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Morto Gorbaciov, l’addio con i «distinguo» del Cremlino

Il mondo lo piange, la Russia non ha ancora deciso sui funerali di stato. Tutti d’accordo che, con il primo e ultimo presidente dell’Urss, finisce un’epoca

di Antonella Scott

Morto a 91 anni Gorbaciov, ultimo leader dell'Urss

4' di lettura

MOSCA - Ogni sera, tra il 26 agosto e il 4 settembre, sulla Piazza Rossa si celebra il Festival internazionale di Musica militare: parate e concerti all’ombra della Torre Spasskaja, la più famosa del Cremlino. Anche martedì l’evento si è concluso con fuochi d’artificio: poco prima che venisse diffusa la notizia della morte di Mikhail Gorbaciov. Gli organizzatori prevederanno i fuochi anche per questa sera? La scomparsa del primo e ultimo presidente dell’Unione Sovietica coglie la Russia nel momento più buio dei suoi rapporti con l’Occidente, quasi a decretare di fatto la chiusura dell’epoca aperta dal nuovo corso di Gorbaciov.

La fine del «nuovo corso»

Alle aperture e alle speranze di cambiamento si contrappone un isolamento che alcuni osservatori qui a Mosca considerano anche più rigido – e irreversibile – rispetto ai tempi dell’Urss. Per queste ragioni la morte del padre della perestrojka è una notizia delicata da gestire per il Cremlino. Così come lo saranno le esequie, sui cui il Cremlino – rettificando informazioni precedenti - fa sapere di non aver preso ancora decisioni riguardo all’organizzazione di funerali di Stato e all’eventuale partecipazione di Vladimir Putin.

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In ogni caso, la commemorazione si svolgerà sabato prossimo, 3 settembre, nella Sala delle Colonne della Casa dei Sindacati, palazzo storico tra la Piazza Rossa e il Teatro Bolshoj: lo ha confermato Irina Gorbaciova, figlia dell'ex presidente. La salma sarà seppellita al cimitero Novodevichi, accanto a quella della moglie Raisa.

Soltanto per poche ore il dolore per la scomparsa di Gorbaciov si è espresso con parole simili nelle condoglianze espresse dai leader politici di entrambi i fronti: in breve le commemorazioni hanno preso direzioni opposte perché la fine dell’Urss, che avrebbe potuto condurre a un reale avvicinamento con l’Occidente, per molti russi è stata invece una tragedia, un fallimento a cui Vladimir Putin ha deciso di rimediare lanciando contro l’Ucraina quella che qui è definita «operazione militare speciale».

Le parole del Cremlino

Questo si riflette nelle dichiarazioni dei politici russi, che non mancano di rendere omaggio a Gorbaciov sottolineando però le speranze da lui create, troppe – come commenta la tv di Stato - «perché una sola persona potesse realizzarle da solo». La posizione del Cremlino, affidata al portavoce Dmitrij Peskov, si pone subito in contrasto con le valutazioni occidentali. Gorbaciov è stato una «persona straordinaria che resterà per sempre nella storia del nostro Paese, e una grande perdita», ha commentato Peskov.

Ma non c’è ragione di vedere «alcun romanticismo», dallo sforzo di Gorbaciov di mettere fine alla guerra fredda «non è uscita alcuna luna di miele tra la Russia e l’Occidente collettivo». Gorbaciov «è stato il politico più brillante del suo tempo – commenta Leonid Slutskij, successore di Vladimir Zhirinovskij alla guida di un partito ultranazionalista – ma una figura controversa per i compatrioti, per lo squarcio dell’Urss aperto dalla perestrojka». Più articolato il pensiero di Konstantin Kosaciov, vicepresidente del Consiglio della Federazione: «L’uscita di scena di Gorbaciov è una tragedia per il Paese, e per tutti quelli tra noi la cui vita ha saputo cambiare per il meglio», scrive il senatore su Telegram.

Le grandi realizzazioni dell’Unione Sovietica, secondo Kosaciov, sono merito del popolo, non di un sistema che con il tempo si è rivolto contro i cittadini sovietici: «È stato Gorbaciov a rompere questo sistema, indicando una strada difficile ma che, a differenza dei 70 anni passati, andava nella giusta direzione». Opposta, da sempre, l’opinione di Ghennadij Zjuganov, leader del Partito comunista russo: «Ritengo che Gorbaciov sia stato uno di quei dirigenti nella storia millenaria della Russia che abbia causato non solo al nostro popolo ma anche ad amici e alleati totale infelicità, dolore e tragedia».

La fine di un’epoca

È la fine di un’epoca, si limitano a dire in tanti. Malato da tempo, dal 20 giugno sotto ininterrotta osservazione medica, Gorbaciov non aveva preso posizione sull’intervento militare in Ucraina. Ma nel 2014, lui che aveva padre russo e madre ucraina, e che in realtà nel 1991 lottò fino all’ultimo per impedire lo scioglimento dell’Unione Sovietica, si era schierato con Putin sull’annessione della Crimea alla Federazione Russa. Criticava spesso l’Occidente per il tentativo di «trascinare l’Ucraina nella Nato», qualcosa che «porterà solo discordia tra Ucraina e Russia». Eppure, in una delle ultime interviste rilasciate nel dicembre scorso, Gorbaciov aveva difeso la sua perestrojka (ricostruzione del sistema), grazie alla quale «il Paese ha compiuto una gigantesca svolta», mentre la gente acquisiva diritti e libertà di cui godono ancora. «Può tutto questo essere cancellato?», si chiedeva.

Il valore della vita umana

Una risposta è nei mezzi di informazione russi chiusi dal 24 febbraio a oggi: tra questi la Novaja Gazeta, il giornale di Anna Politkovskaja che Gorbaciov contribuì a fondare mettendo a disposizione il Premio Nobel per la Pace ricevuto nel 1990. Due giorni fa il suo direttore Dmitrij Muratov – a sua volta Nobel per la Pace dello scorso anno – aveva reso omaggio alla glasnost di Gorbaciov dichiarando che malgrado tutto, «tanti giornalisti russi continuano a lavorare per la libertà di informazione dei lettori». Sul Leningradskij Prospekt, un po’ defilata rispetto al centro di Mosca, è la sede della Fondazione Gorbaciov, voluta «per promuovere i valori democratici». In tutti questi anni è stato questo istituto di ricerca a trasmettere la voce del proprio leader, fino a una dichiarazione diffusa il 26 febbraio: «In riferimento all’operazione militare russa in Ucraina – aveva scritto la Fondazione due giorni dopo l'inizio – affermiamo la necessità di una rapida cessazione delle ostilità, e l’inizio immediato di negoziati di pace. Non c’è nulla di più prezioso al mondo delle vite umane».

Gorbaciov, dice ora Muratov, «disprezzava la guerra. Credeva nella scelta dei popoli. Ha liberato i prigionieri politici, ha fermato la guerra in Afghanistan e la corsa agli armamenti. Mi disse una volta che si rifiutava di schiacciare il bottone nucleare anche in prova. Metteva i diritti dell'uomo sopra quelli dello Stato, e un cielo di pace al di sopra del potere personale. Sento dire che Gorbaciov ha saputo cambiare il mondo, ma non il proprio Paese. Forse è così. Ma ci ha regalato trent'anni di pace. Il regalo si è esaurito. Non c'è più. E non ci saranno altri regali».

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