ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAlla vigilia di controverse elezioni in Russia

Mosca e Kiev scambiano i prigionieri. Zelenskiy: primo passo verso la pace

Nell’elenco dei 35 cittadini ucraini che sono tornati a casa ci sono il regista Oleg Sentsov e tutti i 24 marinai detenuti a Mosca dal novembre scorso, in seguito a un incidente al largo della Crimea

di Antonella Scott


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Ritorno a casa. il regista ucraino Oleg Sentsov, divenuto il simbolo dei prigionieri politici nel mondo, all’aeroporto di Kiev

3' di lettura

Hanno compiuto il primo passo, lo scambio dei prigionieri, premessa per riprendere a trattare su tutto il resto. «Un segnale di speranza», commenta la cancelliera Angela Merkel, forse «un primo gigantesco passo verso la pace», si congratula Donald Trump. Se ne seguiranno altri, sui nodi più difficili, il disgelo tra Russia e Ucraina avrà avuto inizio qui, sulle ali degli aerei decollati quasi contemporaneamente da Mosca e da Kiev per andarsi a riprendere i propri prigionieri, 35 e 35, e riportarli a casa.

Per il più famoso di loro, il regista ucraino Oleg Sentsov, nato a Simferopoli e condannato a 20 anni per aver ordito nel 2014 «attacchi terroristici» contro la presenza russa in Crimea, il viaggio di ritorno dalla colonia penale nell’Artico russo era già iniziato nei giorni scorsi. Sabato Sentsov è passato dal carcere moscovita di Lefortovo all’aeroporto di Vnukovo, e poi a casa. Con lui anche tutti i 24 marinai detenuti a Mosca dal novembre scorso, catturati dai russi per aver violato le (nuove) acque territoriali al largo della Crimea, nello Stretto di Kerch. Una buona notizia che giunge - molto probabilmente non a caso - alla vigilia di elezioni locali a Mosca, Pietroburgo e alcune regioni russe.

Qui il regime mostra un altro volto: chiuso alla partecipazione di candidati dell’opposizione, inflessibile di fronte alle proteste che hanno percorso l’estate russa. Il partito del potere, Russia Unita, sembra ormai così poco popolare che i suoi candidati preferiscono presentarsi come indipendenti. Con abile mossa, e i notiziari pieni di immagini dei prigionieri russi tornati da Kiev, Vladimir Putin ha attirato l’attenzione degli elettori altrove, sulla distensione con l’Ucraina.

Kirill Vyshinsky, direttore di Ria Novosti Ucraina, era detenuto a Kiev con l’accusa di alto tradimento (Epa)

Non è certo questo il primo scambio di prigionieri russi e ucraini dallo scoppio della guerra del Donbass nel 2014: ma Sentsov, determinato a lasciarsi morire di fame in carcere per i propri principi, e i marinai arrestati l’autunno scorso nel Mar Nero, erano divenuti il simbolo del braccio di ferro. Inoltre, con l’elezione del presidente Volodymyr Zelenskiy e di un suo Parlamento di giovani riformatori, l’Ucraina ha aperto una nuova fase della propria vita politica. All’aeroporto di Boryspil, dove ha accolto gli ex prigionieri, anche il presidente ucraino ha parlato di «un primo passo verso la pace». Per lui, che ha già avviato contatti diretti con Putin, il rapporto con Mosca è la sfida più grande e, naturalmente, tutto ora dipenderà dalle intese e le condizioni discusse in questi mesi di negoziati che hanno reso possibile lo scambio di prigionieri. I passi successivi conducono fatalmente ai contratti del gas - in scadenza a fine anno - ma soprattutto al nodo che appare tuttora irrisolvibile: il destino della Crimea.

Nelle prossime settimane, con la mediazione sempre più evidente del presidente francese Emmanuel Macron, si attende la ripresa dei negoziati del formato Normandia: Russia, Ucraina, Francia e Germania. A dimostrare quanto siano complessi i problemi da risolvere, e quante trappole si nascondono a ogni passo, Zelenskiy ha suscitato enormi polemiche acconsentendo al rilascio del comandante Volodymyr Tsemakh, separatista filorusso di Donetsk considerato un testimone chiave dagli inquirenti olandesi che lavorano al caso dell’aereo Amsterdam-Kuala Lumpur, abbattuto nell’Est dell’Ucraina nel luglio 2014, tragedia che uccise 298 persone. E che viene attribuita a un lanciamissili di fabbricazione russa. Oltre a Tsemakh gli ucraini hanno lasciato partire Kirill Vyshinskiy, direttore dell’agenzia Ria Novosti Ucraina, in carcere dal 2018 con l’accusa di «alto tradimento».

La liberazione di Tsemakh, riguardo alla quale il governo olandese ha espresso «profondo rammarico», era considerata un vero banco di prova per Zelenskiy, mentre ancora ci si interroga sul tipo di rapporti che lo lega a Mosca. Dietro le quinte dei negoziati è chiara la figura dell’ucraino Viktor Medvedchuk, uomo molto vicino al Cremlino e leader della piattaforma che raccoglie i partiti filorussi in Ucraina. Se il controverso Tsemakh non fosse stato incluso nello scambio dei prigionieri, ha fatto capire Zelenskiy, l’accordo sarebbe saltato. Per questo il presidente ucraino ha detto il suo primo «sì» a Mosca, portando però a casa in cambio 35 uomini.

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