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Nissan in calo nel dopo-Ghosn: riviste le stime sull’esercizio in corso

I primi risultati finanziari della Nissan del dopo-Ghosn sono in calo e inferiori alle attese, accompagnati da una revisione al ribasso delle stime su utili e ricavi per l'esercizio che si concluderà il 31 marzo. Nel terzo trimestre fiscale (ottobre-dicembre) – il periodo intorno alla metà del quale – il 19 novembre – l'ex presidente è stato arrestato a Tokyo – il profitto netto è crollato del 76,7% a 70,4 miliardi di yen su ricavi saliti a 3.045 miliardi di yen, con un modesto margine operativo del 3,4 per cento. L'utile operativo trimestrale è però salito del 25,4% a 103,3 miliardi di yen, specie a causa di minori incentivi offerti sul mercato Usa. Nei primi nove mesi dell'esercizio l'utile operativo risulta in diminuzione del 13,9% a 313,7 miliardi di yen (rispetto ai precedenti 578,1 milioni), con volumi di vendite in calo del 2,1% a 4,02 milioni di unità.

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Nel bilancio, su base annuale, è stato inserito un onere da 9,2 miliardi di yen «che non era stato contabilizzato in precedenti anni fiscali» e che non è stato sborsato (e probabilmente non lo sarà): si tratta proprio dei “compensi differiti” che stanno alla base di una delle incriminazioni a carico di Carlos Ghosn. L'inclusione in bilancio, dal punto di vista di Nissan, è un atto obbligato per continuare a sostenere le accuse contro l'ex presidente e Ceo, che dal carcere nega che questi “compensi differiti” siano stati precisati nel loro esatto ammontare, rilevando che quindi non sarebbe stato scorretto non includerli nei report alle autorità di Borsa.

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Le previsioni sull'intera annata sono state tutte ridimensionate: i ricavi sono stati rivisti al ribasso di 400 miliardi di yen a 11.600 miliardi (specie per una proiezione meno ottimistica sulle vendite in Cina e Usa), mentre i profitti operativi e netti sono stati altresi' ricalcolati a una stima inferiore di 90 miliardi (rispettivamente, a 450 e 410 miliardi di yen). I risultati sono stati annunciati dal Ceo Hiroto Saikawa, accusato da Ghosn di essere l'artefice principale di un vero e proprio “golpe” aziendale a suo danno. Saikawa ha ammesso di avere, con altri, alcune responsabilità per il passato, ma ha sottolineato di avere ora responsabilita' per il futuro di Nissan.

Renault comunicherà i suoi risultati finanziari annuali giovedì, il giorno stesso in cui Jean-Dominique Senard è atteso a Tokyo per la prima volta come presidente del gruppo della losanga (lo è diventato a fine gennaio in seguito alle dimissioni rassegnate da Ghosn, chiuso in un carcere di Tokyo dal 19 novembre scorso). La società e il governo francese desidererebbero che Senard diventasse presidente di Nissan, come lo fu Ghosn, ma i giapponesi nicchiano, con la scusa di attendere le conclusioni dell'inchiesta interna, cosi' come fanno resistenza all'idea di procedere a una maggiore integrazione tra i due gruppi (sulla quale Ghosn aveva lavorato).

Sarà l'assemblea straordinaria di Nissan convocata per l'8 aprile (la stessa che estrometterà del tutto Ghosn e il suo ex braccio destro Greg Kelly) a inserire Senard nel board. Molto meno sicuro che possa davvero diventare chairman. Intanto sulla stampa giapponese filtrano strane ipotesi di compromesso: ad esempio, Renault aprirebbe ad alcune modifiche nell'intreccio azionario (oggi la casa francese ha il 43,4% di Nissan, che a sua volta ha il 15% di Renault senza diritto di voto) in cambio della doppia presidenza per Senard.

Quanto a Ghosn, resta in carcere e la sua posizione rischia di aggravarsi. Tra gli ultimi sviluppi, Nissan e Mitsubishi Motors hanno preannunciato una causa civile in cui chiederanno la restituzione di compensi per circa 7 milioni di euro che l'ex presidente si sarebbe di fatto autoassegnato, in violazione di procedure, da una joint venture olandese costituita dalle due aziende nipponiche poco dopo l'investimento di Nissan in Mitsubishi. Da questa vicenda potrebbe in teoria uscita una nuova incriminazione per Ghosn, oltre a quelle per sovrastima di compensi alla Nissan e per presunti vantaggi indebiti conseguiti a scapito di Nissan nel favorire un uomo d'affari saudita che lo aveva aiutato in una delicata questione d'affari personale (in cui la stessa Nissan era stata coinvolta temporaneamente).

È poi emersa la notizia di un polemico scambio di lettere tra i legali di Renault e quelli di Nissan sulla gestione del caso Ghosn, aspramente criticata dalla parte francese. Ma è anche vero che, al termine di una indagine preliminare interna, per la prima volta alcuni giorni fa anche da Renault e' arrivato uno schiaffo all'ex Ceo: il passaggio delle carte alla magistratura francese in relazione a presunti vantaggi personali che Ghosn avrebbe ottenuto in relazione a un contratto di sponsorizzazione per la Reggi di Versailles, che ha ospitato una festa in costume per il secondo matrimonio e compleanno della moglie di Ghosn. Un valore stimato in 50mila euro per l'affitto di una serata al Grand Trianon: i legali di Ghosn si sono affrettati a dichiarare che lui e' pronto a restituire la somma per evitare equivoci.

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Renault ha precisato che, anche se si e' dimesso dalle cariche di presidente e Ceo di Renault, Ghosn continua a essere un membro del board di Renault e della joint venture di diritto olandese Renault-Nissan Bv. Il destino personale di Ghosn, comunque, fa ormai da sfondo alla questione fondamentale del destino di una alleanza che ha prodotto l'anno scorso 10,76 milioni di autoveicoli (uno su nove al mondo), con un aumento dell'1,4%. Tra le incognite di mercato, c'e' anche quella della Brexit: nei giorni scorsi Nissan, che gestisce la piu' importante fabbrica automobilistica del Regno Unito, ha annunciato di aver cancellato i piani per la realizzazione del Suv X-Trail a Sunderland a causa della persistente oscurità sul futuro delle relazioni tra Londra e la Ue.

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