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Morto Flavio Bucci, grande irregolare del cinema che diede volto a Ligabue

L’esordio con Elio Petri, l’antipatia per Sordi e Moretti, voce di Travolta e volto di Sorrentino. Una vita da irregolare, tra donne, vodka e cocaina

di Francesco Prisco

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Flavio Bucci nei panni di Total ne «La proprietà non è più un furto» di Elio Petri (1973). L’attore è scomparso a 72 anni

L’esordio con Elio Petri, l’antipatia per Sordi e Moretti, voce di Travolta e volto di Sorrentino. Una vita da irregolare, tra donne, vodka e cocaina


3' di lettura

Il 27 febbraio prossimo esce al cinema Volevo nascondermi, biopic del pittore naïf Antonio Ligabue interpretato da Elio Germano. Ironia della sorte, nel suo pubblico non ci sarà l’uomo che per più di una generazione di spettatori è stato il volto dell’artista: Flavio Bucci, indimenticabile interprete della serie Tv Rai Ligabue (1977). L’attore che piaceva tanto a mai troppo celebrati maestri del nostro cinema come Petri e Monicelli è morto nella sua casa di Passoscuro, frazione di Fiumicino.
A trovare il suo corpo privo di vita sul pavimento di casa e a dare l’allarme, intorno alle 9 di martedì 18 febbraio, una persona che aveva accesso all’alloggio. Inutili i soccorsi da parte del personale del 118 arrivato sul posto. A quanto pare si è trattato di infarto.

Vodka e cocaina
Divenne famoso per aver interpretato un grande irregolare, lui che nella vita privata ha fatto di tutto per non essere da meno. Fino ad andarsene da solo, abbandonato da tutti. «Per fortuna - dirà in una memorabile intervista al Corriere della Sera - ho speso tutto in donne, manco tanto, che me la davano gratis, vodka e cocaina. Scarpe e cravatte che non mettevo mai. Mi sparavo cinque grammi di coca al giorno, solo di polvere avrò bruciato 7 miliardi. L’alcol mi ha distrutto? Mah, ha mai provato a ubriacarsi? È bellissimo».

Nei panni di Total, «marxista-mandrakista»
Era nato a Torino nel Dopoguerra, figlio di immigrati pugliesi e molisani. Alla recitazione ci era arrivato come si faceva una volta, attraverso lo studio: formazione presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino, poi la grande occoasione con Elio Petri che lo nota e lo vuole prima ne La classe operaia va in paradiso (1971) nei panni di un collega di Gian Maria Volonté, quindi addirittura protagonista per La proprietà non è più un furto (1973), dove veste i panni di Total, impiegato bancario così frustrato dal proprio anonimo destino borghese da cadere in preda a un delirio marxista-mandrakista. E farsi ladro fino alla morte.

Lo chiamavano Ligabue
Lavora tanto come caratterista, complice quella faccia indimenticabile, fino a scrivere il proprio nome in numerosi titoli celebri degli anni Settanta come L’Agnese va a morire di Giuliano Montaldo (1976) e Suspiria di Dario Argento (1977). Il grande pubblico, tuttavia, lo scopre soltanto nel 1977, quando Salvatore Nicita lo dirige nello sceneggiato televisivo Ligabue e l’Italia ne apprezza il talento mimetico e la grande sensibilità interpretativa. Qualche sfizio se lo toglie. Tipo produrre, insieme con Stefano Satta Flores e Michele Placido, un giovanissimo Nanni Moretti in Ecce Bombo (1978). Cosa dirà di quell’esperienza con Moretti? «Primo piano su di lui. Dopo 45 ciak mi chiede: ma tu come la faresti questa inquadratura? Uh, ma fa un po’ come ti pare. Tipo noiosissimo».

L’antipatia per «Il Marchese del Grillo»
Pure il grande Mario Monicelli si accorge di lui e lo vuole accanto ad Alberto Sordi nei panni del brigante don Bastiano per il Marchese del Grillo (1981). I due non si stanno simpatici: «Ogni giorno - ricorderà Bucci - mentre pranzavo nel camper, bussava il suo assistente. “Chiede Alberto se t’avanza qualcosa per i cani”. “Niente, digli che mi so’ mangiato pure le ossa”». I suoi anni Ottanta, in ogni caso, sono soprattutto televisivi: per Damiano Damiani diventa don Manfredi Santamaria nella prima Piovra (1984), poi ancora da Nicita ha una particina nei Promessi sposi (1989).

Flavio Bucci (a sinistra) nell’«Avvocato Guerrieri»

Voce di John Travolta, volto di Paolo Sorrentino
Ha fatto teatro, cimentandosi con adattamenti di classici del Novecento come Opinioni di un clown, e doppiaggio, dando la voce a John Travolta ne La febbre del sabato sera e in Grease (1978). In tempi più recenti, per Mediaset, è stato l’avvocato Delli Santi nella fiction L’avvocato Guerrieri - Ad occhi chiusi (2008) e un surreale Franco Evangelisti nel Divo (2008) di Paolo Sorrentino. Sposò Micaela Pignatelli dalla quale ebbe due figli, cui se ne unisce un terzo nato da una relazione con la produttrice olandese Loes Kamsteeg. «Non sono stato un buon padre, lo so», dirà un giorno. «Ma la vita è una somma di errori, di gioie e di piaceri, non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto, vi pare poco?» A quanto pare no.

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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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