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Morto Gigi Simoni, allenatore e gentiluomo che sfiorò la storia

Giocò ala nel Torino di Meroni. Sulla panchina dell’Inter perse lo scudetto nella stagione dell’affaire Ronaldo-Iuliano. Un anno fa era stato colpito da ictus

di Francesco Prisco

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Gigi Simoni (Reuters)

Giocò ala nel Torino di Meroni. Sulla panchina dell’Inter perse lo scudetto nella stagione dell’affaire Ronaldo-Iuliano. Un anno fa era stato colpito da ictus


3' di lettura

Senza girarci troppo intorno: il pallone qui da noi è tante cose messe insieme, ma soprattutto storia e geografia. Palio nazionalpopolare che contrappone campanile a campanile, calendario implacabile che scandisce personale e politico. Di campanili ne ha visti tantissimi, di storia ne ha vissuta altrettanta Gigi Simoni, in più di mezzo secolo di carriera prima come calciatore, poi come allenatore. O meglio: la storia l’ha sfiorata, arrivando sempre a un passo dall’impresa, per colpa di un destino che, in Italia più che altrove, sembra accanirsi con le persone perbene, con i gentlemen, etichetta che si è sempre portato addosso in campo, come la giacca abbinata alla cravatta regimental.

La nota della famiglia
È morto intorno a mezzogiorno all’ospedale Cisanello di Pisa. Era malato da circa un anno. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa dalla famiglia con una breve nota nella quale si fa sapere che «accanto al mister gentiluomo, raro esempio di stile e sobrietà, c’erano la moglie Monica e il figlio Leonardo». A giugno 2019 Simoni era stato ricoverato dopo un malore nella sua abitazione di San Piero a Grado (Pisa). Negli ultimi giorni il suo stato di salute si era ulteriormente aggravato.

Al Toro in coppia con Meroni
Ha macinato strada come pochi altri, in campo e a bordo campo. Nativo di Crevalcore, era cresciuto nella Fiorentina fino a esordire nel professionismo con il Mantova di Edmondo Fabbri, protagonista di una storica promozione in Serie A nel 1961. Nella stagione successiva è di nuovo in B, stavolta con il Napoli, ma è ancora una volta un’occasione storica: per la prima volta una squadra della serie cadetta si aggiudica una Coppa Italia. Tornerà al Mantova, prima di andare al Torino a comporre una singolare coppia d’ali con Gigi Meroni, il beat prestato al calcio cui la Juventus fa una corte spietata. L’affare sfuma e la Vecchia Signora, nell’estate 1967, ripiega proprio su Simoni. In bianconero il rendimento non è in linea con le aspettative e Gigi finisce la carriera tra B e A, Brescia e Genoa.

Tra Cremonese e Napoli
Lunghissima anche la carriera d’allenatore, partita proprio con i rossoblù a metà anni Settanta ma è nei primi Novanta che Simoni, protagonista di una promozione in A e due salvezze con la Cremonese, si fa notare. Torna a Napoli da tecnico e trova il club disastrato e la piazza esigente del dopo Maradona. È la stagione 1996-1997, Simoni ha una buona squadra dove spiccano Beto, Cruz e Boghossian. Arriva a Natale secondo alle spalle della Juve. Voci di un trasferimento all’Inter e dieci giornate senze vittoria gli costeranno la panchina. Al suo posto continuerà Montefusco, centrando una finale di Coppa Italia.

L’Inter dell’affaire Ronaldo -Iuliano
All’Inter, nella stagione 1997-1998, ci andrà per davvero. E che Inter: quella di Ronaldo il fenomeno. Simoni «è stato un grande protagonista della nostra storia: ha vinto una coppa europea molto importante, gli è stato impedito di vincere un campionato che avrebbe assolutamente meritato», sottolinea l’allora presidente nerazzurro Massimo Moratti, ricordando la Coppa Uefa vinta e l’affaire Ronaldo-Iuliano, per lungo tempo il simbolo dello strapotere della Juventus. Dopo quell’anno, allenerà ancora a lungo, fino a chiudere la propria carriera nella Cremonese, la piazza in cui si era fatto notare. Il mondo di cui ha fatto parte non gli ha reso gli onori che meritava. Lui ne era perfettamente consapevole: «Il calcio è pieno di gente che ti volta le spalle appena sbagli, il telefono non squilla più», disse in un’intervista degli anni Novanta. Per sopravvivere a certe meschinità, ci vuole veramente la classe di un gentleman.

Riproduzione riservata ©
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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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