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anniversari

Citroën 2 CV, settant’anni e non sentirli: un oggetto da collezione con una rivalutazione sicura

Noi che siamo grandi estimatori della Citroën Dyane, ne abbiamo già parlato, e delle varie Ami, che della 2 CV sono evoluzioni più o meno spinte, non possiamo certo salutare definitivamente il 2018 appena concluso senza festeggiarne il settantesimo compleanno. Che per poco non è stato l’ottantesimo in quanto, a fine 1938, era già pronto un prototipo pressoché definitivo della ormai mitologica T.P.V. (Trés - o Tout a seconda delle fonti - Petite Voiture = vettura piccolissima) e molto simile, quindi, alla prima versione della vettura di serie che debuttò al Salone di Parigi del 1948.

Un oggetto che aveva perso, sì, le rudezze del prototipo caratterizzato da un solo faro anteriore, dall'avviamento del motore a manovella e privo di tachimetro e contachilometri, ma ancora del tutto rispondente alle direttive che aveva espresso André Citroën circa un veicolo adatto, tra le altre cose, alle esigenze degli agricoltori francesi che avrebbero potuto così trasportare le uova di loro produzione al mercato, su strade non asfaltate, senza tema di romperne alcuna.

Il successore, Pier Jules Boulanger, si mosse rispettosamente nello stesso solco affidando la supervisione del progetto ad Anfré Lefèbvre: un uomo che, in occasione dello sviluppo della 'Traction Avant' aveva già dimostrato di possedere la vivacità di pensiero necessaria per un'impresa simile. Da qui le sospensioni di leggendaria morbidezza e di amplissima escursione che hanno fatto di questa vetturetta una proposta unica, fino alla nascita della Renault 4 nel 1961, in tutto il panorama automobilistico mondiale; nessuna utilitaria, infatti, poteva vantare un confort di marcia neppure paragonabile a quello della 2 CV che, se non fosse stato per il frullìo del piccolissimo bicilindrico spesso utilizzato ai suoi limiti, avrebbe potuto illudere gli occupanti di essere su una media berlina.

Queste geniali sospensioni indipendenti erano poi collegate ad un telaio molto ben concepito: un robusto pianale rinforzato da elementi scatolati che anteriormente sosteneva motore e cambio a quattro marce studiati per occupare il minore spazio possibile. Di conseguenza si rivelarono comodi i quattro posti ed uniche, in questa categoria, le quattro porte; più diffuso, invece, il tetto apribile che qui, però, assumeva dimensioni spettacolari permettendo, in estate, di viaggiare accarezzati dall'aria come su una lussuosa cabriolet.

Eccezionale il pur rumoroso motore: raffreddato ad aria e concepito per la minima manutenzione, mantenne tutte le promesse pur con una cilindrata di soli 375 cc che, sviluppando 9 CV solamente, non poteva spingere l'auto oltre i settanta orari con il solo pilota a bordo; una volta alle spalle le ristrettezze estreme dell'immediato dopoguerra, nel 1954, si pensò quindi di vivacizzare un po' questa vettura già di grande successo: si intervenne sulla cilindrata, portata a 425 cc per 12 CV; niente di ché ma almeno ci si poteva avvicinare agli ottanta all'ora e le salite facevano meno paura. Con questo motore la 2 CV visse per molti anni durante i quali le migliorie furono infinite, fino ad arrivare al 1970 quando il 'piccolino' salì a 435 cc per 22 CV e si rese disponibile il 602 cc della Dyane con 28,5 CV e molta più coppia motrice.

A questo punto la 2 CV ha, però, cambiato ruolo: da utilitaria la più spartana possibile per i ceti più bassi, a vettura di tendenza per giovani alternativi o signore anticonformiste; essa infatti era ormai sfruttabile in mille occasioni, grazie alla sua versatilità, e godibile anche nei lunghi viaggi in virtù di prestazioni, sempre tranquille, ma non più umilianti. Siamo a metà anni '70 del secolo scorso e la mania delle serie speciali impazza e poche auto appaiono più adatte della 2 CV per queste iniziative volte a vivacizzare il mercato; limitandosi al mercato italiano, si comincia nel 1976 con la Spot da 0,4 litri di colore bianco e arancio, si prosegue nel 1980 con la best seller Charleston da 0,6 litri nelle tre note livree Bordeaux/nero, Grigio/nero e Giallo/nero, per finire con la Transat 0,6 litri bianca e blu del 1983.

Dopo quasi 3.900.000 esemplari la 2 CV esce di produzione nel 1990 diventando immediatamente un oggetto di culto; oggi, per chi non desideri accendere un mutuo per assicurarsi una rarissima «bimotore» 4x4 (1960-1966), oppure mettere in collezione uno dei primi esemplari, di fatto inutilizzabili, le versioni da cercare sono le serie limitate ma senza pensare che possano in un futuro essere valutate molto di più di una versione standard. Se ne trovano di discrete a partire da sette/ottomila Euro e sono molto divertenti sotto ogni aspetto, anche da restaurare; e se, in corso d'opera, si finisse per spendere più del loro valore attuale, niente paura; basta aspettare: la rivalutazione è sicura.

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