L’oro bianco campano

Mozzarella di Bufala Dop: ancora alto il potenziale di crescita all’estero

Indagine Nomisma: previsto un aumento di redditi e propensione di spesa per i profili che più apprezzano il prodotto italiano di qualità. Export in aumento del 10%

di Giorgio dell'Orefice

Mozzarella bufala campana, identità di un territorio

3' di lettura

Ha un titolo di studio elevato, reddito medio-alto, è stato almeno una volta in Italia e ricerca il valore aggiunto del marchio Dop come garanzia di qualità elevata. Suona come musica per le orecchie dei produttori di Mozzarella di Bufala campana Dop il risultato dell'indagine effettuata da Nomisma per il Consorzio Dop e riferita ai principali mercati di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Dall'indagine (che sarà presentata il prossimo 28 settembre a Torino nel corso dell'incontro “Il Made in Italy che piace all'Europa: il caso Mozzarella di Bufala Campana Dop”) emerge infatti un identikit che è un piccolo trattato sul buon posizionamento del prodotto.

«L'obiettivo dell'indagine – spiega il direttore del Consorzio di tutela della Bufala Dop, Pier Maria Saccani - era comprendere il posizionamento del prodotto nei principali Paesi europei subito dopo la fase acuta della pandemia. Abbiamo chiesto di analizzare percezione, notorietà e propensione all'acquisto da parte del consumatore». E i risultati confermano l'appeal internazionale della Mozzarella di Bufala campana, con notevoli potenzialità di crescita, come sottolinea il responsabile del settore agroalimentare di Nomisma, Denis Pantini: «Considerando le previsioni di crescita del Pil stimate dalla Commissione Europea per il biennio 2021-22 (+4,2% nel 2021 e +4,4% nel 2022) –commenta – si prevede un incremento dei redditi medi e del numero di famiglie appartenenti alle middle-upper class, soprattutto nei Paesi target dello studio. Le prospettive di mercato per la Mozzarella di Bufala Dop, dunque, non possono che essere positive. Anche la maggior diffusione dei consumatori di Mozzarella Dop tra Generazione Z, Millennials, e Generazione X rappresenta una garanzia di continuità per le vendite future, con ulteriori prospettive di crescita».

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«I Paesi presi in considerazione – ha aggiunto Saccani – sono anche i principali mercati per l'export della Bufala Campana, che nel 2020 ha raggiunto il 37%, pari a quasi 20mila tonnellate di prodotto, segnando un +9,7% rispetto al 2019».

Secondo quanto è emerso dall'indagine di Nomisma all'estero la mozzarella a marchio Dop rappresenta un sinonimo di maggior qualità per i consumatori: in un confronto tra gli user dei 4 mercati target, la percentuale di chi dichiara superiore per qualità il prodotto Dop rispetto alla non Dop va da un 60% nel caso di Regno Unito e Germania fino all'80% in Francia e Spagna.Dall'analisi emergono anche indicazioni importanti per il futuro: «Innanzitutto i consumatori chiedono una sempre maggior attenzione alla sostenibilità intesa sia come tutela ambientale che come benessere animale. Questa attenzione – ha aggiunto Pantini – rappresenta una delle principali eredità lasciate dal Covid a livello mondiale. Già prima della pandemia, la sensibilità del consumatore verso questi aspetti era in crescita, ma ora sta diventando una conditio sine qua non».
E proprio in questa ottica il Consorzio sta già lavorando a un ampio progetto sul benessere animale in collaborazione con organizzazioni agricole, associazioni ed enti di categoria.

Infine lo studio fornisce alcuni interessanti elementi relativi alle più generali performance del comparto lattiero caseario made in Italy in confronto con gli altri competitor. Dai dati emerge che l'Italia, insieme alla Francia, figura al primo posto tra i Paesi che producono i formaggi di maggiore qualità secondo i consumatori europei. Ma rispetto ai diretti concorrenti, l'Italia vanta il prezzo medio all'export più elevato: 6,9 euro/kg contro i 3,2 euro/kg della Germania, i 4 euro/kg dei Paesi e Bassi e i 4,6 euro/Kg della Francia.
«Ciò discende dal ruolo rilevante che i prodotti Dop detengono nel nostro paniere alimentare Made in Italy – ha concluso Pantini –. Nel caso dei formaggi, basti pensare che il valore alla produzione delle indicazioni geografiche italiane supera i 4,5 miliardi di euro contro i 2,4 miliardi di quelle francesi».

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