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Tre anni di Dieselgate, così Volkswagen ha cambiato pelle

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LO TSUNAMI DELL'AUTO

Tre anni di Dieselgate, così Volkswagen ha cambiato pelle

Herbert Diess (Afp)
Herbert Diess (Afp)

Con la nomina di Herbert Diess, già responsabile del marchio Volkswagen, al posto di Matthias Muller, il manager ex Porsche diventato amministratore delegato nel settembre del 2015 in sostituzione di Martin Winterkorn e protagonista della riabilitazione dopo lo scandalo del dieselgate il Gruppo VW ha di fatto archiviato i tre anni che ne hanno messo in discussione anche la sopravvivenza e avviato una profonda ristrutturazione al suo interno.
A Diess, sulla base di un mandato di cinque anni, infatti, è ora affidata la responsabilità di un Gruppo destinato a cambiare in maniera radicale.

Punto di partenza la scelta di creare sei diversi divisioni, cui si affiancherà una struttura organizzativa dedicata solo alla Cina che si spiega sia con l'importanza del mercato cinese per i ricavi e gli utili che ne derivano, ma anche per la crescente elettrificazione di quel mercato che è ormai il più importante a livello globale.

Oltre alle sei divisioni saranno costituiti anche tre gruppi di marchi associati fra loro sulla base del loro posizionamento sul mercato. Diess ha fornito spiegazioni precise sui nuovi “supergruppi” interni. Uno riunirà i brand di massa VW, Seat, Skoda, i veicoli commerciali leggeri e i servizi per la mobilità del futuro. La capogruppo, VW, sarà sempre più orientata ad assumere la leadership a livello globale nell'ambito della vendite di modelli elettrici, mentre Seat e Skoda punteranno su una gamma di supporto a VW all'insegna della sportività, Seat, e dello “status”, Skoda. Il secondo sarà dedicato al segmento premium e comprenderà sostanzialmente l'attuale Audi anch'essa destinata a creare nei prossimi anni una gamma di vettura elettriche con caratterizzazione più espressamente premium.

Tre anni di dieselgate

Il terzo segmento è stato definito superpremium e sarà guidato da Porsche e composto anche da Bugatti, Bentley e dalla Lamborghini, una volta passata dalla proprietà di Audi a quella di Porsche, si presume all'inizio del 2019. La nuova organizzazione prevede che gli attuali responsabili dei singoli marchi del Gruppo assumano gradualmente ulteriori ruoli gestionali secondo un principio della trasversalità che sarà perseguito anche per altre funzioni come per la divisione Acquisti e Componentistica che potrebbe confluire in futuro in un'organizzazione unica.

Diess assumerà la responsabilità delle attività di Ricerca e Sviluppo e nel campo della connettività dei veicoli. Oliver Blume, alla guida della Porsche, supervisionerà, invece, le attività produttive e il direttore finanziario Frank Witter gestirà anche l'Information Technology. Il nuovo assetto è destinato, secondo i vertici di Wolfsburg, non solo a semplificare la gestione, ma anche a sfruttare le sinergie tra le diverse unità operative e soprattutto ad accelerare i futuri processi decisionali.

Il nuovo assetto che è stato definito “a matrice” è destinato, infine, a semplificare la gestione, ma anche a sfruttare le sinergie tra le singole unità operative senza però particolari conseguenze sull'attuale piano industriale. Non ci sarà, dunque, motivo di cambiare il “business plan strategy” già programmato fino al 2025, ma bisognerà aumentarne la velocità in modo significativo, fanno sapere dai piani alti del Gruppo VW sottolineando la necessità di imprimere un decisa accelerazione per effetto degli importanti cambiamenti in atto nel settore automobilistico a livello globale che ne cambieranno profondamente i “connotati” già nel prossimo decennio.

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