torinodanza 2018

Mozart vibra al ritmo dell’Africa

di Roberto Giambrone


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2' di lettura

Requiem pour L. di Alain Platel, che ha chiuso il progetto internazionale di Torinodanza 2018, realizzato insieme al Teatro Stabile di Torino, è più che un semplice spettacolo, peraltro difficilmente definibile secondo le consuete categorie di teatro e di danza. Pur basandosi sull'esecuzione di una straordinaria riescrittura del Requiem di Mozart ad opera di Fabrizio Cassol, non possiamo neanche dire che si tratti di un concerto.

Siamo piuttosto al cospetto di una specie di rituale laico e necessario, quasi sciamanico, che per mezzo della musica e della danza accompagna una donna nelle sue ultime ore di vita.

«Requiem pour L.» di Alain Platel

«Requiem pour L.» di Alain Platel

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In una scena disseminata di grigi parallelepipedi marmorei, che alludono a un cimitero molto simile al Memoriale dell'Olocausto di Berlino, quattordici tra cantanti e musicisti, molti dei quali africani, in abiti scuri che lasciano intravedere sgargianti magliette colorate e con stivali anfibi ai piedi, alternano orazioni, silenzi e canti seguendo la struttura del Requiem mozartiano, estendendo all'occorrenza la musica in una partitura gestuale che assume a tratti i connotati di una danza tribale.

Sul grande schermo in fondo alla scena campeggia il volto di L., una donna ripresa nei suoi ultimi momenti di vita, accudita da familiari e amici di cui scorgiamo frammenti di volti, di mani e di capelli. Questa inusuale cerimonia dell'addio è pensata per lei, per dare un senso all'estremo viaggio verso l'ignoto, per condividerne gli ultimi sospiri, per trasformare l'agonia in una sorta di estasi mistica.

Pur seguendo la struttura del Requiem (Kyrie, Dies irae, Domine Jesu, Sanctus, Benedictus e via dicendo) la partitura mozartiana si ibrida con canti e ritmi africani, eseguiti da strumenti contemporanei e tradizionali, accompagnati da gesti rituali e dall'utilizzo simbolico di fazzoletti, oggetti e sassi, in un crescendo di tensione che si scioglie in danze coinvolgenti.

    Guidato dal congolese Rodriguez Vangama, l'ensemble conquista il pubblico con uno straordinario miscuglio di jazz, folk e canti popolari.

    Il cimitero diventa un labirinto che si può percorrere, abitare, sormontare come un palcoscenico dal quale intonare un salmo, un miserere di compassione e condivisione, trasformando la morte in un rito collettivo, fino all'ultimo respiro della donna, che coincide con una danza liberatoria, un inaspettato omaggio alla vita.

    Il Requiem di Platel aggiunge un prezioso tassello al repertorio di opere che il regista e coreografo belga ha costruito a partire dagli anni ’80. Legato a un universo marginale, sofferente e tuttavia capace di ritrovare quella sensibilità e umanità che rischia di scomparire nell’indifferenza generale, Platel ha indicato la strada per un teatro necessario, che si faccia carico delle paure, delle sofferenze e delle patologie del contemporaneo, ritrovando la sua funzione sociale e catartica.

    Spettacoli come Bernadetje, VSPRS, Pitié!, Gardenia, C(H)OREUS e adesso questo Requiem, con i loro interpreti eccentrici, antiaccademici, “concreti”, sono un nutrimento per l’anima oltre che per i sensi, la dimostrazione che il teatro, oltre ad essere “ben fatto”, può avere ancora una funzione.

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