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PASSIONI

Alla 24 Ore di Le Mans del 1965 la piccola Ferrari 250 LM sbaraglia i "mostri" Ford da 7 litri

  • –di Mattia Losi

Il 22 e 23 del corrente mese di Giugno avrà luogo la novantesima edizione della 24 Ore di LeMans; corsa che, in questo lunghissimo lasso di tempo, ha visto di tutto: arrivi sul filo di lana, incidenti mostruosi, record di velocità, ecatombe di ritiri; pagine oscure e pagine belle, a volte quasi commoventi. Come quella scritta nell'edizione 1965 dalla protagonista del nostro articolo.
Quell'anno il caldo era asfissiante e le vetture partecipanti caddero una dopo l'altra tanto da lasciarne in pista solo quattordici delle cinquantuno partenti; le premesse per un grande spettacolo, prima dell'inizio della lunga maratona, c'erano invece tutte: la Ford, per mettere in difficoltà la Ferrari scatenava due esemplari della propria GT40 dotate di motore da 7 litri, cilindrata giudicata addirittura 'assurda' dalla stampa dell'epoca, mentre la casa di Maranello rispondeva con le P2 da 3,3 e 4 litri affidate ai migliori specialisti, da Joachim Bonnier a Lorenzo Bandini, da Lodovico Scarfiotti a Mike Parkes fino a Nino Vaccarella che, in coppia con Pedro Rodriguez, fu l'unico a portare la vettura al traguardo (ma solo al settimo posto).
Le altre si erano ritirate stroncate da noie ai dischi dei freni che tendevano a spezzarsi oppure al cambio sovraffaticato dal tentativo di risparmiare i freni; noie al cambio e surriscaldamenti che già da tempo avevano messo fuori combattimento sia le 'assurde' Ford 7000 cc che le loro sorelline da 4,7 litri.
Questa lunga premessa per sottolineare l'importanza storica e, vorremmo dire, sentimentale per tutti gli appassionati del Cavallino di quella 'piccola' 250 LeMans che, girando come un orologino (per quanto, verso fine gara, un po' scarico), riuscì a portare a casa una vittoria ormai insperata mettendosi dietro, oltre tutto, una vettura gemella.
Ambedue iscritte da scuderie private, quella vincente portava i colori della NART (North America Racing Team) ed era guidata da Jochen Rindt e Masten Gregory con quest'ultimo che fu protagonista di un vero e proprio giallo.
Molti ricorderanno che questo pilota statunitense indossava occhiali molto spessi da miope; quella notte di una giornata afosissima, poco prima dell'alba, si alzò un nebbione da pianura Padana e Gregory, appena uscito per il suo turno di guida non riusciva a vedere nulla. Impossibilitato a continuare rientra precipitosamente ai box dove si cerca Rindt che risulta introvabile.
Fu così che Chinetti impose a Ed Hugus, pilota di riserva, di salire in macchina fino al sorgere del sole per poi ridare il volante a Gregory; i commissari, pare intenti a combattere l'umidità della notte a colpi di fiaschi di vino, non se ne avvidero e, dopo la vittoria, tutti restarono zitti per non incorrere nella squalifica. La vicenda è rimasta segreta a lungo; Hugus l'ha raccontata di recente, poco prima di morire, e nessuno lo ha smentito.
La 250 LM (il suo proposito era già scritto nel nome) in versione stradale, si fa per dire, debutta al Salone di Parigi del 1963, giusto cinquanta anni fa, quale sostituta della 250 GTO per competere nella categoria GT; finalmente dotata di 'carro davanti ai buoi' come ormai era imprescindibile anche in questa categoria, derivava strettamente dal prototipo 250 P mentre il motore 3 litri era uguale a quello della GTO e della 250 Testa Rossa.
Dopo quel primo esemplare, però, verrà invece montato il 3,3 litri della 275 (come sempre la cilindrata unitaria) nella versione con sei carburatori per 320 Cv; qualcuno, in funzione di ciò, la definisce 275 LM ma è un errore: lei è e rimane la 250 LM anche se è giusto segnalare questa insolita discrepanza tra la denominazione e la cilindrata effettiva.
Gli esemplari costruiti sono stati in tutto trentatre, molto lontani dai cento necessari per l'omologazione in Gran Turismo, e così la 250 LM si ritrovò a correre tra i prototipi.
La cosa fece molto arrabbiare Enzo Ferrari, al quale non era riuscita la stessa 'furbata' dei tempi della GTO quando ottenne che fosse considerata come un'evoluzione della SWB; qui non c'erano progenitrici a cui agganciarla ma lei non se ne curò poi tanto riuscendo a cogliere comunque affermazioni importantissime anche volendo prescindere dall'impresa descritta.
Sempre nel 1965 vinse anche la 500 km di Spa mentre dell'anno prima è la doppietta alla 12 Ore di Reims; e l'ultima sua vittoria è del 1967 a dimostrazione di una longevità agonistica fuori del comune.
Oggi è una delle Ferrari più quotate: l'ultima vendita di cui si è a conoscenza è avvenuta nel 2008 per qualcosa meno di sette milioni di Dollari; considerando quanto sta accadendo ultimamente è facile immaginare che, oggi, per meno di dieci milioni sia difficile acquisirne un'esemplare.
E potrebbe essere ancora un affare se rapportato alle quotazioni delle 250 GTO verso la quale ci pare abbia nulla da invidiare oltre a portare in dote il ricordo di quella doppietta sul circuito della Sarthe che l'altra non può vantare. Ci pare non sia cosa da poco.

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