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Morto Gorbaciov, l’uomo che cambiò il mondo: «Riformatori felici non esistono»

Se ne va a 91 anni, nel momento in cui ci sarebbe tanto bisogno di personalità con il suo punto di vista. Ma da tempo la Russia aveva smesso di amarlo

di Antonella Scott

Addio a Gorbaciov, eccolo nel 2012 a Bruxelles al summit dei Nobel per la pace

2' di lettura

MOSCA - Lo seppelliranno accanto alla moglie Raisa, nel cimitero di Novodevichi dove riposano Gogol e Cechov, Eltsin e Khruscëv, Shostakovich e Prokofiev. Mikhail Gorbaciov è morto martedì sera a Mosca, all’età di 91 anni, in uno dei momenti più tragici per la storia del suo Paese, un momento che segna ancora di più la distanza dal percorso di avvicinamento al mondo occidentale innescato dal padre della perestrojka. La notizia della morte dopo «una lunga e pesante malattia» è stata diffusa dall’Ospedale clinico centrale in cui Gorbaciov era ricoverato da tempo. «Non ci sono speranze che possa tornare a casa», ci aveva detto proprio poche ore prima Evghenij Gontmakher, un economista che lo conosceva molto bene, avendo studiato al suo fianco il difficile distacco dell’economia dalla centralizzazione sovietica. «Nel 1990 – racconta Gontmakher – avevo scritto un articolo intitolato “Il primo e ultimo presidente dell’Urss”: avevo intuito che non ce ne sarebbero stati altri. Ma Mikhail Sergheevic non gradì la cosa, e fui costretto a pubblicare il mio articolo a Riga, in Lettonia».

Primo e unico presidente dell’Urss

Però Gontmakher aveva ragione: come ricorda la Tass nel primo di una lunga serie di servizi, Gorbaciov è stato il primo e unico presidente dell'Urss, sciolta alla fine del 1991 dopo il fallimento del golpe che aveva cercato di frenare il corso della storia, e finì invece per farla accelerare ben oltre le intenzioni dello stesso Gorbaciov. «È stato al potere in tutto sei anni – scrive l’agenzia di stampa russa – ma è entrato nella storia come la persona che ha cambiato il Paese e il mondo».

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La consapevolezza: «Riformatori felici non esistono»

In un momento del film di Werner Herzog dedicato a Gorbaciov, il giovane segretario generale del Pcus appena eletto nel 1985 è circondato dalla gente: «Deve stare più vicino al popolo!», gli dicono. Lui scherza: «Ancora più vicino di così?». Quell’affetto non durò molto. E ora la Tass ricorda una frase che Gorbaciov usava ripetere: «Riformatori felici non esistono». Era consapevole di non essere più amato in Russia: nella ricerca di una via d’uscita alla crisi economica e al confronto con l’Occidente, con la liberalizzazione del mondo sovietico aveva provocato la fine di un sistema che molti ora rimpiangono.

Le critiche al nuovo assetto del mondo

Eppure, fino alla fine Gorbaciov non ha rinunciato a far sentire la propria voce, a criticare il ritorno a un confronto e a un isolamento che la sua scomparsa renderà ancora più pesante. Mikhail Sergeevic Gorbaciov è morto nel momento in cui la Russia, e il mondo con lei, avrebbero più bisogno che mai di altri uomini capaci di cambiare il corso della storia.

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