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Morto Mohammed Barkindo, segretario generale dell’Opec

L’annuncio inatteso non chiarisce per ora le circostanze del decesso. Il nigeriano aveva 63 anni e solo poche ore prima aveva tenuto un discorso in pubblico

di Sissi Bellomo

(REUTERS)

2' di lettura

A fine luglio avrebbe lasciato l'incarico di segretario generale dell’Opec, ma Mohammed Barkindo non completerà il mandato: è morto all'improvviso, a 63 anni di età, in circostanze che non sono ancora state rese note.

Solo poche ore prima il nigeriano, al timone dell'Organizzazione degli esportatori di petrolio dal 2016, aveva parlato in pubblico in una conferenza ad Abuja: l’ennesimo infervorato appello ad investire di più nell'industria dell'Oil& Gas, oggi «sotto assedio» ma ancora indispensabile per l’economia globale, e un'esortazione a «liberare risorse» in questo periodo di forti rincari consentendo al più presto a Iran e Venezuela di «tornare sul mercato».

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L'annuncio del decesso di Barkindo, che era nato il 20 aprile 1959, è arrivato via Twitter dall'amministratore delegato della Nigerian National Petroleum Corp (NNPC), la compagnia di Stato del Paese africano, che lui stesso aveva guidato in passato, tra il 2009 e il 2010.

«Abbiamo perso il nostro stimato Dottor Muhammad Sanusi», recita il messaggio del ceo Mele Kyari, precisando che la morte è avvenuta il 5 luglio intorno alle 23 e che «a breve» saranno date indicazioni sui funerali.

«È certamente una grande perdita – commenta Kyari – per i suoi familiari più stretti, per la NNPC, per il nostro Paese, la Nigeria, per l'Opec e per la comunità energetica globale».

Barkindo era davvero un professionista stimato, non solo in patria e nella cerchia dell'Opec, ma in tutto il mondo, per la sua competenza nel settore dell'Oil & Gas – guadagnata anche con studi a Washington e ad Oxford – e soprattutto per le sue grandi capacità diplomatiche, che gli hanno consentito di costruire relazioni inedite, anche con gli operatori dello shale oil negli Stati Uniti.

Cruciale il ruolo di Barkindo nel creare nel 2020 un'intesa con Donald Trump, ottenendo l’appoggio degli Usa ai maxi tagli della produzione di petrolio in reazione alla pandemia da Covid.

Personaggio pittoresco, dal fisico corpulento e dal sorriso pronto, Barkindo amava sfoggiare abiti tradizionali africani e soprattutto indossare cappelli variopinti, di cui sembrava possedere una collezione immensa. Concessioni estetiche che non incrinavano la sua autorevolezza.

Il nigeriano aveva assunto la guida dell'Opec nel 2016, fornendo un contributo cruciale per la creazione dell'Opec+, coalizione allargata alla Russia e ad altri produttori esterni all’Organizzazione, che aveva acclamato come un'unione forte e indissolubile, al pari di «un matrimonio cattolico».

Grazie al paziente lavoro di mediazione di Barkindo, l’Opec+ è cresciuta e si è rafforzata negli anni, superando (fino ad ora) infiniti momenti di tensione.

Dopo due mandati consecutivi come segretario generale, il nigeriano era stato però costretto a cedere il testimone. A prendere il suo posto sarà il kuwaitiano Haitham al-Ghais, designato a gennaio per l'incarico.


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