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Motivare i singoli ma senza tralasciare i fini collettivi

Le grandi trasformazioni esigono di agire in sintonia con i bisogni materiali e psicologici delle persone

di Donato Ferri

(Adobe Stock)

3' di lettura

Attraversiamo una fase di incertezza, caratterizzata da guerre, pandemie e instabilità politiche in una caldissima estate che acutizza i sensi di colpa per il cambiamento climatico e gli inevitabili costi finanziari e politici e sociali di cui dovremmo farci carico. L’incertezza si presenta con la faccia dell’inflazione e la sfiducia che segue è nemica della crescita: i consumi frenano, le banche centrali inaspriscono la politica monetaria e si paventa una possibile recessione. Il Fondo monetario internazionale ha appena rivisto al ribasso le stime di crescita mondiale del 2022 e stima per l’Italia una crescita del 3%, ma solo 0,7% nel 2023. Ma il futuro non è già scritto sulla pietra e i modelli economici fanno fatica a predire i comportamenti umani. Che ruolo gioca il leader quando l’incertezza diventa strutturale? Il punto errato di partenza è quello di assecondare la narrativa che vede i leader come figure eroiche, autoconsistenti rispetto ai risultati e ai miti che generano. Assunto peraltro ampiamente traballante nell’era della suscettibilità e dello scrutinio always on. Gli studi di antropologia culturale ci ricordano che i leader sono da circa 2,5 milioni di anni coloro che “esistono” perché ci sono persone che ci si affidano, riconoscendo loro una autorevolezza nel fornire soluzioni per il presente e per il futuro. Quando questo non accade, i leader vengono criticati, sabotati, non eletti o abbandonati. La leadership è quindi un concetto “ambivalente” e bidirezionale. Le grandi trasformazioni richiedono di agire in sintonia con i bisogni materiali e psicologici delle persone, soprattutto quando a queste manca la direzione, la motivazione o sono sotto influsso di emozioni negative. Dall’inizio della pandemia Ue e Ocse registrano un aumento di stress, ansia e depressione che stanno cominciando a riverberarsi anche sul mercato del lavoro. Il fenomeno delle dimissioni di massa (great resignation), iniziato negli Stati Uniti, si sta diffondendo anche in Paesi con strutture molto diverse del mercato del lavoro come Francia, Germania e Italia (dimissioni aumentate più del 30% nel 2021). La mancanza di direzione e motivazione impatta sulle scelte di orientamento a scuola, sui processi di re-skilling e sui rischi di marginalizzazione di alcune categorie di lavoratori sia nel settore pubblico che privato. Il più grande mismatch nel mondo del lavoro non è quello tra competenze richieste e disponibili, bensì tra come si sono evoluti i bisogni dei lavoratori e i reali modelli di leadership praticati dalle organizzazioni. La stessa analisi si può applicare anche ai contesti sociali, dove le opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali e dall’inarrestabile arrivo del metaverso/web 3.0 pongono nuove e rilevanti questioni etiche e morali su che cosa è bene per la società e l’economia e cosa è bene per il singolo individuo. Dal 2015 negli Stati Uniti la Commissione bioetica nata dall’iniziativa del Presidente Obama di supportare lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie innovative in modalità tali da tenere al centro i bisogni di sviluppo della persona aveva raccomandato attenzione su informazioni trasparenti, dignità, autonomia decisionale degli individui, privacy e sicurezza dei dati e soprattutto accesso equo alle possibilità offerte dalle tecnologie. In parallelo, in sede Ue la Dichiarazione dei diritti digitali sta cercando di creare una cornice europea su questi temi, coerente con le nostre eredità culturali. È urgente allargare tali riflessioni ai leader in tutti i settori, dalle aziende, alle rappresentanze dei lavoratori e della società civile, fino alla politica dove, alla vigilia di elezioni mai così importanti per determinare il futuro del paese, la great resignation dalle urne è di per sé il più grande rischio di governabilità. La leadership diventa trasformazionale nelle organizzazioni quando è in grado di ispirare la motivazione individuale e nel contempo creare un purpose collettivo fatto di valori e di ideali che influiscono positivamente sui rapporti interpersonali e sul concetto di bene comune. La leadership diventa così un esercizio quotidiano di costruzione del futuro in grado di mobilitare generazioni diverse e dare spazio a diversità e inclusione per restituire alle persone fiducia nel futuro e nel proprio ruolo e identità nella società. In un mondo che rischia di creare nuove barriere e confini, i veri leader sono quelli che possono cambiare il modo in cui le persone vedono se stesse e il loro ruolo nel mondo.

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