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Morto Francesco Saverio Borrelli, fu il capo di Mani Pulite

È morto a Milano Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool Mani Pulite ai tempi in cui era Procuratore della Repubblica ed ex procuratore generale di Milano. Greco: «Ha fatto la storia del Paese»


Giustizia in lutto, morto Francesco Saverio Borrelli

3' di lettura

Al suo nome è legata una delle battaglie giudiziarie più famose della storia dell’Italia repubblicana: la maxi-inchiesta di Tangentopoli. A Francesco Saverio Borrelli, scomparso a Milano a 89 anni (per 47 dei quali ha indossato la toga), così come ad Antonio Di Pietro, Gerardo D’Ambrosio (scomparso nel 2014), Ilda Boccassini, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Armando Spataro, Francesco Greco e Tiziana Parenti è legata l’esperienza giudiziaria del “Pool di Mani pulite”. Un’esperienza che ha rappresentato per l’Italia di quegli anni un’importante speranza di cambiamento.

Alla guida del Pool di Mani Pulite
Una squadra di giovani magistrati di cui Borrelli, allora Procuratore della Repubblica, era il capo, che nella prima metà degli anni Novanta hanno portato alla luce gli intrecci e il sistema fraudolento tra politica e mondo imprenditoriale. Le inchieste hanno avuto un impatto mediatico molto forte. Dal punto di vista politico, Mani pulite ha segnato in maniera netta un passaggio sostanziale: la fine della cosiddetta “Prima Repubblica” e l’inizio della Seconda. I soggetti politici che era stati protagonisti della scena politica repubblicana, nel Dopoguerra e negli anni del boom economico, a cominciare dalla Democrazia cristiana e dal Partito socialista italiano, dopo Tangentopoli si disgregarono e vennero sostituiti in parlamento, nelle successive elezioni, da partiti di nuova formazione o che prima erano sempre stati minoritari e comunque all’opposizione.

Addio a Francesco Saverio Borrelli: guidò il Pool contro Tangentopoli

Addio a Francesco Saverio Borrelli: guidò il Pool contro Tangentopoli

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L’arresto di Mario Chiesa: è l’inizio di Tangentopoli
Tutto ha inizio il 17 febbraio del 1992. Quel giorno Mario Chiesa viene colto in fragrante mentre intasca una tangente di 7 milioni di lire per un appalto di pulizie al Pio Albergo Trivulzio. Il Pool si attiva. Il terremoto si scatena soltanto un mese dopo quando, alle 10 del mattino del 23 marzo, Chiesa comincia a rispondere alle domande di Antonio Di Pietro e del gip Italo Ghitti nel carcere di San Vittore. Riempe 17 pagine di verbale. Confessa le tangenti e si vendica di Bettino Craxi che, venti giorni prima, lo ha definito «un mariuolo che getta un’ombra su tutta l'immagine di un partito che a Milano, in 50 anni, non ha mai avuto un amministratore condannato per reati gravi contro la pubblica amministrazione». Chiesa decide di parlare. E Tangentopoli ha inizio. Borrelli, capo del pool Mani Pulite ai tempi in cui era Procuratore della Repubblica ed ex procuratore generale di Milano, è in prima linea.

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Gli interessi culturali
Borrelli aveva un bagaglio culturale notevole dove, accanto ad arte, letteratura, storia e anche attualità, c’era la musica e poi il piacere di andare a cavallo, in bicicletta e a sciare. Suonava il pianoforte e fino a quando ha potuto, sia che fosse la Sala Verdi del Conservatorio, sia il teatro alla Scala o qualche altro palcoscenico, è stato attento
estimatore sia degli autori classici, Wagner primo fra tutti, sia dei contemporanei.

L’ultimo messaggio ai magistrati: «Resistere, resistere, resistere»
Nato a Napoli il 12 aprile del 1930, Francesco Saverio Borrelli è entrato in magistratura nel 1955 come pubblico ministero. Nel 1983 diventa Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano. Manterrà questo incarico fino al maggio del 1988, quando diventa capo dello stesso ufficio. Dal marzo 1999 alla pensione nell’aprile 2002 è procuratore generale della Corte d’appello milanese. L’ultimo discorso, in questo ruolo, si conclude con una parola chiave, ripetuta tre volte. Un messaggio ai magistrati: «Resistere, resistere, resistere, come sulla linea del Piave». Sulle orme del suo “maestro” Piero Calamandrei, Borrelli era convinto che al magistrato spettasse il ruolo di “scudo della legalità”. Ruolo cui lui ha creduto sempre e che ha sempre perseguito con rigore in tutta la sua carriera. «Un grande capo che ha saputo anche proteggerci, un grande magistrato che ha fatto la storia di questo Paese», è il commento di Francesco Greco, oggi è a capo della Procura di Milano.

Mattarella: da lui affermazione rispetto legge
«Magistrato di altissimo valore, impegnato per l’affermazione della supremazia e del rispetto della legge, che ha servito con fedeltà la Repubblica»: sono le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riportate da un comunicato del Quirinale.

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