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Il manager? Deve studiare

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I NODI DEL SETTORE

Il manager? Deve studiare

  • –di Gaia Fiertler

Deve saperne di quattro ruote, ma anche di controllo di gestione, negoziazione, acquisti e rapporti interpersonali. È un manager operativo, che dialoga con diverse funzioni aziendali e con i suoi principali clienti: i driver. All'esterno, invece, è a stretto contatto con noleggiatori di lungo termine, case automobilistiche, autofficine e società di servizi, i suoi fornitori. Il fleet manager, responsabile del parco auto aziendale, non è mai stato così impegnato come negli ultimi anni, combattuto tra la necessità di ridurre costi e inefficienze e quella di garantire soddisfazione, comfort e sicurezza ai suoi clienti interni. Nella maggioranza dei casi è un impiegato o un quadro dei servizi generali o dell'ufficio acquisti, mentre nelle realtà più grandi può essere un dirigente.

Ma, alla fine, fleet manager si nasce o si diventa? Non ci sono corsi di laurea o master che formino alla professione, perché è per lo più una crescita interna: si arriva dall'amministrazione, dall'ufficio acquisti o dagli stessi servizi generali e ci si specializza. La passione per le automobili fa la sua parte, come racconta Michela Sparapani, responsabile del parco auto di Markas, società di Bolzano di servizi di pulizia e ristorazione, ma poi servono competenze specifiche e aggiornamento continuo, per cui esistono sul mercato corsi e seminari. Come la Fleet manager academy di Econometrica, con il patrocinio di Aiaga (l'associazione degli acquirenti e gestori di auto aziendali) che, due volte all'anno, chiama a raccolta gli addetti ai lavori sulle novità del settore. Proprio oggi, l'edizione di primavera, a Milano, traccia il futuro della mobilità con un ospite d'eccezione, Lukas Neckermann, autore di «The mobility revolution». Si ragiona sull'impatto dell'auto connessa, sulle car policy e car list, sul total cost of ownership, sulla sicurezza, sul costo delle assicurazioni e sul raggiungimento degli obiettivi zero incidenti e zero emissioni.

Aiaga sta anche pensando a una evoluzione web del corso universitario «Fleet e mobility manager: sviluppo di capacità manageriali», organizzato negli anni scorsi all'Università di Bologna in collaborazione con Econometrica. L'obiettivo della versione web sarà di raggiungere quante più persone possibili senza farle spostare e senza limiti nel numero di partecipanti. «Tra interventi e best practice, questi corsi danno gli strumenti per ottimizzare la gestione della flotta e muoversi meglio, per esempio, nella scelta di auto a basso impatto ambientale», racconta Luca Pallaro, fleet manager e direttore logistica della cooperativa agricola Ortoromi.

A giugno, ad Arese (Milano), partirà invece la seconda edizione del corso di aggiornamento professionale di quattro giornate “iFLEETyou” per i responsabili parco auto di medie e grandi aziende, realizzato dal centro studi Fleet&Mobility in partnership con Fca, Leasys, AonBenfield, Targa Drive, Saol e TT-Point. I temi saranno total cost of ownership (che sta evolvendo in total cost of management), car policy e bisogni del driver, normativa fiscale e retributiva, assicurazioni, impatto ambientale della flotta, nuovi servizi di mobilità, manutenzione, gestione dei pneumatici e telematica per le flotte. «Il metodo è quello dell'interactive learning: i partecipanti potranno confrontarsi fra loro, scambiarsi esperienze e suggerire soluzioni ai problemi più diffusi. L'aspetto del networking è sempre molto apprezzato», commenta Alessandro Palumbo, direttore del corso e partner di Fleet&Mobility.

E sul fronte dei noleggiatori di lungo termine, che competenze sono richieste oggi? Serve un approccio sempre più consulenziale e dimestichezza con tecnologia digitale e alimentazioni alternative. Non esistono corsi sul mercato, ma sulle ultime novità tecniche e di prodotto le case automobilistiche tengono continuamente aggiornate le società di noleggio, che a loro volta fanno a gara a formare al meglio i propri manager e commerciali. Come Leaseplan, che ha una propria academy interna che segue un metodo di formazione internazionale per la vendita complessa. O Arval, che nel 2015 ha incrementato il monte ore di formazione sia manageriale, sia tecnico-specialistica per importanti innovazioni nell'offerta e che, con il Corporate vehicle observatory, mette a disposizione della filiera le proprie ricerche sulle tendenze di mercato e, ogni anno, presenta il Barometro delle flotte aziendali. A sua volta, Leaseplan aiuta a prendere decisioni informate sulla gestione dei parchi auto e della mobilità con il suo MobilityMonitor.

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