ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùcredito e mercati

Mps, il bond subordinato pagato a caro prezzo: super-tasso del 10,5%

di Maximilian Cellino


default onloading pic
(Epa)

3' di lettura

Un altro passo importante verso un futuro da banca «normale» per Monte dei Paschi, che ieri è riuscita a tornare sul mercato obbligazionario per emettere un titolo subordinato Tier 2 con scadenza decennale e importo 300 milioni di euro come non accadeva da 18 mesi. Un passo significativo, vista la difficoltà oggettiva a piazzare uno strumento simile, che entra nell’ambito degli impegni presi a suo tempo dal Tesoro italiano con la Commissione europea per il piano di ristrutturazione dell’istituto senese, ma non certo a buon mercato. Per piazzare agli investitori il bond subordinato è stato infatti necessario offrire un rendimento annuo a scadenza del 10,5%, quasi il doppio rispetto al 5,375% garantito con un’emissione dello stesso tipo e della stessa durata nel gennaio 2018, ma in un contesto di mercato radicalmente differente.

Mps aveva del resto preparato la strada a inizio mese, con un senior preferred da 500 milioni a 5 anni e cedola 4% che aveva seguito il più agevole covered bond di gennaio. Il subordinato è però un impegno di tutt’altro spessore e lo dimostra la soddisfazione di chi sul mercato ha seguito l’operazione, che non si esita a definire «la più difficile effettuata quest’anno». Il solo fatto di essere riuscita a emettere un titolo dalle caratteristiche simili e quindi di avere adesso di nuovo un accesso completo al mercato è in ogni caso un risultato non scontato e soprattutto da non sottovalutare in chiave futura per Mps e per il suo stesso percorso verso la ristrutturazione.

I dettagli tecnici dell’operazione - curata da Jp Morgan e Mediobanca in qualità di Global Coordinator, oltre che da Barclays, Mps capital services e Ubs con il ruolo di Joint Bookrunner - parlano di un rendimento che si è significativamente ridotto rispetto alla forchetta indicata in origine e compresa fra l’11 e l’11,5 per cento. Un segnale significativo di come non sia mancato l’interesse sul titolo, che ha ricevuto richieste per 750 milioni da parte di circa 120 investitori, con una netta prevalenza di soggetti provenienti da oltre frontiera. E anche una circostanza che si è accompagnata alla decisa riduzione del rendimento dell’altro Tier 2 decennale emesso nel gennaio 2018, che ora viaggia su tassi inferiori al 10% quando soltanto venerdì scambiava intorno al 12 per cento.

LEGGI ANCHE / Mps e la banda del 5%: dopo 7 anni tutti assolti

Ora Mps, il cui titolo azionario ha di riflesso recuperato ieri in Borsa il 3,9% chiudendo a 1,65 euro, può tirare il respiro e provare a completare l’opera, emettendo ulteriori titoli Tier 2 per 400 milioni e allinearsi così a quelle indicazioni concordate con la Commissione Ue che imponevano un ammontare pari a 1,45 miliardi nel funding plan 2019-2021. Un obiettivo che, se raggiunto, rappresenterebbe da una parte un’iniezione di fiducia per gli stessi investitori e dall’altra potrebbe essere visto di buon occhio anche dalle agenzie di rating che tutt’ora, nel caso almeno di S&P, valutano la banca senese addirittura «Ccc+».

La finestra che si è riaperta per Mps non è necessariamente una conseguenza dei progressi compiuti dal gruppo nella ristrutturazione e nella cessione dei crediti inesigibili, ma piuttosto un effetto indiretto dell’atteggiamento di politica monetaria di nuovo estremamente espansivo che potrebbe tenere la Bce nei prossimi mesi. L’impatto delle parole di Mario Draghi durante il forum di Sintra un mese fa è visibile nello spread fra BTp e Bund, sceso ancora sotto i 190 punti base, e si riflette pure sulle operazioni delle altre banche italiane. Ieri il Banco Desio ha ricevuto ordini quattro volte superiori per un covered bond a 7 anni da 500 milioni: anche questo un chiaro indice di ritorno di appetito e di voglia di tornare alla normalità.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...