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Dossier Mobilità 2.0, gli italiani preferiscono il car sharing

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Dossier | N. 23 articoliElettrica, autonoma e condivisa: ecco come cambia l’automobile

Mobilità 2.0, gli italiani preferiscono il car sharing

Cercare un’auto dal proprio smartphone, salire a bordo e pagare solo i minuti di utilizzo. Anzi, meglio: dividere le spese della corsa con gli altri passeggeri, offrendo o prenotando uno “strappo” con una app scaricata pochi istanti prima. Car sharing e ride sharing, i sistemi per la condivisione di vetture e di corse, si espandono in tutta Europa come alternativa alla vettura di proprietà. Un cambio di abitudine intercettato dalle case automobilistiche, alla ricerca di un modello di business che generi profitti sul lungo periodo. Nell’attesa si procede a tentativi, affollando il mercato di proposte. Bmw ha lanciato nel 2011 la piattaforma Drive Now, una joint venture con l’azienda di noleggio Sixt che ha raggiunto 14 città (11 in Europa, tre negli Usa) ma chiuso il 2016 con un perdita di 15 milioni. Mercedes-Benz ha ideato l’app di prenotazione taxi Mytaxi, acquisito una quota della sua omologa Hailo e brevettato due sistemi di car sharing: Croover e soprattutto Car2Go, l’app che guida il mercato italiano e potrebbe fondersi in futuro con la rivale Drivenow. Per il resto, si va dagli investimenti di Volkswagen in mobilità condivisa (con tanto di un brand dedicato, Moia) al car sharing elettrico Emov di Psa, passando per l’investimento da 500 milioni di dollari della General Motors nella startup «anti-Uber» Lyft.

Se i produttori sono alla ricerca di una formula redditizia, i viaggiatori si misurano solo con vantaggi e svantaggi di un servizio pay per use (le piattaforme dove il consumo si sostituisce alla proprietà). Uno studio a cura di AlixPartners, una società di consulenza, ha provato a quantificare l’impatto dei due fenomeni sulle vendite di automobili e i comportamenti dei consumatori. Risultato? La disponibilità di sistemi di mobilità condivisa ha spinto in media una quota del 50-60% degli utenti internazionali di car e ride sharing a rinviare o evitare del tutto l’investimento su un’auto di proprietà. I benefici arrivano dal risparmio di tempo e di costi dell’addio a una vettura fissa, a partire dalle spese assicurative e di manutenzione. Gli inconvenienti nascono dal malfunzionamento dei servizi, tanto popolari sulla carta quanto immaturi nell’offerta. Gli utenti del car sharing lamentano scarsa disponibilità di vetture (29%) e prezzi (37%), mentre quelli del ride sharing sono intimoriti dal rapporto costo-opportunità (32%) e dalla trasparenza effettiva del servizio (26%). Tra i due è il ride sharing che si candida a una crescita più robusta, spinto da una maggiore varietà di servizi: lo stesso utente può dividersi fra operatori commerciali (come Uber), peer-to-peer (BlaBlaCar) o una semplice piattaforma per la prenotazione di taxi, come Mytaxi e Hailo. Ma è presto per fare bilanci, soprattutto su scala nazionale. Ad esempio in Germania e in Italia si conserva il primato del car sharing, mentre in Francia e Regno Unito la «generazione BlaBlaCar» ha già consacrato il sorpasso del ride sharing, usato rispettivamente il 9% e il 7% in più nelle grandi aree metropolitane come Parigi e Londra.

Concentrandosi sull’Italia, le flotte di auto condivise sono ancora più conosciute (e apprezzate) rispetto alle app per dividere una corsa. Il car sharing è conosciuto dal 99% degli intervistati, media superiore anche a quella della Francia (92%) e Regno Unito (97%). Il ride sharing, viceversa, si ferma al 92% degli utenti, appena sotto al 93% del Regno Unito e al 97% della Francia, avvantaggiata dall’aver dato i natali a un pioniere del settore come BlaBlaCar. Quanto ai marchi, gli utenti italiani si dividono fra i brand internazionali e quelli domestici. Sul fronte del car sharing, dominano la piazza Car2Go (63%) ed Enjoy (50%), seguiti a distanza di sicurezza da DriveNow (18%) e da Zipcar (17%). Su quello del ride sharing il mercato è monopolizzato da BlaBlaCar (68%) e Uber (65%), per scendere a quote comunque significative di MyTaxi (28%) e AppTaxi (21%). Il predominio del car sharing si si dovrebbe mantenere stabile anche per il futuro, ma il gap rispetto alle corse condivise si sta già ridimensionando. Nei prossimi 12 mesi, secondo le stime raccolte da AlixPartners, il 51% degli utenti di car sharing continuerà ad usare il servizio «come ora» e il 36% lo farà «più di frequente».

Se si passa al ride sharing, il 44% degli utenti continuerà a usarlo come ora, ma una quota del 39% è intenzionata a intensificare il suo utilizzo. Da qui all’utilizzo di massa, comunque, la strada è lunga. Per entrambi. Fra gli aspetti che «piacciono meno agli utenti» ci sono limiti strutturali come la carenza di vetture, l’opacità dei prezzi e la sensazione di risparmiare poco. O meno del previsto.

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