la guerra dell’informazione

Mosca non si nasconde più, «truppe russe» all’attacco su internet

di Antonella Scott

Il ministro della Difesa russo, Serghej Shoigu, durante l’intervento alla Duma

2' di lettura

La Russia va alla guerra dell’informazione, e lo fa sul serio. Perché, come scrive la Tass citando il ministro della Difesa Serghej Shoigu, «la propaganda deve essere brillante, competente ed efficace». E se attacchi e contrattacchi a suon di interferenze, inganni e spionaggi non sono una novità dei nostri tempi (anche se prima le “fake news” si chiamavano “desinformazija”) colpisce che lo stesso Shoigu abbia rivelato, mercoledì alla Duma, che «da qualche tempo sono state create delle truppe (da impiegare) in operazioni di informazione, poiché sono enormemente più efficaci e più potenti di quella che veniva definita contropropaganda». È la prima volta che un membro del governo riconosce l’esistenza di una sottodivisione cibernetica all’interno del ministero della Difesa.

Le “truppe dell’informazione”, ha aggiunto il capo della commissione parlamentare Difesa, Vladimir Shamanov, sono state create principalmente «per la protezione degli interessi di difesa nazionale e per attuare contro-attività nella sfera dell’informazione. Il conflitto sull’informazione - ha aggiunto Shamanov, citato dall’agenzia Interfax - è essenzialmente una componente della guerra in generale. Partendo da questo, la Russia ha provato a costituire strutture impegnate su questo fronte».

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Secondo una fonte parlamentare citata dal quotidiano Rbk, compito di questi “soldati di internet” è essenzialmente «respingere gli attacchi hacker, e occuparsi di contropropaganda sia all’interno del Paese che oltre i confini, sia su internet che sui media». La fonte si dice meravigliata del fatto che il ministro Shoigu abbia parlato apertamente di «informazioni segrete».

Secondo quanto aveva scritto il mese scorso un altro quotidiano russo, Kommersant, in questo fronte virtuale la Russia si troverebbe al quinto posto per livello di sviluppo di “cyber-armate”: alle spalle di Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna e Corea del Sud. Con un esercito di forse mille persone, e un finanziamento annuo di circa 300 milioni di dollari, a confronto dei 9.000 soldati e dei 7 miliardi che vanno all’esercito informatico americano.

La risposta ai governi occidentali, che puntano il dito su Mosca accusandola di interferire nelle campagne elettorali altrui, non è soltanto “militare”. Mercoledì il ministero degli Esteri russo ha lanciato un’altra iniziativa per combattere la diffusione di notizie false, per chiarire gli esempi di informazioni ostili e inaccurate pubblicate sui media stranieri. D’ora in poi, sul sito web del ministero degli Esteri russo (http://www.mid.ru/nedostovernie-publikacii) i dispacci considerati falsi appariranno “macchiati” da un grosso timbro rosso: “feik”, falso. Questo perché, ha spiegato la portavoce Maria Zakharova, «prima si pubblicano notizie false, non sostenute dai fatti. Informazioni che diventano virali, e formano l’opinione pubblica. E poi, un paio di mesi dopo, mandano fuori dei chiarimenti, ma ormai il danno è fatto».

Tra i primi esempi di «notizie false», gli attacchi informatici contro il francese Emmanuel Macron, candidato alle elezioni presidenziali di aprile; le trame russe per destabilizzare il Montenegro; il lancio di un missile cruise, in violazione dei trattati sul disarmo. «Questo articolo - è scritto sul timbro - contiene informazioni che non corrispondono alla realtà». Parola di Mosca.

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