ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùaveva 88 anni

Morto Ugo Gregoretti, grande vecchio del Nuovo cinema italiano

Regista, attore, pioniere del giornalismo televisivo, drammaturgo e in ultimo scrittore, prese parte al leggendario film collettivo «Ro.Go.Pa.G.», con Rossellini, Godard e Pasolini

di Francesco Prisco


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Ugo Gregoretti è morto all’età di 88 anni (Ansa)

3' di lettura

Protagonista del Nuovo cinema italiano degli anni Sessanta, regista, attore, pioniere del giornalismo televisivo, drammaturgo e in ultimo scrittore. Tutte queste cose insieme è stato Ugo Gregoretti, scomparso venerdì 5 luglio a Roma all’età di 88 anni. Autore Tv della rubrica di piccola cronaca Controfagotto, dello sceneggiato Il Circolo Pickwick e della serie Romanzo popolare italiano, fu assunto alla Rai nel 1954 e iniziò con la realizzazione di inchieste Tv originali e spregiudicate che gli procurarono non pochi problemi all’interno dell’azienda.

La parabola artistica
Nel 1960 vinse, con un documentario sulla Sicilia del Gattopardo, il Prix Italia. Il successo ottenuto lo spinse ad occuparsi di cinema. Nel 1963 diresse il cortometraggio Il pollo ruspante, quarto episodio di Ro.Go.Pa.G., ambizioso progetto cinematografico condiviso con Roberto Rossellini, Jean Luc Godard e Pier Paolo Pasolini. Dal ’68 fino alla fine degli anni Settanta si dedicò al documentario politico, senza disdegnare qualche illustre apparizione come attore. Memorabile la sua interpretazione in Amore mio aiutami (1969), film di Alberto Sordi con la celebre sequenza degli schiaffi a Monica Vitti: Gregoretti è Michele Parodi, grottesco amico dello sfortunato protagonista. Nell’80 iniziò la carriera teatrale allestendo più di 50 spettacoli e dirigendo dal 1985 all’89 il Teatro Stabile di Torino. A 84 anni sognava ancora di fare un film, a partire dalla sua autobiografia, Finale aperto - Vita scritta da se stesso, uscita nel 2006 per Aliberti. Non se ne farà mai niente.

Il cinema italiano «non è mai morto»
Non ha mai creduto alla morte del cinema italiano: «In fatto di autori - diceva in un’intervista al Sole24 Ore del 2006 - oggi potremmo tranquillamente competere con la scena degli anni Sessanta. I talenti non mancano, il problema è che non siamo in grado di assicurare loro prospettive solide. Le grandi produzioni americane dominano il mercato, con i loro mastodontici battage pubblicitari. Si tratta di una concorrenza che le nostre produzioni non riescono a reggere. All’inizio degli anni Sessanta la stampa si sorprese perché esordimmo in dodici. Gli esordi oggi sono addirittura più numerosi, ma in larga parte non trovano neanche distribuzione.Il mio ultimo film, Maggio musicale del 1989, non riuscì ad arrivare nelle sale. Il rischio è che i nostri autori, sapendo a priori di non poter parlare al pubblico, diventino sempre più autoreferenziali ed elitari e che al botteghino continuino ad imperare i film di Natale».

Addio a Gregoretti maestro di cinema e televisione

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Quando la televisione educava
Sulle sue pionieristiche esperienze con la televisione, diceva: «Quando c’era il monopolio Rai avevamo per le mani uno straordinario laboratorio di esperimenti. Da un lato c’eravamo noi, una elite culturale, dall’altra il pubblico di massa nell'accezione più larga del termine. Lo “specifico televisivo” che inseguivamo, per usare un termine del periodo, era contrassegnato dalla qualità. Credevamo possibile fare dell’arte attraverso un reportage giornalistico, uno sceneggiato e, perché no, un varietà, anche con l’intento di elevare il gusto del nostro pubblico. Ho diretto, per esempio, uno sceneggiato tratto da Il Circolo Pickwick di Charles Dickens. Oggi nessuno oserebbe tanto. Appena il monopolio è venuto meno, le televisioni pubbliche e private sono infatti finite completamente in balia degli inserzionisti. Da allora è partita una corsa al ribasso sul piano dei contenuti e della qualità che ha portato alla situazione attuale, tutt’altro che rosea». Vagli a dare torto.

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