Oggi l’incontro con i sindacati

Mossa a sorpresa sulla mobilità dei prof: sì agli spostamenti dopo l’anno di prova

Il governo pronto a una nuova deroga ai vincoli: a settembre almeno 100mila potenziali domande di trasferimento

di Cl.T.

(Picture-Factory - Fotolia)

2' di lettura

A settembre famiglie e studenti potrebbero assistere a un nuovo, più sostenuto, valzer degli insegnanti. Ad appena sei mesi, infatti, dalla modifica - questa estate con il decreto Sostegni bis - che ha allentato il vincolo alla mobilità dei docenti, portandolo da cinque a tre anni, si starebbe ragionando di concedere ai professori gli spostamenti già dopo un solo anno, l’anno di prova. È questa l’ipotesi a cui sta pensando il governo e che viene discussa oggi pomeriggio da ministero dell’Istruzione e sindacati, riconvocati (dopo settimane di stallo) sul nuovo contratto integrativo mobilità.

La mossa a sorpresa

Una mossa a sorpresa, che riporta le lancette indietro di diversi anni, quando nella scuola italiana ci si poteva spostare - cioè cambiare classe - dopo un anno. La misura fu poi cambiata, con l’introduzione di una “ferma prolungata” di cinque anni (in estate scesa a tre anni), proprio per evitare la giostra di insegnanti che andava puntualmente in scena in danno alla continuità didattica.

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L’interpretazione normativa

Il ritorno al passato si fonda su un (presunto) vulnus normativo che, cancellati gli ambiti della Buona Scuola, secondo i tecnici del governo, non farebbe più coincidere “sede di prima assegnazione del personale scolastico” (vale a dire la scuola che si prende appena immessi in ruolo) e “sede di titolarità” (che si ottiene invece dopo il superamento dell’anno di prova), e da cui far decorrere i tre anni prima di far domanda di mobilità. Con l’interpretazione che si appresta ad avallare il governo (su pressing del sindacato, Cisl in testa) l’immissione in ruolo del prof neoassunto viene letta come “sede provvisoria” in cui permanere per il primo anno (anno di prova), mentre l’acquisizione della titolarità definitiva scatta dal secondo anno sulla sede scelta, appunto, mediante mobilità volontaria. E così, passato l’anno di prova, l’insegnante è libero di fare domanda di trasferimento (ottenuta poi la sede di titolarità, deve soggiacere al vincolo triennale, che non verrebbe modificato).

Almeno 100mila potenziali domande di trasferimento

Ma che effetti avrebbe questa modifica che rischia di passare sotto silenzio? Piuttosto pesanti. Secondo gli stessi conteggi del governo, a settembre 2022 ci sarebbero almeno 100mila docenti potenzialmente autorizzati a cambiare istituto (i circa 50mila immessi in ruolo a settembre 2021, i circa 20mila inseriti a settembre 2020, e i 30mila del 2019, per i quali comunque sarebbe venuto meno il vincolo).

Altolà dei presidi: troppe criticità

I presidi, già alle prese con tutte le emergenze legate al Covid, sono preoccupati. «Consentire ai docenti di spostarsi di sede scolastica dopo l’anno di prova renderebbe impossibile attuare il piano dell’offerta formativa (Ptof) che è triennale e che viene elaborato dalla scuola con le risorse economiche e umane per i tre anni a venire - ha sottolineato il numero uno dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli -. Inoltre a soffrire di più saranno le scuole più svantaggiate e quelle collocate in zone periferiche, dove i “rimpiazzi” saranno più difficili. C’è poi il rischio che i docenti, considerando la sede provvisoria come “di passaggio”, vi investano poco in termini professionali. Tutto ciò a discapito dei ragazzi e soprattutto di quelli con disabilità».

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