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Moscovici avvisa l’Italia: il rispetto delle regole su deficit e debito è una questione di credibilità

di Gianluca Di Donfrancesco


L'Ue boccia l'Italia: squilibri eccessivi e stallo nelle riforme

3' di lettura

Il commissario Ue agli Affari monetari, Pierre Moscovici, avvisa l'Italia: il rispetto delle regole su deficit e debito è una questione di credibilità. Parlando a margine dei lavori dell'Fmi a Washington con Class Cnbc e Sky Tg24, Moscovici, ha detto che “l'Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l'Eurozona. “Servono riforme strutturali vere e credibili e misure per la crescita. Il debito deve calare”. Moscovici ha aggiunto che la Commissione prenderà le sue decisioni sull'Italia sulla base delle proprie valutazioni.

Prima del Commissario agli Affari monetari era stato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ad alzare un cartellino “arancione” nei confronti di Roma. Se l'Italia ha subito il rallentamento più marcato tra tutti i Paesi Ue, ha detto, la responsabilità va attribuita al Governo, che ha deciso di inserire un aumento del deficit nella legge di bilancio del 2019, ignorando «tutti i consigli dati». E quando, alla fine di quell'acceso confronto, accompagnato dal rialzo dello spread e dal calo della fiducia, il Governo ha corretto al ribasso gli obiettivi, «i danni all'economia ormai erano stati fatti».

Un monito sul debito è arrivato ieri anche dal Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che ha messo in luce pure i limiti di quota 100 e reddito di cittadinanza, le misure cardine del Governo giallo-verde. Intervenuto a Washington al Council on foreign relations, Visco ha affermato che le due misure, «aiutano la domanda aggregata, ma potrebbero non aiutare la produttività» bassa. Il macigno strutturale che paralizza l'economia italiana. Sempre da Washington, il direttore generale dell'Fmi, Christine Lagarde ha invitato l'Italia a proseguire il «rassicurante» processo di riduzione dei crediti in sofferenza.

Visco è a Washington per partecipare ai lavori del Meeting dell'Fmi e della Banca mondiale e al G20. Dove, come era già successo al meeting di Bali di ottobre 2018, l'Italia, con le sue fragilità, è diventata un caso. A Washington è arrivato anche il ministro delle Finanze, Giovanni Tria, che ieri ha incontrato in un bilaterale il ministro del Tesoro Usa, Steven Mnuchin.
Ad accogliere Tria c'è il taglio allo 0,1% delle previsioni di crescita del Pil italiano per il 2019, contenuto nell'Outlook dell'Fmi. Un punto decimale in meno rispetto alle stime nel Def. Dell'anemica crescita degli ultimi 20 anni ha parlato Visco nel suo intervento, attribuendola a un «problema strutturale». A questo si aggiunge, ha detto ancora Visco, «che l'Italia ha avuto, dal 2009 al 2014, la crisi peggiore dal 1861 e non si è ancora completamente ripresa. L'economiaè è cresciuta dell'1% in meno l'anno rispetto agli altri Paesi europei». Per rispondere a problemi strutturali servono allora «cambiamenti strutturali: investimenti in nuove tecnologie e in capitale umano». E occorre tenere «sotto controllo» il debito pubblico.

Sui rischi di recessione in Europa, Visco non crede sia vicina. Le tensioni commerciali, con il fronte aperto dagli Stati Uniti con Cina ed l'Europa, creano «un problema di incertezza, che pesa sugli investimenti» in Europa e in Italia. Tuttavia, l'Italia «sta facendo ancora bene con le esportazioni».
I rischi derivanti per l'Italia (e l'Europa) dal debito pubblico e dal nesso con il sistema finanziario, sono stati enfatizzati in questi giorni dall'Fmi. Ieri il direttore generale, Christine Lagarde, ha usato un tono più soft sul fronte delle banche. «Sono rassicurata - ha detto - dal processo iniziato nel settore. Sotto la guida della Bce, il volume dei crediti in sofferenza è diminuito. C'è ancora lavoro da fare, ma il percorso è partito e c'è stato un reale declino, necessario per rafforzare il sistema bancario».

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