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Mountain bike, la maratona delle Dolomiti sbarca nel deserto del Dubai

di Pierangelo Soldavini

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HERO Dubai 2020 (XDubai race)


3' di lettura

HATTA (DUBAI) - La grande maggioranza dei partecipanti erano arabi del Golfo, sia di Dubai che dal resto degli Emirati arabi uniti, con una folta rappresentanza dei filippini locali, grandi appassionati della bicicletta. Ma sono arrivati perfino dal Brasile, dalla Colombia e dall'Australia. Erano in 417, da atleti professionisti agli amatori ai semplici amanti della mountain bike, giunti da una cinquantina di Paesi nel deserto del Dubai a festeggiare il debutto internazionale della Hero Sudtirol Dolomites, la maratona per mountain bike più dura del mondo che da quest'anno si evolve in Hero World Series.

La prima maratona al di fuori dello scenario dei passi dolomitici si è svolta nello scenario affascinante e selvaggio delle montagne desertiche di Hatta, al confine con l'Oman con due percorsi, da 30 e 60 chilometri, e un dislivello totale di circa 1.600 metri, dipanati lungo sentieri e saliscendi su un terreno roccioso ingentilito da arbusti fioriti e chiazze di erba verde regalati dalle recenti piogge.

Sorride soddisfatto alla fine della giornata Gerhard Vanzi, l'ideatore del format Heromche quest'anno diventa internazionale, ora a Dubai, a ottobre nella foresta tropicale della Thailandia: “Abbiamo avuto qualche difficoltà ma il successo è stato superiore alle attese. Sono soddisfatto soprattutto perché Dubai ha potuto verificare il livello del concept di Hero e comprendere la grande potenzialità dell'evento come veicolo promozionale forte, soprattutto nel mondo del ciclismo”, afferma Vanzi che non si ferma un attimo e a fine gara già pensa alle prossime tappe, a partire dall'appuntamento dolomitico di giugno.

Quella di quest'anno nello scenario attorno ai passi del Sella Ronda sarà l'undicesima edizione della maratona nata nel 2009, una delle prime manifestazioni coclistiche a livello internazionale in Italia. A Dubai i partecipanti sono stati poco più di 400, esattamente lo stesso livello della prima edizione sulle Dolomiti, che oggi arriva ad avere 4mila corridori, per un evento che ha una ricaduta economica, diretta e indiretta, di oltre sette milioni di euro per i tre giorni della gara.

Ancora troppo presto per fare calcoli sull'effetto del debutto nel deserto del Dubai, ma senz'altro è positivo l'impatto di marketing per l'Emirato che ha scelto di puntare sugli sport attivi e avventurosi per attrarre sempre più turisti. Come dimostra anche il bike park di Hatta, nato due anni fa sulle montagne desertiche della penisola arabica meridionale, in uno scenario senza dubbio originale.

Per la cronaca a vincere la gara tra i professionisti per la categoria maschile di una gara che fa parte del circuito ufficiale dell'Unione ciclistica internazionale è stato il campione del mondo di mountain bike Leo Paez, colombiano ma di fatto naturalizzato italiano, che è stato più veloce delle sue stesse previsioni su un percorso che conosce bene: per percorrere i 60 chilometri ha impiegato poco più di due ore, quasi mezz'ora in meno di quanto stimato, prendendo di sorpresa gli stessi organizzatori. È stato poi necessario il fotofinish per decidere il secondo posto, assegnato all'estone Peeter Pruus che ha avuto la meglio per un soffio sul ceco Kristina Hynek
Tra le donne prima è arrivata la slovena Blaza Pintaric, davanti alla lituana Katazina Sosa, anche lei residente da tempo in Italia, e alla giovane iraniana Partoazar Faranak.

Ma a essere protagonisti sono state le centinaia di appassionati che si sono dati battaglia sui sentieri rocciosi del deserto stringendo i denti su un percorso con tratti molto tecnici e una salita con punte di oltre il 30 per cento resa più complicata dal terreno sabbioso che ha obbligato anche i migliori a scendere dalla sella per proseguire di corsa. Tanti anche gli italiani presenti, soprattutto tra gli amatori, che, arrivati da tutte le regioni, hanno scelto di prendersi un weekend di vacanza per vivere nuove emozioni al di fuori del classico appuntamento dolomitico.

Tra questi anche Onorato, 62enne veneto sponsorizzato dal Comitato Cortina 2026 che al chilometro numero 15 ha rotto la bicicletta: con il pedale che girava a vuoto non si è perso d'animo, è tornato alla base del bike park dove ha noleggiato le prima mountain bike disponibile ed è ripartito di corsa per evitare di finire fuori tempo massimo. “È stato bellissimo”, conclude a fine gara con un sorriso che dice tutto e un accento che non lascia dubbi sulle sue origini.

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