ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùaveva 81 anni

Morto Phil Spector, il produttore più importante della storia del pop

Dal 2009 era in carcere per l’omicidio di una modella. Inventore del «wall of sound», dominò le classifiche degli anni 60, lavorando con i Beatles e il Lennon solista

di Francesco Prisco

Phil Spector ai tempi del processo per omicidio. Il produttore americano è morto a 81 anni (Epa)

3' di lettura

Sabato 16 gennaio 2021, giorno in cui morì la musica. State tranquilli non siamo impazziti: sappiamo benissimo che l’espressione è stata già usata per i decessi di Buddy Holly, Elvis Presley, Maria Callas, John Lennon e Miles Davis, ma rivendichiamo la necessità di usarla pure stavolta. Anche se non è morto un musicista, ma un produttore. O meglio: «il» Produttore, quel Phil Spector che negli anni Sessanta, ancora giovanotto, rivoluzionò il modo di concepire l’incisione su supporto a 45 giri inventandosi il cosiddetto «wall of sound». Se ne va per il coronavirus a 81 anni di età in ospedale.

La vicenda processuale

Ci era stato trasferito dopo la diagnosi, ormai quattro settimane fa, dal penitenziario di Corcoran, California, in cui dal 2009 scontava la condanna per l’omicidio di Lana Clarkson, attrice e modella trovata morta nel suo castello losangelino, sei anni prima, in circostanze mai chiarite fino in fondo. L’unica cosa certa è che la donna morì per un colpo di pistola in bocca, esploso dall’arma di Spector, dopo che i due si erano conosciuti in un night club di Hollywood. «Suicidio accidentale», disse lui per difendersi. Forse un gioco erotico finito male. Difatti Spector sarà condannato in un secondo processo, dopo che il primo si era arenato nel 2007. L’intera vicenda è oggetto del film Phil Spector di David Mamet (2013), in cui a vestire i panni del produttore è Al Pacino.

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L’uomo del Wall of Sound

Spector iniziò la sua carriera come performer, registrando ancora adolescente con la sua band, i Teddy Bears, To Know Him is to Love Him, primo singolo di successo. Troverà la vera vocazione come produttore dietro girl band degli anni Sessanta come Crystals e Ronettes. Legherà il suo nome a evergeen come Be my baby e Unchained melody, infilando qualcosa come venti hit tra il 1961 e il 1965. La sua cifra stilistica era il «wall of sound», stratificazione di strumenti rock and roll e orchestra, il tutto sparato al massimo, fino a ottenere l’effetto di un vero e proprio «muro del suono». I critici parlavano di rivoluzione, per lui era molto semplicemente «un approccio wagneriano al rock and roll: piccole sinfonie per ragazzi».

L’amicizia con John Lennon

Tra i suoi fan più accaniti, un certo John Lennon che litigherà con il socio in affari Paul McCartney per averlo dietro la consolle durante la produzione di Let it Be, ultimo atto dell’avventura dei Beatles, replicando la partnership negli album solisti Plastic Ono Band e Imagine. Newyorchese di origine russa, nella sua lunga carriera Spector ha lavorato con artisti del calibro di Tina Turner, Leonard Cohen e i Ramones. Nel 1989 venne introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame, mentre la rivista Rolling Stone lo inserirà al 64esimo posto nella sua classifica dei 100 migliori artisti di tutti i tempi.

Le pistole e quei diavoli che «combattono dentro»

Tutt’altro che tranquilla la parabola umana di questo genio della musica. Suo padre si suicidò, sua sorella entrava e usciva dagli ospedali psichiatrici e Spector stesso soffrì a lungo di depressione. Amava il gioco d’azzardo, l’alcol e le pistole. La leggenda narra che esplose un colpo anche durante una seduta di registrazione con Lennon. Alla fine degli anni Settanta rivelò di avere «i diavoli che combattono dentro». Con le sue produzioni, ci ha regalato un pezzo di paradiso. Che vi sia simpatico o meno il personaggio, risorgerà pure lui. Anzi, è già risorto. Come direbbe Paul Simon: «I’ve been Phil Spector resurrected».

Per approfondire

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