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Mozart cacciato da Santa Croce perché massone? No, il Requiem non è da Avvento

Nessun ostracismo sul compositore salisburghese, ma mera opportunità liturgica

di Valeria Ronzani

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Wolfgang Amadeus Mozart (Marka)

Nessun ostracismo sul compositore salisburghese, ma mera opportunità liturgica


3' di lettura

Mozart e la Chiesa, annosa questione. Di più, la musica e la religione, fenomeni universali dell’umanità ma, per loro natura, estremamente complessi e ambivalenti. Così nelle parole del celebre e discusso teologo svizzero Hans Küng. Ultimo oggetto del contendere il fatto che padre Paolo Bocci, priore francescano della fiorentina Basilica di Santa Croce, abbia negato il permesso di eseguire all’interno della Basilica il Requiem e l’Ave Verum di Mozart che, in data 5 dicembre, doveva ricordare il trapasso del genio salisburghese.

La motivazione trapelata è risibile: «Mozart era massone», e viene da chiedersi quanto strumentale. Ma l’Orchestra da camera fiorentina, diretta da Giuseppe Lanzetta, deve traslocare negli spazi del Cenacolo, molto meno capiente ma non consacrato.

La polemica sul presunto sgarbo è montata come la maionese, il caso, lanciato da un quotidiano locale, è divenuto nazionale. Tanto che tutti si sono sentiti in dovere di dire la loro. Da chi ne ha massimo titolo come il maestro Riccardo Muti (anche se non si capisce quanto bene informato) a chi probabilmente sarà meno ferrato musicalmente, come l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi.

Perché la vera motivazione è in realtà molto meno fantasiosa: nessun ostracismo su Mozart, ma mera opportunità liturgica. Che forse, comunque la si pensi, in una chiesa dovrebbe avere il suo peso. Siamo nel periodo dell’Avvento, ergo non si eseguono Requiem. Magari, chissà, sarebbe bastato cambiare programma.

Né è pensabile sostenere che un autore come Mozart non sia amato dalla Chiesa. Anzi: sul rapporto fra musica e religione hanno dibattuto una caterva di teologi. I musicisti in vetta al gradimento per la capacità di esprimere il trascendente sono Bach e Mozart. Arrivando a toni fra i supporter dei due geni quasi da loggionisti. Ebbene, sorpresa, alla fine vince Mozart. Avendo fra i suoi tifosi pure un calibro da novanta come papa Benedetto XVI.

Il rapporto tra musica e religione
Certamente il rapporto fra musica e religione è storicamente complesso, essendo per loro natura, come si ricordava sopra, due materie complesse. Ma sulla vicenda fiorentina è meglio fissare alcuni punti fermi di ragionevolezza: non c’è nessun concerto “tradizionale” in ricordo di Mozart in Santa Croce. Perché dovrebbe esserci? Mozart era cattolico, ma non era fiorentino e nemmeno italiano. Tanto meno è sepolto «fra l’urne dei forti». Anzi, poverino, giace presumibilmente in una fossa comune.

Incredibile che il suo genio non sia stato giudicato degno nemmeno di sepoltura. Eccoci allora a un altro punto: Mozart e la chiesa, che riveste alla sua epoca una duplice valenza, guida spirituale e potere temporale. Mozart ha vissuto in un’epoca pre-rivoluzionaria in cui i musicisti erano dei semplici morti di fame impegnati, per sbarcare il lunario, a ingraziarsi il potente di turno. E lui è stato lungamente agli ordini del principe arcivescovo Colloredo a Salisburgo. Che gli ha commissionato una produzione immensa di musica sacra.

Riguardo alla massoneria poi, come sottolinea Gerardo Tocchini, docente di storia moderna a Venezia e passato da musicologo (al rapporto fra Mozart e la massoneria ha dedicato studi specifici), c’è tanto da sfatare. «È soprattutto la massoneria che si fa forte di aver avuto un genio come Mozart nelle sue file. All’epoca le logge erano realtà fluide, si entrava e si usciva con grande facilità e anche l’anticlericalismo data a dopo la breccia di Porta Pia».

Riguardo al suo essere massone poi, anche da ragazzo Mozart scrive musica massonica, ma lo diventa solo nel 1784. «Per accedere ai livelli più alti del potere aristocratico – prosegue Tocchini -. Ricordo che fu l’imperatore Giuseppe II a riformare le logge massoniche. E quando Mozart lavorò ad opere come Il flauto magico, ricco di simbologia massonica, era già in crisi. Erano produzioni per teatri popolari. Pure questa storia di Mozart dal pensiero pre-rivoluzionario è una balla clamorosa. Invece in quel periodo il suo epistolario è pieno di lettere in cui chiede un aiuto economico agli amici». Che non arrivò, tanto che giace in una fossa comune. Nemmeno una lapide per uno dei più grandi geni che l’umanità abbia conosciuto. La cui dipartita avvenne a Vienna nel 1791. Aveva solo 35 anni.

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