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Dossier Vetture senza «pilota» nuova sfida per i designer che guardano avanti

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Dossier | N. 23 articoliElettrica, autonoma e condivisa: ecco come cambia l’automobile

Vetture senza «pilota» nuova sfida per i designer che guardano avanti

L’auto che guida da sola sarà un salotto dove rilassarsi o un funzionale contenitore su ruote? A giudicare dai numerosi concept visti a Ginevra molto dipenderà dal tipo d’uso. Benché ovviamente a propulsione elettrica e iperconnesse, le auto senz’altro più affascinanti ed empatiche a prima vista, perché ricche di suggestioni domestiche, sono quelle con forme esterne slanciate e scultoree, quando non addirittura sportive, e un abitacolo che pare l’opera di un arredatore prima ancora che di un team che disegna veicoli.

Aprendo le porte a doppio battente della Volkswagen I.D. Vizzion si accede ad un’ampia lounge con quattro poltrone ruotabili, un morbido tappeto a ricoprire il pavimento piatto e, tutto intorno, una fascia in legno levigato che abbraccia l’abitacolo. Tutti aspetti che ritroviamo anche nella Nissan IMx Kuro (in una nuova edizione rispetto al primo concept svelato a Tokyo nell’ottobre scorso) e nell’inedita Aston Martin Lagonda Vision. Vetture dove il volante si ritrae e scompare in una plancia che non ha più la funzione di integrare gli strumenti. Sempre che non scelgano di viaggiare contromarcia, i passeggeri anteriori hanno davanti a sé un orizzonte pulito, grazie a un parabrezza sempre più esteso, con ampio spazio in basso per la diversa disposizione degli organi meccanici - o per la loro totale scomparsa, posto che la presunta infallibilità della guida autonoma renda davvero superflue anche le dotazioni di sicurezza passiva. La preoccupazione evidente in questi progetti è tenere le sedute più in basso possibile rispetto al pavimento, in cui sono alloggiate le batterie. Al punto di indurre una sorta di “effetto chaise longue”, ovvero di ritrovarsi seduti con le gambe allungate, senza più un vano in cui appoggiare i piedi flettendo le ginocchia. Lo si riscontra anche a bordo della Hyundai Le Fil Rouge, concetto che interpreta con grande eleganza il Dna del marchio coreano anticipandone il prossimo linguaggio formale. E’ una coupé elettrica che evolve il tema del gioco di superfici concavo-convesse cui il design Hyundai lavora da tempo, ora di grande attualità per buona parte della concorrenza.

Del tutto diversa è invece la missione della Renault Ez-Go: qui siamo nell’ambito delle vetture a uso pubblico, del robotaxi per la mobilità urbana da condividere o da utilizzare individualmente prenotandolo via smartphone. Le tematiche del design guardano quindi ad un uso pratico, con sei sedute disposte ad U intorno alle ampie superfici vetrate. Niente porte, si entra da una rampa frontale grazie al modulo parabrezza-tetto che si solleva consentendo un accesso ottimale anche ai disabili.

In fatto di architetture ed accessibilità efficienti pochi hanno l’esperienza di Giorgetto Giugiaro, 80 anni nell’agosto prossimo di cui oltre tre quarti dedicati al car design. Con la grande berlina elettrica Sibylla (firmata GFG Style, l’azienda di progettazione che ha fondato con il figlio Fabrizio) ripercorre temi a lui familiari e propone un parabrezza che scivola in avanti mentre le porte si aprono in doppia modalità, così da consentire ai quattro passeggeri un ingresso senza dover piegare la testa.

L’auto elettrica, connessa e a guida autonoma in una forma davvero originale è però la Nucleus, grande monovolume dalle forme leggere e un’insolita configurazione interna proposta da Icona, design house con sedi a Torino, in Cina e in California. Un osservatore ipercritico come Chris Bangle non esita a definire la Nucleus la proposta più interessante del salone in fatto di esperienza dell’utente, l’aspetto che più di ogni altro dovrebbe guidare la progettazione del futuro.

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