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Mozioni e risoluzioni, così Lega e FdI sbarrano la strada alla direttiva Ue sulle case green

«Imporre la transizione energetica a tutto il patrimonio edilizio e immobiliare significherebbe una stangata per gli italiani»

Case green, Italia contro Ue

3' di lettura

La maggioranza fa muro contro la direttiva sulle case green in discussione. All’iniziativa annunciata da Fratelli d’Italia si aggiunge quella della Lega che ha depositato una mozione alla Camera per impegnare il governo ad opporsi al provvedimento. «L’Ue deve rendersi conto delle specificità dei vari Paesi, in particolare di quelle dell’Italia dove imporre la transizione energetica a tutto il patrimonio edilizio e immobiliare significherebbe una stangata per gli italiani, sia per i costi da sostenere che per la perdita di valore della propria abitazione nel caso in cui non si adempisse agli obblighi», ha dichiarato il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari.

FdI: la casa è sacra e non si tocca

«La casa è sacra e non si tocca. Fratelli d’Italia mette in guardia dal tentativo dell’Unione europea di rifilare all’Italia, con la direttiva sull’efficientamento energetico, una patrimoniale camuffata che va a ledere i diritti dei proprietari», aveva detto non più tardi di qualche giorno fa il capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti. Una risoluzione, in questo caso, è stata presentata «per scongiurare l’approvazione di una norma che danneggerebbe milioni di italiani proprietari di immobili».

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I rischi paventati

Per Confedilizia si prefigurerebbe una tensione «senza precedenti» sul mercato delle ristrutturazioni, «una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani e, di conseguenza, un impoverimento generale delle nostre famiglie». La presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, ha chiesto «subito un sistema strutturato di incentivi statali mirati e stabili». Non sarebbero in regola con le nuove norme, secondo i dati dell’associazione dei costruttori, oltre 9 milioni di edifici su 12,2 milioni. Del resto, il 74% degli immobili, in Italia, è stato realizzato prima dell’entrata in vigore della normativa completa sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica.

Entro l’1 gennaio 2030 almeno classe E

Gli attestati di prestazione energetica emessi nel 2020 si riferiscono nel 75,4% dei casi a immobili nelle classi più inquinanti, E, F, G. Quest’ultima, in particolare, incide per oltre un terzo (35,3%), secondo il monitoraggio Enea-CTI. La bozza della direttiva, parte del pacchetto Fit for 55, prevede che gli edifici residenziali e le unità immobiliari dovranno raggiungere entro il primo gennaio 2030 almeno la classe energetica E ed, entro il primo gennaio 2033, almeno la classe di prestazione energetica D. Sarebbero previste delle eccezioni, a partire da quella per gli immobili riconosciuti di interesse storico.

Il testo presentato dal relatore

Il testo presentato dal relatore del Parlamento europeo, l’irlandese Ciaran Cuffe (Verdi europei), introduce anche maggiori tutele sociali per i proprietari, con l’utilizzo del Fondo sociale per il clima e dei finanziamenti del Recovery. L’eurodeputato vorrebbe poi inserire nella direttiva ambiziosi target per le pompe di calore e incoraggiare i Paesi Ue a promuovere «ristrutturazioni di comunità» a livello di quartiere.

Primo voto atteso il 9 febbraio

Il primo voto è atteso in commissione industria dell’Europarlamento il 9 febbraio, a oltre un anno da quando il testo è stato presentato dalla Commissione, a dicembre 2021. Ora però Bruxelles vuole accelerare. «La nostra priorità è rendere l’Europa più verde. Ci sono diversi dossier legislativi che sono ora in fase di negoziati al trilogo e il nostro obiettivo è arrivare a un accordo durante la presidenza», ha detto il premier svedese Ulf Kristersson, citando espressamente la direttiva sull’energia rinnovabile e la direttiva sull’efficientamento energetico, all’inaugurazione del semestre di presidenza svedese del Consiglio dell’Unione europea. Ma il percorso si presenta accidentato. E non è un caso che la prima votazione. originariamente prevista per il 24 gennaio, sia slittata, per consentire lo smaltimento degli oltre 1.500 emendamenti pervenuti.


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