Sequestrata anche la “scatola nera”

Mottarone, Giovannini: «Il tragico incidente è una ferita per il paese. Anomalie da un mese»

Ancora in corso le indagini della Procura della Repubblica: tre i fermi. Mentre Eitan, il bimbo di 5 anni unico sopravvissuto, si è svegliato dal coma

di Nicoletta Cottone

Mottarone, ecco quale sarebbe il "forchettone" che non doveva essere li'

7' di lettura

«Il tragico incidente del 23 maggio 2021 sulla funivia Stresa Mottarone è una grande ferita per il Paese». Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini nel corso dell’informativa urgente sulla tragedia del Mottarone, dove il crollo della cabina della funivia ha provocato 14 morti. Un lungo applauso dei parlamentari quando il ministro ha parlato del cordoglio dello Stato per le vittime innocenti della funivia. L’unico superstite è Eitan, un bambino di 5 anni, che in quella tragedia ha perso tutta la famiglia. Il bambino è ricoverato all’ospedale Regina Margherita di Torino, da dove nel pomeriggo di giovedì è giunta la notia del suo risveglio dal coma: Eitan sarebbe sveglio e coscente, con la zia.

«Quanto all'esatta dinamica dell'incidente e all'accertamento delle relative cause, sono, come è noto, in corso le indagini da parte della competente Procura della Repubblica, alla quale le strutture del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili stanno fornendo e forniranno tutte le necessarie informazioni», ha sottolineato il ministro.

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Anomalie da un mese

Il ministro ha sottolineato l’attività investigativa «ha permesso di accertare gravi e concreti elementi di responsabilità in capo al Tadini, il quale, pur consapevole dei potenziali rischi, con l’assenso del Perrocchio e del Nerini ha consentito la messa in funzione dell'impianto con la presenza, su una delle due cabine, del dispositivo cosiddetta “forchetta”, che impedisce l'eventuale attivazione del sistema di frenaggio di emergenza, al fine di evitare il continuo blocco dell'impianto causato proprio dal ripetuto azionamento, apparentemente ingiustificato, del dispositivo frenante, che da circa un mese presentava anomalie».

Gli inquirenti sequestrano tutto, anche la cosiddetta scatola nera

Intanto procedono le indagini. «Abbiamo sequestrato tutto, anche la scatola nera, dice il capitano Luca Geminale, comandante della compagnia dei carabinieri di Verbania che da domenica lavora alle indagini sull’incidente alla funivia del Mottarone. La cosiddetta 'scatola nera' è «un sistema - spiega Geminale - che registra tutti gli aspetti tecnici dell'impianto, come la velocità, l'andatura, l'oscillazione» della funivia.

I tre fermi

Tre i fermi nel corso delle indagini coordinate dalla procura di Verbania: Luigi Nerini, amministratore delegato della società che gestisce l'impianto, Gabriele Tadini, caposervizio sull'impianto ed Enrico Perocchio, dipendente della ditta Leitner ma anche consulente per la società delle Ferrovie. A parlare per primo dei problemi dell'impianto sarebbe stato Tadini, convocato in caserma dai carabinieri di Stresa come testimone e poi indagato. Nel mirino degli inquirenti il “forchettone” lasciato nel freno di emergenza per impedirne il funzionamento.

Gravi indizi di colpevolezza

Sul fermo dei tre responsabili della funivia Stresa- Monterone il ministro ha sottolineato che «sarebbero emersi gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni del lavoro, dal quale sarebbe derivato il disastro. In particolare l'attività investigativa ha permesso di accertare gravi e concreti elementi di responsabilità in capo al Tadini, il quale pur consapevole dei potenziali rischi, con l'assenso del Perrocchio e del Nerini, ha consentito la messa in funzione dell'impianto con la presenza su una delle due cabine del dispositivo cosiddetto a 'forchetta' che impedisce l'eventuale attivazione del sistema di frenaggio di emergenza, al fine di evitare il continuo blocco dell'impianto». Il ministro ha precisato che i decreti sul regime dei controlli e delle attività manutentive degli impianti «prevedono tempistiche rigorose e attribuiscono specifiche responsabilità al Direttore di esercizio dell'impianto, nominato dal gestore e in possesso dei requisiti professionali accertati dall'Ustif». Sono previsti «in capo all'esercente l'esecuzione di ispezioni annuali, di controlli giornalieri, settimanali e mensili», ha precisato il ministro.

La capienza della cabina era stata ridotta da 40 a 15

Il ministro durante l’informativa sulla tragedia della funivia Stresa-Mottarone ha ricordato che «la cabina ha una capienza massima di 40 passeggeri (oltre al vetturino). In considerazione dell’utilizzo in assenza di vetturino la capienza è stata limitata a 15 passeggeri riducendo, tra l’altro, la velocità di marcia».

Il cedimento del cavo di traino

Il ministro ha riassunto la dinamica dei tragici fatti. «Domenica 23 maggio 2021, poco dopo le ore 12.00, è precipitata al suolo la cabina della Funivia Stresa–Alpino-Mottarone in zona impervia e boschiva. Dalle prime ricostruzioni appare che l'incidente sia stato innescato dal cedimento del cavo di traino della cabina nel tratto prossimo all'arrivo alla stazione della funivia posizionata in vetta alla montagna. A seguito della rottura della fune traente la cabina, a causa del mancato intervento del freno sulla fune portante, dopo essere retrocessa velocemente lungo la via di corsa, ha urtato il pilone di sostegno ed è precipitata nel vuoto».

Le 14 vittime della tragedia

A bordo della cabina erano presenti 15 persone: 13 sono decedute sul colpo, 2 bambini di 6 anni, a causa delle gravi ferite riportate, sono stati elitrasportati in codice rosso a cura del servizio 118 di Novara presso l'Ospedale Regina Margherita di Torino. In serata, uno dei bambini è deceduto, portando così a 14 il numero delle vittime totali. L'altro bambino versa ancora in prognosi riservata.

La revisione del 2016

L’impianto è stato aperto al pubblico nel 1970. Il 12 agosto del 2016 è stato rilasciato dall'Ufficio Speciale per i Trasporti ad Impianti Fissi, organo periferico del ministero, competente per territorio il nulla osta tecnico alla riapertura al pubblico esercizio a completamento dei lavori di revisione generale e di verifiche e prove svolte nei giorni 2, 3, 4 e 11 agosto 2016. Il 12 e 13 luglio 2017 è stata effettuata, dallo stesso ufficio, la visita di ricognizione preliminare al rilascio del nulla osta tecnico all'esercizio notturno degli impianti, poi rilasciato il giorno 19 luglio 2017. Il 29 e 30 novembre 2017 è stata effettua la visita calendariale, con la partecipazione di funzionari Ustif, prevista dopo il primo anno dalla revisione generale. Per consentire l'esercizio pubblico in assenza del vetturino, sulla base del voto n. 3 del 2017 della Commissione Funicolari Aeree e Terrestri, organo consultivo del Ministero in materia funiviaria, il 14 dicembre 2018 è stata effettuata la visita di ricognizione per la verifica del rispetto delle prescrizioni previste dallo stesso voto. La prossima visita da parte dell'Ustif era calendarizzata per questo anno.

I controlli alle funi

Per quanto riguarda i controlli svolti dal gestore per mezzo di una società incaricata, questi sono stati effettuati a luglio del 2017 e successivamente, tra novembre e dicembre 2020, sono stati effettuati controlli specifici sulle funi. In particolare, a novembre del 2020 sono stati svolti controlli magnetoscopici sulle funi portanti, sulle funi traenti e sulla fune di soccorso. Infine, a dicembre 2020 una società specializzata ha effettuato l'esame visivo delle funi tenditrici.

Due i tronconi dell’impianto

L’impianto è stato originariamente realizzato nel 1970 dal costruttore “Piemonte Funivie” su progetto degli ingegneri Azzaroli e Carlevaro ed è della tipologia “funivia bifune a va-e-vieni”, ha spiegato il ministro. L'impianto è dotato di due funi portanti (una per ciascuna via di corsa), sulle quali sono sospesi due veicoli, che si muovono in direzione opposta con moto alternato per effetto di una fune traente a essi collegata. La fune traente, chiusa ad anello (detto anello trattivo), è messa in movimento dalla rotazione di una puleggia motrice posta nella stazione “motrice”. L'impianto è diviso in due tronchi: quello inferiore “Stresa-Alpino” ha la stazione motrice a monte; quello superiore “Alpino-Mottarone” ha la stazione motrice a valle, ubicate nello stesso edificio. Nel tronco inferiore la quota delle stazioni è pari a 205 m per quella di valle e 803 m per quella di monte. Nel tronco superiore la quota delle stazioni è di 803 m per quella di valle e 1355 m per quella di monte.

Le concessioni dell’impianto e la competenza amministrativa

La concessione dell'esercizio dell'impianto, in precedenza assegnata alla “Ferrovie del Mottarone Srl” di proprietà della famiglia Nerini, a seguito della revisione generale del 2016 è stata assegnata in un primo tempo alla Società “Funivie del Mottarone” costituita dalla Leitner Spa e da Carlo Samonini, capo servizio dell'impianto. Successivamente, la concessione è stata riacquisita dalla “Ferrovie del Mottarone Srl” in capo a Luigi Nerini. La competenza amministrativa sull'impianto è attualmente affidata all'Unione Montana Alta Ossola con sede in Crodo (Vb).

Leitner si costituirà parte civile

Intanto Leitner spa, la società di Vipiteno che ha in carico la manutenzione dell’impianto, si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario sulla tragedia accaduta alla funivia Stresa-Mottarone.

«La manomissione degli impianti di sicurezza che ha portato alla tragica morte di 14 persone – dichiara Anton Seeber, presidente di Leitner spa – è un atto gravissimo. L'utilizzo dei cosiddetti forchettoni è espressamente vietato con persone a bordo. Da oltre 75 anni impianti a fune prodotti dalla nostra società – continua Seeber – trasportano ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo: la sicurezza è sempre stata al primo posto in ogni nostra attività, una prassi che ha consolidato il trasporto a fune come tra i mezzi di trasporto più sicuri. Per tutelare l'immagine dell'azienda, dei suoi collaboratori e di tutto il settore abbiamo perciò deciso che ci costituiremo parte civile nel procedimento contro i responsabili che verranno individuati dalla magistratura. Eventuali risarcimenti verranno devoluti alle famiglie delle vittime di questa tragedia».

Ghezzi (Anef): pronti ad accettare controlli a sorpresa su sicurezza

Da registrare anche i timori delle imprese che gestiscono le funivie in Italia, dopo la tragedia del Mottarone. A lanciare l'allarme è l'Anef, l'associazione dei gestori che teme un forte impatto psicologico sul flusso di passeggeri con un calo del fatturato e un inasprimento sui sistemi di controllo con conseguente aumento degli oneri finanziari. E il presidente dell'associazione Valeria Ghezzi lancia una proposta al ministero dei Trasporti: qualla di introdurre controlli a sopresa per verificare la sicurezza degli impianti. ''Dopo questa tragedia - spiega il presidente dell'Anef, Valeria Ghezzi - un impatto sul mercato me lo aspetto, è umano. Eravamo appena ripartiti dopo una stagione invernale terribile e riponevamo grandi speranze, ora il timore che psicologicamente la gente non voglia salire esiste. Certo la paura è comprensibile, ma la statistica ci dice di stare tranquilli, l'ultimo incidente è di 40 anni fa, il mondo funiviario è fatto di gente seria''.

Un mondo che conta oltre 400 aziende con 1500 impianti di risalita, milioni di passeggeri trasportati ed un fatturato che si attesta attorno ad 1,2 miliardi di euro in epoca pre-covid e che rischia di restare in apnea per altro tempo. E oltre al calo del numero di biglietti da staccare, preoccupa il timore che si debba tornare a investire proprio in nuovi sistemi di sicurezza. ''il rischio c'è sicuramente - dice Ghezzi - anche se io sono relativamente tranquilla che i sistemi di sicurezza siano già molto buoni. Poi - sottolinea - se servirà migliorarli, se servirà implementarli l'importante è che non si mettano cose inutili o che l'impostazione normativa che c'è oggi non venga modificata solo per far burocrazia e non per fare sicurezza''.

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