l’analisi

Mps, banche e decreti sulla liquidità: il vero test sui nuovi bond subordinati

di Isabella Bufacchi


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La sede Mps a Siena

3' di lettura

Negli Stati Uniti che voltano pagina con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, Wall Street scommette già sull’allentamento dei lacci e lacciuoli del Dodd-Frank Act entrati in vigore con la Grande Crisi Finanziaria: le banche americane si sono rafforzate patrimonialmente, questa la tesi dei big della finanza Usa, la crisi è “alle spalle” e i tempi sono maturi per l’avvio della deregulation.

L’Europa è invece in ritardo, in affanno nell’implementazione della nuova regolamentazione bancaria. Spetta ora all’Italia, nel rispetto di norme poco conosciute, complesse e non testate, esordire con gli interventi pubblici straordinari sulle banche consentiti dalla direttiva BRRD in vigore da appena un anno. Operazioni senza precedenti, dalla ricapitalizzazione precauzionale alla garanzia dello Stato sulle obbligazioni senior. Il decreto del Mef per la liquidità del Montepaschi dimostra come la soluzione delle crisi bancarie in Europa e in Italia, a differenza degli Usa, sia in corso. E che il vero test, l’emissione di nuove obbligazioni subordinate di una banca assistita dallo Stato, non sia ancora all’orizzonte.

I decreti di concessione della garanzia dello Stato a sostegno dell’accesso alla liquidità - provvedimenti già emanati a favore di Mps, Banca Marche, Carife, Banca Etruria e in arrivo per Popolare Vicenza e Veneto Banca- sono un passaggio necessario ma non sufficiente per far uscire da una crisi temporanea le banche in difficoltà.

L’emissione e il collocamento sul mercato (preferibilmente all’ingrosso) di nuovi senior bond, a condizioni favorevoli, è un passo fondamentale per consentire alle banche di rimborsare i titoli in scadenza, attraverso una raccolta a medio-lungo termine effettuata a condizioni di mercato. La Bce fa già la sua parte, in tal senso. Oltre alle operazioni standard, l'avvio del nuovo programma di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (Targeted Longer-Term Refinancing perations, TLTRO) ha ridotto i rischi di rifinanziamento e il costo della raccolta, e “ha consentito alle banche italiane di non rinnovare larga parte delle obbligazioni collocate sui mercati all'ingrosso e giunte a scadenza”, rende noto la Banca d’Italia.

Il calo stesso delle consistenze delle obbligazioni bancarie collocate presso la clientela è un trend in corso di rilevanza strategica. Stando agli ultimi dati disponibili, pubblicati ieri nel Bollettino economico della Banca d’Italia, nel terzo trimestre del 2016 sono proseguiti i rimborsi netti di obbligazioni da parte delle banche italiane, per 12 miliardi che si sommano ai 38 miliardi del primo semestre. Lo stock delle obbligazioni bancarie vendute alla clientela retail è sceso dai 219 miliardi del settembre 2015 ai 170 miliardi del settembre 2016. Questo processo in corso è importante perchè ridimensiona l’effetto-domino potenziale e quindi la minaccia alla stabilità finanziaria che si teme si scatenerebbe se scoppiasse in Italia un caso, anche se isolato e di piccole dimensioni, di applicazione delle nuove norme del bail-in. Ben venga, dunque, la garanzia dello Stato per sostenere le banche, all’interno della cornice della direttiva Brrd, nel collocamento di obbligazioni non subordinate, in euro, a tasso fisso,bullet (rimborsate in un’unica soluzione a scadenza), senza strutture e senza componenti derivate, per rifinanziare sul mercato e a condizioni adeguate il debito a medio-lungo in scadenza.

Il vero test per il Montepaschi, e per le altre cinque banche assistite dalla garanzia dello Stato per la sola liquidità, verrà nel momento in cui questi istituti saranno in grado di ampliare con operazioni di mercato non garantite quel “cuscinetto” di titoli subordinati che si colloca tra l’equity e i senior bond e che serve ad aumentare la capacità della banca, nel caso di risanamento, di concentrare la distribuzione delle perdite presso i sottoscrittori di strumenti finanziari più rischiosi e venduti all’ingrosso. Un meccanismo a cascata che mira a salvaguardare, quanto il più possibile, i portatori dei senior bond, i depositi oltre i 100mila euro e i contribuenti.

La ricapitalizzazione precauzionale impone il burden sharing e quindi la conversione obbligatoria delle obbligazioni subordinate in azioni (nel caso del Monte gli strumenti di tipo additional Tier 1 saranno convertiti al 75 % del valore nominale, a esclusione dell'emissione FRESH 2003 convertita al 18% del nominale, mentre gli strumenti Tier 2 saranno convertiti alla pari). Tutte le banche che ricorreranno alla ricapitalizzazione precauzionale si troveranno per un periodo transitorio senza subordinati: questo cuscinetto dovrà essere ricostituito quanto prima, idealmente con una gamma molto vasta di subordinazioni (dal quasi-equity stile FRESH all’additional Tier1 , dall’Upper al Lower Tier2). Non è escluso che il Monte sia chiamato a ripristinare questo “cuscinetto” velocemente, entro fine 2017: quando questo avverrà, con un’operazione di mercato pura senza garanzia dello Stato, si sarà scritta la parola fine alla crisi.
@isa_bufacchi

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