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Dossier La Formula E accende la passione per il green

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Dossier | N. 36 articoliSpeciale Formula E: gare, macchine e tecnologia

La Formula E accende la passione per il green

Le monoposto di Formula E non emettono gas di scarico ma le gomme fumano lo stesso e  l’adrenalina non manca
Le monoposto di Formula E non emettono gas di scarico ma le gomme fumano lo stesso e l’adrenalina non manca

Elettrico è anche motorsport. Energia, adrenalina e competizione: sono questi gli ingredienti essenziali della gare e nella Formula E, ci sono. È vero, manca il rumore delle monoposto ma ci sono elementi che non si trovano altrove.

Il Campionato di Formula E è stato ideato della Federazione Internazionale dell’Automobile (Fia) nel 2012 ma ha preso avvio solo nel 2014, quando il 13 settembre a Pechino si è disputata la prima gara. Un progetto che è stato fortemente voluto da Alejandro Agag, uomo d’affari spagnolo ed ex politico oggi Ceo della Formula E Holding Ltd. Adesso siamo giunti alla quarta stagione che vede la partecipazione di 10 team per un totale di 20 monoposto che corrono in circuiti cittadini di tutto il mondo. Per la stagione 2017-2018 il numero di gare è 14. Sono già state svolti 5 ePrix e il prossmo Sarà a Roma nella zona dell’Eur.

Formula E, il giro virtuale sul circuito di Roma

Sono numerose le aziende che credono in questo progetto. Da maggio 2016 Enel è Official Power Partner del campionato, una collaborazione che ha come obiettivo rendere la Formula E un evento all’avanguardia sotto l’aspetto energetico e occasione per realizzare i test e-mobility. In particolare, Enel fornisce un contributo tramite l’installazione di tecnologie digitali intelligenti che permettono di controllare i consumi all’interno del circuito e che alimentano con energie rinnovabili alcune zone dei circuiti.

Si tratta di una microgrid, ovvero una rete elettrica in scala della rete urbana che Enel sta sviluppando per rendere più efficienti le smart city e che permette di monitorare in tempo reale la provenienza della richiesta e il quantitativo di energia. Inoltre, da gennaio 2018, Abb(Asea Brown Boveri), multinazionale di ingegneria con sede a Zurigo, e il nuovo title partner del campionato. Tra i partner tecnogici c’è il chipmaker Qualcomm. Di primo piano la presenza dell’italiana Brembo che fornisce i sistemi frenatnti che debutteranno nella quinta stagione (2018-2019) e per le prossime tre sull vetture «Gen2» che presentano numerosi migliramenti tecnici.

Nella Formula E, a fare la differenza sono ancora i piloti e le strategie della squadre. Sì, perché tutte le monoposto in griglia sono uguali: stesso telaio in fibra di carbonio (realizzato da Spark Racing Technology) e Kevlar prodotto dalla Dallara, stesso sistema frenante, motori con potenza massima di 200 kW che in gara viene ridotto a 180 kW con la possibilità del 20% in più per qualche istante ai tre piloti scelti dal pubblico (fanboost) e stessi cerchi da 18 pollici con pneumatici Michelin utilizzabili sia sul bagnato che sull’asciutto che riducono il rotolamento e quindi consentono un utilizzo più efficiente dell’energia.

Tutte le monoposto hanno una massa di 800 kg (incluso i 200 kg delle batterie), un passo di 3,125 metri e raggiungono una velocità massima di 225 km/h. In frenata, la batteria si ricarica fino a un massimo di 150 kJ, è la stessa tecnologia utilizzata sulle moderne auto elettriche. La batteria agli ioni di litio hanno una capacità di 28 kWh e fornisce energia per circa 50 km, un’autonomia limitata che obbliga i piloti a fermarsi a circa metà gara per fare il cambio auto ma che dal prossimo anno verrà cambiata, permettendo di disputare l’intera gara senza obbligo di stop. Nota curiosa sulla ricarica che è 7 volte più veloce rispetto alle auto elettriche in commercio: si caricano in 45 minuti contro i 330 della media degli altri veicoli.

I team in gara sono 10 e comprendono: Venturi Formula E, Techeetah, Renault e.Dams, Nio Formula E Team, Mahindra Racing, Panasonic Jaguar Racing, Dragon Racing, Ds Virgin Racing, Ms&Ad Andretti, Audi Sport Abt Schaeffler. Nomi noti che addirittura, nel caso di Audi, ha rinunciato alla partecipazione storica alla Wec (Campionato del Mondo Endurence Fia) al quale anche Mercedes e Porsche hanno detto addio proprio per dedicate tempo, energia e risorse allo sviluppo dell’elettrico. Un’ulteriore conferma che le tecnologie prima vengono rodate nel motorsport per poi essere utilizzate nelle vetture per il mercato. Ma questo è un segnale anche sulla strategia dei costruttori: prima Jaguar seguita poi da Audi, Mercedes, Porsche e Bmw; la direzione è quella dell’elettrico. E se qualcuno pensa che la Formula E non sia spettacolare, almeno potrà sempre riconoscere che questa disciplina unisce l’impegno di ricerca e sviluppo dei costruttori automobilistici (e partner) per le auto e le tecnologie che un domani popoleranno le nostre strade. Kers docet.

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