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MotoGP, Qatar: la presentazione

a cura di Datasport

3' di lettura

Come tutti gli anni, nell'aereo che porta al Qatar, piloti e squadre si portano dietro dubbi, ansie e speranze per la stagione che sarà. E' sempre stato così e sempre lo sarà, sia per chi ha avuto risposte positive dai test, sia per chi ha incontrato difficoltà, perchè la prima gara dell'anno non fa mai sconti a nessuno. Si deve e si vuole far bene, punto e basta.   Dovi, alte aspettative La Ducati, almeno dal lato di Andrea Dovizioso, si presenta consapevole del livello degli avversari, ma pure del fatto che nelle prove invernali Dovizioso è sempre stato veloce e che in Qatar la Desmosedici parte forse un pizzico avanti agli altri. Lo dicono le statistiche degli ultimi tre anni, non lo dice ma lo fa capire Andrea, che si è sempre detto contento delle prestazioni e della guidabilità della sua moto. Per il campionato probabilmente il favorito resta Marquez, ma dopo tre secondi posti consecutivi a Losail e le ottime indicazioni avute dalla sessione invernali disputata sul circuito qatariota, almeno per la prima tappa dell'anno il Dovi ci crede eccome. Non mancherà la concorrenza e ci sarà da vedere come si comporterà Lorenzo, molto altalenante nell'inverno ma sbagliato da togliere del tutto dalla lista dei pretendenti al bottino grosso.   Serenità Marquez Negli ultimi due anni Marquez ha portato a casa due titoli, ma in nessuno dei due casi era partito bene nei test come accaduto in questo 2018. Finalmente, dopo tre stagioni, la Honda si è fatta trovare pronta sin da subito e questo per Marc è già un bel passo avanti. Per questo motivo, il Qatar non era stata una gara facile nelle ultime annate per lui ed il suo team, ma quest'anno, sebbene il disegno del tracciato non pare essere il più favorevole alla Rc213V, il numero 93 può vincere da subito. Senza dimenticare Pedrosa, che si è ben comportato durante i test.   Yamaha non è l'unica incognita Rossi e Vinales vanno invece a Losail senza sapere esattamente cosa li attende. La M1 2018 ha mostrato una buona competitività ma solo in determinate condizioni, cioè quelle a gomme fresche. Basta un niente e la moto va in difficoltà, colpa di un software e di un'elettronica che sulla moto di Iwata non è al livello nè di Honda nè di Ducati. Quel che fa più paura ai giapponesi è la gestione delle gomme ed il comportamento della moto quando esse si usurano, cioè la stessa cosa che ha mandato in rovina la stagione 2017. I problemi infatti non sembrano superati ed il rischio di una partenza ad handicap per questa stagione è forte, dunque sarà importante il confronto con Zarco, il quale ben volentieri ha scartato il modello 2017 per tenersi quello 2016, e che va in Qatar convinto di poter dire la sua nei piani alti della classifica. Bisognerà poi vedere chi tra i team clienti riuscirà ad inserirsi, e lo stesso vale per Suzuki, Aprilia e Ktm: difficile fare una previsione per queste squadre, che però cercheranno di sicuro di scombussolare i piani alle tre "big".   Il circuito L'impianto che ospiterà la prima tappa del mondiale, come avviene da tanti anni ormai, è l'autodromo di Losail, molto vicino a Doha. Arrivato in calendario nel 2004 (vittoria di Sete Gibernau), nel 2008 quello corso su questo tracciato fu il primo Gp della storia del Motomondiale ad essere corso in notturna, ed in quell'occasione il successo andò alla Ducati di Casey Stoner. La pista qatariota misura 5380 metri, conta 16 curva e vanta un rettilineo, quello principale, di oltre un chilometro.   Albo d'oro Sono due i re del Gran Premio del Qatar, e rispondono ai nomi di Casey Stoner e Valentino Rossi, in cima alla classifica dei vincitori di Losail con quattro successi a testa, uno in più di Jorge Lorenzo, mentre Marc Marquez, Sete Gibernau e Maverick Vinales sono a quota uno. Tra i team dominio Yamaha con 8 vittorie, mentre Honda e Ducati sono a quota 2.

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