è stato ad e commissario unico - ha capito tra i primi e non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio e il suo incoraggiamento. Me lo ricordo un sabato del febbraio 2012 sul palco del Dal Verme con Umberto Eco, Umberto Veronesi e Philippe Daverio, tra gli altri, a parlare di Expo. Mancavano tre anni e proprio da lì nascevano quelle idee di sostenibilità, coltivate da Salvatore Veca insieme alla Fondazione Feltrinelli, che rappresentano la più importante eredità di un evento che ha contribuito a cambiare la nostra città”. “Dopo l’Expo, mi buttai nella candidatura a sindaco. Ero uno che veniva da un mondo diverso, dovevo confrontarmi con un linguaggio, con dei tempi e dei mondi del tutto nuovi per me. Mi ricordo - ha aggiunto - gli incontri con Salvatore Veca in quei mesi: i suoi pensieri, la sua voce, il suo sorriso nel spiegarmi quel mondo della politica che per lui aveva pochi misteri, perché ne possedeva lo spirito e il respiro. Grazie, Salvatore”.

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