ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIncidente in Siberia

Morto il ministro Zinichev, finiscono in tragedia le esercitazioni russe sull’Artico

Il generale stava seguendo le riprese di un documentario nell’ambito di due giorni di addestramenti per affrontare situazioni di emergenza

di Antonella Scott

Il generale Evghenij Zinichev in un’immagine del mese scorso, in elicottero per ispezionare le foreste in fiamme nella regione di Cheljabinsk (Reuters)

2' di lettura

Aveva immaginato 12 diversi scenari, 12 situazioni di emergenza da risolvere lungo l’arco dell’Artico russo, da Murmansk alla Chukotka, a fianco della Via marittima del Nord. Dando il via a queste esercitazioni di difesa civile volute da Vladimir Putin, martedì 7 settembre, il ministro per le Emergenze Evghenij Zinichev le aveva definite «uniche: per formato, collocazione geografica e unità coinvolte».

Sono scenari apocalittici quelli immaginati dal ministero, la Protezione civile russa, che aveva assegnato a 6.000 specialisti il compito di affrontare un rompighiaccio in avaria, carico di sostanze chimiche pericolose; una perdita di petrolio (dramma peraltro verificatosi nel maggio 2020 proprio in queste terre); l’incendio di una nave-cisterna, l’incendio scoppiato all’interno di una centrale nucleare galleggiante, un incidente su una nave-crociera nella baia di Kola.

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Il generale Zinichev aveva presieduto personalmente ad alcune di queste missioni di addestramento: ma è stato un motivo molto più banale, una roccia scivolosa, a ucciderlo. Sotto gli occhi di decine di persone.

«È morto nell’esercizio del proprio dovere, per salvare una vita», titolano i media russi. Mercoledì il ministro stava proseguendo le sue ispezioni nella regione di Norilsk, nel cuore dell’Artico russo. Aveva visitato il cantiere di una nuova stazione di vigili del fuoco, spiega il suo ministero, e stava seguendo le riprese di un documentario presso la cascata Kitabo-Oron, alta 27 metri, quando un cameraman, il regista Aleksandr Mel’nik, è scivolato ed è caduto in acqua. Zinichev, nel racconto dei testimoni, ha cercato di afferrarlo ma è caduto con lui, colpendo con la testa una roccia sporgente. Nessuno dei due si è salvato.

Nato a Leningrado nel 1966, Zinichev aveva lavorato nel Kgb negli anni ’80, arrivando alla carica di numero due nei servizi di sicurezza ribattezzati Fsb. Ma tra il 2006 e il 2015 aveva lavorato come “aiutante di campo” del presidente, responsabile per la sicurezza. Mel’nik, 63 anni, aveva diretto il film “Territory. L’oro dei ghiacci”. E stava lavorando a un documentario sullo sviluppo dell’Artico e della Via marittima del Nord, regioni sempre più strategiche per il Cremlino. Come dimostra il desiderio di svolgere queste esercitazioni che, commenta l’agenzia Ria Novosti, «avrebbero dovuto entrare nella storia per altre ragioni».

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