ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùin primo grado

Mps e la banda del 5%: dopo 7 anni tutti assolti

Secondo l'accusa era stata messa in piedi un'associazione a delinquere per intascare presunte “creste” su operazioni di finanza derivata sottoscritte dal Monte, ai danni della banca stessa

di Sara Monaci


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Gianluca Baldassarri con il suo legale Filippo Dinacci nel 2013 (Ansa)

2' di lettura

Un altro colpo all'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena, avviata dalla procura di Siena nel 2012. Dopo l'assoluzione degli ex vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni dall'accusa di ostacolo alla vigilanza sul cosiddetto “mandate agreement” (un documento collegato al derivato Alexandria sottoscritto con Nomura), con tanto di Corte di Cassazione che ha stabilito che il fatto non sussiste, il tribunale di Siena ha sentenziato in primo grado che nemmeno la cosiddetta “banda del 5%” è mai esistita.

Pertanto Gianluca Baldassarri, manager all'epoca a carico dell'area finanziaria del Monte, insieme ad altri 6 professionisti interni ed esterni alla banca, è stato assolto perché «il fatto non sussiste». Per l'accusa la “banda” aveva messo in piedi un'associazione a delinquere per intascare presunte “creste” su operazioni di finanza derivata sottoscritte dal Monte, ai danni della banca stessa. I procuratori ipotizzavano addirittura che alcune operazioni non avevano motivo di esistere, e che fossero state artificiosamente messe in piedi proprio per inventare commesse.

Ma la difesa, dopo ben 7 anni tra inchiesta e processi, è invece riuscita a far valere la propria tesi: «La provenienza del denaro è lecita e le operazioni sono legittime», sottolinea Filippo Dinacci, difensore di Baldassarri. Anche l'avvocato di Clifford Chance, Antonio Golino, dimostra soddisfazione: «La sentenza conferma la correttezza dell'operato dei nostri assistiti, Pompeo Pontone e Giorgio Filipetto, garantendo riscatto reputazionale e professionale».

Enrico Giarda, difensore dei tre proprietari del broker Enigma (Ionni, Cerasani, Borroni), commenta così: «Dopo 7 anni è stata resa giustizia agli imputati. L’ipotesi accusatoria si è rivelata un teorema indimostrabile e del tutto disattesa dai risultati del dibattimento».

La vicenda giudiziaria che ha colpito il Monte è articolata in più filoni: a Siena si sono tenuti i processi sull'ostacolo alla vigilanza (arrivato in Cassazione) e, appunto, sull'appropriazione indebita dei manager infedeli (assolti oggi in primo grado); a Milano è in corso il processo sul presunto aggiotaggio commesso nelle operazioni di acquisto di Antonveneta e di sottoscrizione dei derivati Alexandria, Santorini e Chianti classico (con sentenza attesa per il prossimo autunno), che vede l'ex presidente Mussari, l'ex dg Vigni e di nuovo il manager Baldassarri sul banco degli imputati.

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