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Mozambico nuovo Eldorado del gas. E le imprese italiane sono in prima fila

di Sissi Bellomo


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La centrale del gas di Temane in Mozambico (Reuters)

4' di lettura

È la nuova frontiera del gas. Ed è una ricca opportunità per le imprese italiane, che sono nella posizione migliore per approfittarne. Il Mozambico – un Paese poverissimo, che fino a ieri non esisteva sulla mappa geografica degli idrocarburi – promette di diventare nel giro di cinque anni il secondo fornitore di Gnl al mondo, superato soltanto dal Qatar: uno sviluppo col turbo, almeno nelle aspirazioni, persino più veloce di quello pianificato dagli Stati Uniti dello shale gas, e che vede l’Italia in prima fila come partner per investimenti da decine di miliardi.

La collaborazione si è rafforzata con la visita nel nostro Paese, questa settimana, di una delegazione mozambicana guidata dal presidente Felipe Nyusi. L’agenda ha incluso colloqui al Quirinale con il presidente Sergio Mattarella e a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, oltre a una serie di incontri “operativi” con la galassia confidustriale, sfociati nella firma di due memorandum d’intesa, uno a Roma con Assomineraria e l’altro a Milano con Assolombarda e Animp, associazione delle imprese di impiantistica industriale. «Faremo tutto il possibile per agevolare le imprese italiane – ha promesso Nyusi – Potete contare su di noi».

L’avventura del gas liquefatto in Mozambico è appena partita, ma l’Italia vanta fin dall’inizio la presenza di protagonisti di spicco, a cominciare dall’ Eni – che ha scoperto e sta sviluppando ricchi giacimenti – e da Saipem , che il mese scorso si è aggiudicata un contratto da 6 miliardi di dollari, un record nella sua storia.

La società guidata da Stefano Cao avrà un ruolo di primo piano nelle attività Epc (Engineering, procurement and construction) relative a Mozambique Lng, il primo maxi impianto per la produzione di gas liquefatto del Paese africano, alimentato dalle risorse estratte dai pozzi di Golfinho/Atum, nell’Area 1 del bacino offshore di Rovuma.

Il progetto – firmato Anadarko Petroleum, ma destinato dopo la fusione di quest’ultima con Occidental a finire in mano ai francesi di Total – ha ricevuto via libera tre settimane fa, segnando un punto di svolta nel percorso per realizzare le aspirazioni di Maputo: con i primi due treni di liquefazione di Mozambique Lng, investimento da ben 20 miliardi di dollari, il Paese dal 2024-2025 potrà esportare 12,9 milioni di tonnellate l’anno di Gnl (quasi tutte già vendute, per la maggior parte in Asia). Ma questo è solo l’inizio.

Entro fine anno è attesa la decisione finale di investimento anche per Rovuma Lng, con una capacità annua di 15,2 milioni di tonnellate: è il progetto di Eni ed ExxonMobil, che consentirà di sfruttare commercialmente (sempre dal 2024 se tutto va come previsto) le immense riserve di gas di Mamba che la compagnia di San Donato aveva scoperto nel 2011 nell’Area 4 di Rovuma.

La stessa Eni si avvia ad esportare Gnl dal Mozambico anche grazie a un impianto galleggiante, di dimensioni più modeste: Coral South Flng , da 3,4 milioni di tonnellate l’anno, che dal 2022 saranno commercializzate da Bp.

Il traguardo di una nuova era sembra ormai a portata di mano per il Mozambico, Paese con una lunga storia di violenza, corruzione e dissesto finanziario, che solo un paio d’anni fa l’aveva portato al default su due obbligazioni sovrane.

«I progetti per l’esportazione di Gnl saranno realizzati secondo il calendario previsto, non abbiamo nessun problema di finanziamento», rassicura Omar Mithà, il manager al timone di ENH (Empresa Nacional de Hidrocarbonetos), la compagnia statale mozambicana, che durante la visita in Italia ha concesso un’intervista in esclusiva dal Sole 24 Ore.

ENH ha rinviato il pagamento della sua quota di Mozambique Lng (2,3 miliardi di dollari), conferma Mithà, ma solo perché «vogliamo andare sul mercato trattare condizioni più favorevoli con le banche». «Sarà più facile stuzzicare l’appetito delle istituzioni finanziarie quando la costruzione dell’impianto sarà cominciata. Non è colpa nostra se l’investimento sta partendo in ritardo rispetto ai piani iniziali».

Anche il passaggio di testimone da Anadarko a Total non provocherà intoppi. «Gli accordi tra le parti sono già tutti definiti e non è più possibile ridiscuterli – dice il ceo di ENH –. È molto importante che rispettiamo i programmi, perché abbiamo preso impegni con gli acquirenti del Gnl e la produzione sarà certamente avviata nel 2024-2025».

Clienti anche italiani? «Per questo progetto non ce ne sono, ma uno dei contratti di fornitura è stato firmato da una società europea e il gas potrà raggiungere anche il vostro Paese. Gli altri contratti sono con società giapponesi, indiane, cinesi. Abbiamo un portafoglio diversificato».

Con gli italiani c’è comunque un rapporto di collaborazione sul campo che Mithà afferma di apprezzare in modo particolare: «Le relazioni sono ottime, non solo per la qualità nell’esecuzione dei progetti e per l’impiego di risorse locali, ma anche perché ci aiutano a formare il nostro personale».

Il Gnl del Mozambico arriverà sul mercato insieme a molte altre nuove forniture, soprattutto da Usa, Qatar, Australia. Ma Mithà non è preoccupato: anche la domanda di gas, spiega, è destinata a crescere, trainata dallo sviluppo di Paesi emergenti come Cina e India, ma anche per il maggiore impiego come combustibile per le navi e come complemento alla generazione da fonti rinnovabili. «E poi il Mozambico ha parecchi vantaggi rispetto alla concorrenza. Prima di tutto per la collocazione geografica, lontana dal Medio Oriente, che è sempre più instabile».

«I consumatori – prosegue il ceo di ENH – apprezzano la possibilità di diversificare l’origine del Gnl e la sicurezza delle forniture. Inoltre abbiamo gas di ottima qualità e riserve enormi, che potremmo sfruttare per almeno 50 anni. Non è detto però che continueremo a espanderci: le rinnovabili guadagnano terreno. Chi può dire quanto durerà la transizione energetica?».

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