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Mozambico, altri attacchi jihadisti a Cabo Delgado. Dall’Ue 89 mln contro il terrorismo

Ancora sangue nella provincia del Nord, in un’escalation che ha creato quasi 800mila sfollati e paralizzato gli investimenti sul gas

di Alberto Magnani

Poliziotti appostati a Maputo (Reuters)

3' di lettura

Ancora sangue a Cabo Delgado, la provincia del Mozambico settentrionale travolta da un’escalation di violenze attribuite a milizie jihadiste. Il 13 luglio, riferisce la testata Deutsche Welle, un gruppo di «sconosciuti» ha decapitato due persone nel distretto di Ancuabe, minacciando poi il suo ingresso nel villaggio di Muaja. L’episodio rientra in un’insorgenza terroristica esplosa nel 2017 e concentrata soprattutto nel nord del Paese, provocando una crisi umanitaria che coinvolge quasi 800mila sfollati e paralizza gli investimenti miliardari sul patrimonio gassifero della regione. Secondo i dati di Acled, un database specializzato, l’insorgenza ha causato almeno 4mila vittime civili solo negli ultimi cinque anni, un bilancio che rischia di intensificarsi mano a mano che le violenze si espandono oltre i confini nazionali e nel resto del Paese.

La «maledizione» del gas e la crescita delle violenze

La costa di Cabo Delgado è finita nel mirino dei colossi energetici internazionali dopo lo scoperta di giacimenti di gas offshore, attraendo maxi-progetti come quelli della francese Total: un investimento da 20 miliardi di dollari, fra i maggiori su scala continentale, per produzione ed export di gas naturale liquefatto. L’interesse non è potuto che crescere con l’invasione russa dell’Ucraina e la ricerca di forniture gassifere alternative a quelle di Mosca, un’urgenza evocata anche dal presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella nella sua visita a Maputo. Mattarella ha sottolineato la priorità di una «collaborazione energetica» veicolata da Eni, a sua volta attiva nel Paese dal 2006 e pronta a sfornare il primo carico di Gnl già nella seconda metà del 2022.

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L’afflusso di capitali stranieri era stato accolto come un’occasione di riscatto per uno dei paesi più poveri della regione subsahariana, prospettando ricadute benefiche dalla ricchezza naturale scovata a largo delle sue coste. Si è trasformato in uno dei pretesti per la proliferazione di bande armate che cavalcano il risentimento della popolazione verso la promessa, mancata, di una «Doha africana» e di una ridistribuzione dei suoi benefici in tempi rapidi. Le milizie che operano nell’area sono conosciute come al-Shaabab, la stessa etichetta usata dai terroristi somali, anche se il nome ufficiale è Ahlu Sunna Wal Jammah: una formazione che orbita dal 2019 nel circuito dell’Isis, affiliandosi al Provincia centrafricana dello Stato islamico.

Finora gli attacchi si sono consumati soprattutto nell’area di Cabo Delgado, costringendo gli impianti delle multinazionali a diversi stop rispetto alla propria tabella di marcia. Ora le violenze si stanno propagando in aree del paese ritenute sicure, insidiando anche le attività delle organizzazioni umanitarie che operano sul territorio. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati stima che si contino almeno 736mila sfollati interno al Mozambico, un dato che potrebbe lievitare ancora con l’espansione della zone sotto attacco.

L’Ue approva nuovi fondi contro il terrorismo

La risposta delle autorità è passata da tentativi di repressione che non stanno sortendo gli effetti sperati, alimentando i rancori della popolazione verso un governo accusato di corruzione e connivenza con interessi esterni. L’esecutivo si è già affidato, senza esito, ai contractors russi della Wagner, la compagnia militare privata che ha siglato accordi in tutto il Continente per affiancarsi agli eserciti locali.

Ora la strategia di contrasto si sta articolando su scala internazionale, in una collaborazione che si estende anche oltre i confini del Mozambico e della stessa regione subsahariana. La Southern African Development Community, l’organizzazione che riunisce 16 paesi dell’Africa australe, ha deciso di prorogare almeno fino ad agosto il dispiegamento delle sue truppe, dopo aver già rinforzato il contingente nel giugno 2021.

Fuori dalla regione, e dell’Africa, anche Bruxelles sta cercando di fornire la sua assistenza. L’Unione europea ha approvato il 14 luglio un finanziamento di 89 milioni di euro per «combattere il terrorismo» in Mozambico, con fondi destinati all’acquisto di materiale e all’addestramento delle 11 unità delle «Forze di Difesa e Sicurezza» del paese. L’annuncio è arrivato dall’ambasciatore in uscita della Ue, António Sanchez-Benedito Gaspar, in un incontro con il presidente mozambicano Filipe Nyusi. I nuovi aiuti, ha spiegato «saranno spesi in addestramento e equipaggiamento individuale, divise, giubbotti, caschi, sistemi di comunicazione, droni e veicoli».

Riproduzione riservata ©

  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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