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Mps giù in Borsa, pesano dubbi e timori sull'aumento di capitale

Ipotesi di un ulteriore slittamento dell'operazione da 2,5 miliardi

di Eleonora Micheli

(Pierpaolo Scavuzzo / AGF)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Non si arrestano le vendite sulle azioni di Banca Mps, mentre si addensano le nubi sull’aumento di capitale da 2,5 miliardi che l’istituto senese si appresta a lanciare. Operazione necessaria per finanziare i prepensionamenti e ridurre il numero dei dipendenti, come richiesto da Bruxelles.

Del resto sempre più incertezze circolano sull'aumento di capitale, che in teoria, secondo indiscrezioni, dovrebbe iniziare il 17 ottobre, data già posticipata rispetto a quella inizialmente auspicata intorno al 10 ottobre. Ma c’e’ chi scommette su un ulteriore slittamento, dal momento che non è ancora chiaro chi metterà sul tavolo i 900 milioni di euro di inoptato che si aggiungono agli 1,6 miliardi di competenza del Tesoro, azionista al 64% circa della banca. Come sottolinea Il Sole 24 Ore, il ceo, Luigi Lovaglio, da tempo è al lavoro sul dossier per trovare la quadra definitiva. Ma se qualche passo avanti sembra essere stato fatto sulla partecipazione dei partner industriali Axa e Anima - che insieme dovrebbero mettere una quota attorno ai 250-300 milioni - non poche incertezze permangono sugli altri possibili sottoscrittori. Malumori circolano anche nel consorzio di garanzia e -secondo indiscrezioni - non è nemmeno da escludere che alla fine l'operazione sia rinviata di mesi. C'è anche chi arriva a ipotizzare anche una «burden sharing» nel caso in cui non si riuscisse a effettuare l'aumento.

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Comunque, secondo indiscrezioni, la francese Axa avrebbe dato la propria disponibilità a partecipare all'aumento per una cifra attorno ai 150 milioni senza chiedere modifiche sostanziali all’accordo di partnership. Anima, invece, chiederebbe una revisione degli accordi di distribuzione (su garanzie, proroghe e commissioni) a fronte della disponibilità a investire attorno ai 100-150 milioni. Il management di Mps, però, starebbe frenando, considerando che un accordo troppo stringente con Anima potrebbe essere di ostacolo a eventuali matrimoni con altre banche. Matrimoni che però per adesso non si profilano all'orizzonte.

Quanto alla copertura dei restanti 600 milioni di euro dell’aumento, per ora sembra in alto mare. Sempre Il Sole sostiene che una quota ridotta, stimata attorno ai 100 milioni di euro complessivi, potrebbe arrivare da investitori istituzionali, come Fondazioni toscane e casse previdenziali. Altra componente non trascurabile dovrebbe essere rappresentata da fondi e investitori vicini a Lovaglio, a partire dal francese Denis Dumont già socio del Creval. Non è inoltre da escludere una soluzione di sistema, con le grandi banche chiamate a mettere una fiche. Intanto, in occasione di un incontro riservato avvenuto a Roma al Mef tra le banche del consorzio di garanzia e i rappresentanti del Tesoro, Lovaglio avrebbe tranquillizzato sulla sostenibilità della ricapitalizzazione, senza però rivelare i numeri e quali saranno i soggetti in campo. Pare comunque che il consorzio di garanzia abbia subordinato la partecipazione all’aumento al feedback positivo degli investitori. Il Sole 24 Ore conclude commentando che qualora il piano dell’aumento da 2,5 miliardi non andasse in porto, per Siena si aprirebbe la strada o per un aumento ridotto oppure per un rinvio dell’intera operazione all’anno nuovo. «In questo ultimo caso, si dovrebbe però prevedere una revisione del capital plan e dell’intero aumento di capitale, scenario che nessuno a Roma oggi vuole prendere in considerazione», sostiene il quotidiano.

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