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Brexit, i costruttori di auto pronti ad abbandonare la Gran Bretagna

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i «piani b» dell’industria automobilistica

Brexit, i costruttori di auto pronti ad abbandonare la Gran Bretagna

C’era una volta la Gran Bretagna, patria di storici costruttori automobilistici in grado di creare modelli iconici. Nonostante la lunga tradizione alle spalle, marchi come Rover hanno chiuso definitivamente e i principali costruttori britannici sono in mano a gruppi stranieri a partire da Mini di proprietà Bmw e Jaguar-Land Rover acquistati da Tata nel 2008. Queste acquisizioni per il tessuto industriale inglese si sono tradotte in investimenti milionari in patria con una conseguente spinta occupazionale.

A questo si aggiunge l'arrivo e l'ampliamento degli impianti a marchio Honda, Nissan, Toyota, Ford, Psa e GM con Vauxhall, oltre a Rolls-Royce di Bmw e Bentley di Volkswagen. L'imponente crescita produttiva è stata possibile grazie alle politiche economiche in grado di favorire notevolmente l'arrivo di nuovi car maker e l'ampliamento degli impianti già presenti.

Le conseguenze della Brexit
Ora però il vento è cambiato e la “tempesta” in arrivo si chiama Brexit. Infatti gli investimenti nell'industria automobilistica britannica si sono dimezzati a causa dell'incertezza sulle future relazioni del Regno Unito con l'Europa. Secondo i dati pubblicati da Motor Manufacturers and Traders, la spesa nei primi sei mesi dell'anno è stata di 347,3 milioni di sterline rispetto ai 647 milioni di sterline per la prima metà del 2017. Se la spesa da parte degli automobilisti è legata anche alle incertezze sul futuro delle vetture a gasolio, per quanto riguarda gli investimenti da parte dei costruttori si potrebbe parlare di periodo pre e post Brexit: nel corso del 2015 sono stati investiti circa 2,5 miliardi di sterline nel settore automobilistico del Regno Unito, contro gli 1,1 miliardi di sterline del 2017 dopo la decisione di uscire dall'Europa avvenuta nel 2016. Nonostante il calo delle immatricolazioni e degli investimenti, il settore manifatturiero ha registrato nel 2017 un record di 82 miliardi di sterline, segnando una crescita per l'ottavo anno consecutivo.

La reazione dei costruttori
Brexit e calo delle immatricolazioni delle vetture a gasolio cambieranno in maniera significativa l'attuale situazione produttiva nell'isola di Sua Maestà. Tra le notizie più recenti Bmw ha annunciato che potrebbe essere costretta a chiudere i suoi impianti (Mini e Rolls-Royce) se non potrà importare rapidamente e in modo affidabile componenti dall'Europa continentale dopo la Brexit. «Abbiamo sempre detto che avremmo fatto del nostro meglio e ci saremmo preparati a tutto - ha affermato il manager della casa tedesca Stephan Freismuth - ma se alla fine la catena di forniture si ferma al confine allora non possiamo produrre i nostri prodotti in Gran Bretagna». Il gruppo tedesco gestisce in particolare lo storico stabilimento MINI di Oxford da cui lo scorso anno sono uscite il 60% delle 378mila prodotte in Gran Bretagna con sedi di assemblaggio anche a Swindon e Hams Hall. I problemi futuri a causa di Brexit deriveranno soprattutto dalla componentistica, la maggior parte della quale arriva da oltre i confini britannici.

Passando a Nissan, ad oggi nella fabbrica di Sunderland i 6.700 dipendenti producono Qashqai, Juke, X-Trail e Leaf, oltre alle Infiniti Q30 per un totale di più di 500 mila veicoli all'anno. Proprio il marchio nipponico ha annunciato dei tagli di posti di lavoro, non specificando il motivo della decisione.

Per quanto a Jaguar Land Rover i tagli saranno circa 1.000 ma soprattutto la Land Rover Discovery non sarà più al 100% inglese. Infatti per la prima volta il suv non verrà più prodotto a Solihull ma sarà assemblato nel nuovo impianto di Nitra in Slovacchia. Alle tante polemiche il costruttore inglese ha precisato che lo spostamento lascerà spazio produttivo ai nuovi modelli elettrici, dopo la totale ristrutturazione di Solihull, ma l'impressione generale è che tutti i marchi si stiano organizzando per un “piano B” nell'attesa di capire le reali conseguenze della Brexit. Del resto JLR aveva giocato d'anticipo con con la E-Pace, il suv compatto di Jaguar che è infatti prodotto in Austria dalla Magna.

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