La svolta nella notte

Mottarone, attesa convalida per i 3 indiziati. L’ammissione: problemi alla cabina da oltre un mese

Oggi l’incarico al Politecnico di Torino per una maxi-consulenza. In Israele i funerali della famiglia morta nella strage. Il bambino superstite si sta risvegliando

Funivia, procuratrice Verbania: "Il giorno precedente c'è stato blocco dell'impianto"

9' di lettura

È attesa per la mattinata di giovedì la richiesta della convalida degli arresti del proprietario, del direttore e del capo operativo della funivia del Mottarone (in provincia di Verbania, sopra al Lago Maggiore) precipitata domenica. Il freno sarebbe stato manomesso consapevolmente, per evitare disservizi. Atteso sempre per giovedì anche il conferimento dell'incarico agli ingegneri del Politecnico di Torino per una maxi consulenza.

Moderatamente buone le notizie relative a Eitan, il bambino ricoverato a Torino e unico sopravvissuto alla strage. Risvegliato nella giornata di mercoledì dai medici non è ancora completamente cosciente. In Israele, intanto, si tengono i funerali dei suoi genitori e del suo fratellino

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Le tre persone fermate nella notte tra martedì e mercoledì sono Luigi Nerini, 56enne di Baveno (Verbania) proprietario della Ferrovie del Mottarone, il direttore dell'esercizio Enrico Perocchio e il capo servizio Gabriele Tadini. La notizia dell’ammissione era arrivata mercoledì mattina dal comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, tenente colonnello Alberto Cicognani. «Il freno non è stato attivato volontariamente? Sì, sì, lo hanno ammesso».

«C'erano malfunzionamenti nella funivia, è stata chiamata la manutenzione, che non ha risolto il problema, o lo ha risolto solo in parte. Per evitare ulteriori interruzioni del servizio, hanno scelto di lasciare la “forchetta”, che impedisce al freno d'emergenza di entrare in funzione». «Non lo hanno fatto per fare del danno e questo rende la cosa più grave. Probabilmente non avevano la consapevolezza. Hanno sottovalutato un rischio e questo è altrettanto grave», così ancora Cicognani.

Perrocchio nega l’autorizzazione della forchetta

«L’ingegner Perocchio nega categoricamente di aver autorizzato l’utilizzo della cabinovia con i “forchettoni” inseriti e anche di aver avuto contezza di simile pratica, che lui definisce suicida». Lo dice il legale del direttore d'esercizio della funivia Stresa-Mottarone Andrea Da Prato dopo un incontro. «Nessun operatore di impianti a fune, ha ribadito il mio cliente, sarebbe così pazzo di montare su una cabina con le pinze inserite».

I fermati al pm: «Problemi alla cabina da oltre 1 mese»

Durante l’interrogatorio davanti al Procuratore di Verbania, Olimpia Bossi, e al pm Laura Carrera, che coordinano le indagini condotte dai Carabinieri, il capo servizio Tadini ha ammesso che «quella cabina aveva problemi da un mese o un mese e mezzo» e che per cercare di risolverli sono stati effettuati «almeno due interventi tecnici». «La preoccupazione era il blocco della funivia - ha aggiunto - stavamo studiando quale poteva essere la soluzione per risolvere il problema» al sistema frenante di sicurezza. Tadini ha parlato per almeno 4 ore e ha riempito, come è stato riferito, parecchie pagine di verbale.

Dopo i tre fermi si attendono gli interrogatori davanti al gip di Verbania che, con tutta probabilità, avverranno tra venerdì 28 e sabato 29 maggio. “Non abbiamo ancora depositato la richiesta di convalida, cosa che faremo domani pomeriggio”, fa sapere il procuratore capo Olimpia Bossi che da domenica lavora senza sosta all'inchiesta. Da quanto trapela, oggi sono state fatte nuove acquisizioni e le informazioni che si accumulano sul tavolo della procura sembrano destinate ad accrescere il numero degli indagati.

Pm, 2 interventi su impianto non risolutivi

Sull'impianto della funivia del Mottarone, “sono stati effettuati 2 interventi tecnici dalla azienda incaricata della manutenzione. Uno è del 3 maggio scorso e uno precedente”. Eppure questo non avrebbe “risolto il problema” e quindi si è deciso di “bypassare il problema”, disattivando il sistema di frenata di emergenza. Lo ha spiegato il procuratore della Repubblica di Verbania Olimpia Bossi che stamani è ritornata sui 3 fermi eseguiti nella notte.

Al termine del lungo interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Stresa, i tre sono stati condotti nel carcere di Verbania: sono attualmente in cella, separati uno dall’altro.

La svolta è arrivata quasi all'alba di mercoledì, dopo una notte di interrogatori serrati e, a tratti, anche tesi e drammatici, a tre giorni dalla tragedia del Mottarone, il crollo della cabina della funivia in cui sono morte quattordici persone. Enrico Perocchio, uno dei tre fermati per la tragedia della funiva del Mottarone, di cui è direttore d'esercizio, ricopre lo stesso incarico in una funivia ligure. Perocchio è infatti direttore d'esercizio della funivia del santuario Nostra Signora di Montallegro a Rapallo.

Dodici ore di confronto in caserma

A disporre il fermo è stato la procuratrice della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, che con il pm Laura Carrera coordina le indagini dei carabinieri, in seguito all'analisi della cabina precipitata e agli interrogatori. Un confronto di oltre dodici ore con dipendenti e tecnici dell'impianto convocati nella caserma dell'Arma, a Stresa, dal pomeriggio di martedì. Persone informate sui fatti, in un primo momento, ma già martedì sera, con l'arrivo dei primi avvocati, è stato chiaro che la posizione di alcuni di loro era cambiata.

Quadro fortemente indiziario

Dopo mezzanotte è arrivato anche Nerini, raggiunto in seguito anche dal suo difensore, l'avvocato Pasquale Pantano. Nei confronti dei tre fermati, per i quali la procura di Verbania chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo e la misura cautelare, è stato raccolto quello che la procuratrice Olimpia Bossi definisce «un quadro fortemente indiziario». L'analisi dei reperti ha infatti permesso di accertare che «la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso».

Uno dei fermati: «Temevamo blocco funivia»

«La preoccupazione era il blocco della funivia. Stavamo studiando quale poteva essere la soluzione per risolvere il problema» al sistema frenante di sicurezza. E quel che avrebbe detto durante l'interrogatorio della scorsa notte, secondo quanto appreso dall'Ansa, Gabriele Tadini, il responsabile del funzionamento della Funivia del Mottarone, uno dei tre fermati per l'incidente di domenica scorsa nel quale sono morte 14 persone. Tadini ha parlato per almeno 4 ore e ha riempito, come è stato riferito, parecchie pagine di verbale.

La procuratrice: comportamento consapevole

Il cavo trainante spezzato è «l'innesco della tragedia» sulla funivia del Mottarone, ma poi c'è un comportamento «consapevole e sconcertante» di chi ha preferito il guadagno alla sicurezza. La procuratrice di Verbania Olimpia Bossi è provata non solo per i lunghi interrogatori che hanno portato al fermo di un ingegnere, di un capo operativo e del gestore della funivia Luigi Nerini, ma anche dalla scoperta che «per settimane» chiunque ha messo piede su quella cabinovia era a rischio. Una scelta «molto sconcertante» quella che i tre - ora in carcere per un quadro indiziario ritenuto «grave» - hanno portato avanti pur di evitare una riparazione adeguata del sistema frenante che probabilmente avrebbe portato a una lunga chiusura dell'impianto, le cui casse erano state messe già a dura prova dal lockdown.

«Abbiamo potuto accertare, in particolare dall'analisi dei reperti fotografici, che la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso, cioè non era stato rimosso o meglio era stato apposto il “forchettone” che tiene distanti le ganasce dei freni che avrebbero dovuto bloccare il cavo in caso di rottura», spiega il procuratore. Un malfunzionamento che i tre non prendono in considerazione - c'è un intervento il 3 maggio scorso, ma poi si chiudono gli occhi di fronte ad altre spie iniziate fin dalla riapertura del 26 aprile - con la «convinzione che mai si sarebbe tranciato il cavo».

I fermi eseguiti nella notte di martedì non sono stati «la scelta di un singolo, ma condivisa e non limitata a quel giorno. È stata una scelta legata a superare problemi che avrebbero dovuto essere risolti con interventi più decisivi e radicali invece che con telefonate volanti». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, tornando sui fermi eseguiti nella notte.

Secondo forchettone trovato nei boschi

Intanto, il secondo 'forchettone', lo strumento che impediva l'entrata in funzione dei freni di emergenza della funivia del Mottarone, è stato trovato questa mattina nella zona dell'incidente che domenica ha causato la morte di quattordici persone, tra cui due bambini. Si arricchisce dunque di un nuovo dettaglio l'indagine sulla tragedia di Stresa per la quale tre persone sono state fermate la scorsa notte.

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Al vaglio posizione di altre persone: «Verificheremo se personale funivia sapeva»

Le indagini non sono finite. E non solo perché, con l'intervento dei tecnici, sarà necessario confermare quanto emerso dai primi accertamenti. La procura di Verbania intende infatti «valutare eventuali posizioni di altre persone». «Si è tutto accelerato nel corso del pomeriggio e di questa notte - conclude il procuratore lasciando la caserma -. Nelle prossime ore cercheremo di verificare, con riscontri di carattere più specifico, quello che ci è stato riferito», conclude parlando di «un quadro fortemente indiziario» nei confronti dei fermati. Persone che avevano, «dal punto di vista giuridico ed economico, la possibilità di intervenire. Coloro che prendevano le decisioni». E che, secondo gli sviluppi dell'inchiesta, non l'hanno fatto. «Credo che l'impianto, gestito dalla società, abbia plurimi dipendenti. Verificheremo se anche il personale sapeva, il che non significa che fosse una loro decisione» lasciare il forchettone che ha impedito al freno di emergenza di entrare in funzione, a detto a proposito il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, ritornando sui fermi eseguiti nella notte nell'inchiesta sulla tragedia del Mottarone.

Il bimbo sopravvissuto estubato, ha riaperto gli occhi

È “estubato” e “respira da solo” Eitan, aiutato da poco ossigeno. Lo si legge nel bollettino medico sulle condizioni del bambino sopravvissuto all'incidente della funivia del Mottarone diffuso dalla Città della Salute di Torino. Ricoverato all'ospedale infantile Regina Margherita, il bambino “non è ancora completamente cosciente”. I sanitari proseguono “con un risveglio lento, visto che le sue condizioni sono ancora critiche. La zia è in reparto accanto a lui”.

Zio di Mattia: rimangiata promessa funerali Stato

«Ci hanno detto che si sarebbero fatti i funerali di Stato e che avrebbero pensato a tutto loro, poi si sono rimangiati tutto, negandosi al telefono. Sono amareggiato per me e per i miei nipoti e voglio smascherare a nome di tutte le vittime queste promesse da marinaio fatte dalla politica». Sono le parole all'Ansa di Corrado Guzzetti, zio di Mattia ed Angelica, figli di Vittorio Zurloni, il 55enne di Vedano Olona (Varese) morto nella tragedia del Mottarone insieme alla compagna Elisabetta Persanini e al figlio Mattia: «Fa schifo pensare che siano morti per i soldi, sempre i soldi stanno dietro a tutto».

Giunte salme a Malpensa per rimpatrio Israele

Lacrime e singhiozzi hanno rotto il silenzio all'arrivo delle salme dei cinque cittadini israeliani rimasti uccisi nella tragedia del Mottarone all'aeroporto di Milano Malpensa (Varese), prima di una breve cerimonia pre rientro in patria. Sul piazzale dell'Area Cargo dell'aeroporto internazionale i parenti di Amit Brian, la moglie Tal Peleg, il piccolo Tom di due anni e i suoi bisnonni, Barbara Cohen Konisky e Itshak Cohen, così come rappresentanti della comunità ebraica.

La sindaca di Stresa: «Sgomenta per sviluppi vicenda»

«Sono sgomenta. Se queste persone veramente hanno agito come si legge questa mattina è una cosa che lascia attoniti». Così la sindaca di Stresa, Marcella Severino, commenta la svolta nelle indagini sulla tragedia del Mottarone. «E’ incredibile che uno si prenda questa responsabilità sulla sicurezza», aggiunge sottolineando «che sia da monito a chiunque gestisce questi impianti: mai, mai essere superficiali sulla sicurezza». «Faccio i complimenti - ha poi aggiunto il sindaco di Stresa - al procuratore capo e agli inquirenti per avere già identificato almeno in parte la causa di quando è accaduto. Questo dimostra ancora quanto è grande l'efficienza di questo territorio che l'ha già dimostrata con i soccorsi». Infine il sindaco Severino ha rivolto un pensiero «ai lavoratori della funivia che sono tante famiglie e rimarranno verosimilmente senza lavoro e di questo - ha concluso - non ne parla ancora nessuno».

La presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari: blocco freni voluto è di gravità inaudita

«Da ieri a oggi è cambiato il mondo, ieri si parlava di un blocco dei freni che poteva essere stato lasciato per un errore umano, una dimenticanza gravissima, ma una dimenticanza, si parlava anche di due fatti che hanno concorso causando contemporaneamente una tragedia, perché un fatto solo avrebbe provocato un soccorso. Oggi mi sembra che si parli di un fatto voluto, di un blocco dei freni consapevole e questa cosa mi ha sconvolto, perché non riesco neanche a immaginare che un collega possa pensare di giocare così con la sicurezza, se è vero, questa cosa è di una gravità senza precedenti. L'errore umano ci può sempre essere, la consapevolezza nel togliere le misure di sicurezza non può, non deve e non bisogna neanche sognarsela». E' il parere di Valeria Ghezzi, Presidente dell'Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, intervenuta su RTL 102.5 nel programma Non Stop News per commentare i risvolti nella vicenda della tragedia.

E aggiunge: «Come ho già spiegato le tragedie nascono sempre da due fattori, non da uno solo, ed è il motivo per cui gli impianti funiviari hanno normalmente doppie sicurezze. Qui io devo pensare che sono due le sicurezze mancate. Una è senz'altro quella dei freni e poi bisogna capire cosa è successo alla fune. Garantisco che nessuno di noi ragiona normalmente dicendo ‘tengo escluso perché così evito un problema'. Le esclusioni si fanno, ma si fanno proprio per evitare guasti quando l'impianto è fermo e chiuso al pubblico. È un modo per capire dove sta il guasto e cosa è successo ma quando apro al pubblico ripristino tutte le sicurezze. E se l'impianto si ferma si ferma». Ghezzi ci tiene a sottolineare che nel settore tutti agiscono cosi: «Garantisco che è questo il modo di ragionare - ribadisce -. Quello che è accaduto è veramente inspiegabile, devo ancora capacitarmi cosa può essere successo. Mi sento di dire che dei dipendenti non hanno nulla da guadagnare da una cosa del genere, poi magari scopriremo ancora qualcosa. Non voglio immaginare che ci sia stata la volontà di mettersi nei guai e di mettere le persone in pericolo». E precisa: «La foto che abbiamo visto ieri era molto eloquente e la magistratura finora ha fatto davvero un ottimo lavoro, noi vogliamo che venga fatta chiarezza perché siamo aziende serie».

In generale, per quanto riguarda la sicurezza degli impianti a fune, Ghezzi ritiene «che si possa stare tranquilli perché noi funiviari siamo i primi che vanno sulle funivie, la sicurezza è nostra ancora prima che vostra, siamo persone serie e sappiamo che se ci fossero dubbi sulla sicurezza nessuno prenderebbe più un impianto, non siamo una banda di delinquenti». «Noi abbiamo una serie di interventi di manutenzione, di controlli e verifiche che sono tutti registrati sul libro giornale e l'impianto aveva una scatola nera e questo ci può dire che quello che noi facciamo è registrato. Rispetto alla tragedia del ponte Morandi la differenza è che sul ponte ci vai perché devi, sulla funivia ci vai perché scegli e nel momento in cui scegli, scegli un posto in cui ti senti sicuro, quindi noi non ci possiamo permettere la non sicurezza. Poi se abbiamo a che fare con un criminale, da quello che ci hanno raccontato stamattina, a quel punto non so cosa dire, ma vi assicuro che il nostro è un mondo serio, fatto di gente per bene che si assume tantissime responsabilità in modo cosciente», conclude Ghezzi.

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