il leader dell’opposizione ucciso nel 2015

Mosca, colpevoli gli imputati (ceceni) del processo Nemtsov

di Antonella Scott

Boris Nemtsov

2' di lettura

In un tribunale di Mosca, la storia si ripete. Gli esecutori di un delitto vengono condannati, i mandanti restano ignoti. È stato così per la giornalista investigativa Anna Politkovskaja, assassinata davanti all’ascensore di casa sua nel 2006, ed è stato così per Boris Nemtsov, il primo vicepremier che Boris Eltsin aveva indicato come proprio successore. Divenuto uno dei leader dell’opposizione a Vladimir Putin, Nemtsov è stato ucciso la sera del 28 febbraio 2015 quasi sotto le mura del Cremlino, mentre percorreva uno dei ponti sulla Moscova per tornare a casa. Dopo otto mesi di udienze, cinque uomini di nazionalità cecena sono stati riconosciuti colpevoli dell’omicidio. Tra loro Zaur Dadajev, l’uomo che avrebbe premuto il grilletto. In cambio di una ricompensa di 15 milioni di rubli (220mila euro) per lui e per i complici.

Il corpo senza vita di Boris Nemtsov, ucciso il 28 febbraio 2015 sul marciapiede di uno dei ponti sulla Moscova, davanti a San Basilio

Fin dal primo momento in cui venne pronunciato il nome di Dadajev, un ex militare vicino a Ramzan Kadyrov, il leader ceceno è accorso in sua difesa, chiamandolo «patriota»: in molti pensano che la morte di Nemtsov sia il risultato di una violenta guerra sotterranea scoppiata tra Kadyrov, l’uomo forte a cui Putin ha affidato la Cecenia, e i servizi segreti russi. O almeno, alcune loro frange. Ma chiunque sia il vero responsabile, il suo nome resta nascosto, mentre Kadyrov - all’apparenza - sembra conservare il sostegno di Putin, che forse non pensa di avere migliori alternative per mantenere il controllo del Caucaso.

Loading...

È stato dunque di sconforto, anche se non di sorpresa, il commento dei sostenitori e dei familiari di Nemtsov. «Questo è stato il più grande crimine del secolo - ha detto alla stampa uno degli avvocati di Zhanna, la figlia di Nemtsov - eppure non hanno identificato i veri organizzatori o le persone da cui è partito l’ordine. Il governo russo non era pronto a mettere gli occhi sull’entourage di Kadyrov».

A fine febbraio 2015, a un anno dall’esplosione della crisi ucraina, Nemtsov stava lavorando a un rapporto sulla presenza russa nel Donbass. «È chiaro che gli inquirenti e i giudici non hanno cercato di stabilire la verità. Non è stata una vera inchiesta, solo una sua imitazione», ha scritto Zhanna Nemtsova. Sul Bolshoj Moskvoretskij Most, dove il padre venne ucciso, i sostenitori tengono in vita un memoriale di fiori e lumini che ricordano quanti giorni sono passati dall’assassinio: per loro il nome del ponte ora è Nemtsov Most, in assenza di un riconoscimento delle autorità. Che, al contrario, più di una volta arrivano a smantellare quella che viene considerata una “manifestazione” illegale. Anche se, dopo poco, sul ponte Nemtsov i mazzi di fiori e le fotografie riappaiono ogni volta.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti