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Mps, nuovo vertice con Padoan I soci di Atlante frenano su Siena

di Marco Ferrando


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Ansa

3' di lettura

Le banche quotiste di Atlante frenano sull’ipotesi Mps. Cioè sul fatto che il fondo di Quaestio possa tornare in qualche modo sulla cartolarizzazione degli Npl senesi, pur in uno schema riveduto e corretto (in meglio per il fondo) rispetto a quello definito nell’ambito del piano di mercato.

«Penso che Atlante fosse indispensabile nel momento in cui non c’era l’intervento salva-banche, oggi francamente cerchiamo prima di capire quali sono i contorni di questo intervento pubblico, poi vediamo». Così ha detto ieri l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, a chi gli chiedeva se è giusto che il fondo Atlante debba ancora intervenire per acquistare le sofferenze della banca di cui lo Stato si prepara a diventare azionista al 70%.

A quanto risulta, il pensiero di Messina riflette anche quello di UniCredit, altro maggior contribuente di Atlante, e di qualche altro banchiere: il boccone-Atlante, confezionato quando l’intervento dello Stato non era ancora considerato, è stato pesante da ingoiare e ora si presenta di non facile digestione (c’è chi nelle settimane scorse avrebbe meditato una svalutazione immediata e quasi integrale), dunque è normale che da più parti si spinga per non sprecare le forze, o comunque per «non disperderle», come peraltro ha dichiarato il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, a proposito dei salvataggi. Comprensibile, dunque, che da più parti si preferisca investire, se proprio si deve, gli 1,6 miliardi restanti sulle due ex popolari venete, di cui Atlante è già socio quasi al 100%, senza dirottarli su Siena. Dove c’è lo Stato pronto a entrare e comandare, peraltro con una dotazione di capitale sufficiente a gestire in house i 28 miliardi di sofferenze.

Per quanto riguarda invece il fronte veneto, il doppio cantiere di Vicenza e Montebelluna è in piena attività e non ci sono ancora contorni certi sul fabbisogno di capitale nè sulla gestione degli Npl. In sostanza, non è scontato che dopo i 950 milioni trasferiti a dicembre da Atlante a titolo di aumento e investendo gli 1,6 miliardi sulle sofferenze delle due banche il problema possa considerarsi risolto; di qui la possibilità di un intervento dello Stato attraverso la ricapitalizzazione precauzionale, decisione che però non è ancora presa e spetterà alla banca insieme al suo azionista, che è proprio il fondo di Quaestio.

Morale: «Atlante potrà decidere solo quando i contorni saranno più chiari, sia a Siena che in Veneto», secondo quanto riferiva ieri una fonte vicina al dossier. E comunque la questione rimane anche politica, con un ruolo determinante del Tesoro: ieri, secondo quanto risulta a Il Sole, i vertici della banca, cioè il ceo Marco Morelli e il presidente Alessandro Falciai, sono stati a Roma dal ministro Padoan, dove si è ovviamente ragionato dei prossimi passi. Sul tavolo c’era il piano industriale da discutere con Bce e Commissione europea, che somiglierà molto - almeno in partenza - a quello presentato a fine ottobre per l’operazione di mercato. Per la gestione degli Npl, invece, rimangono diversi schemi, che di per sè non prevedono per forza il coinvolgimento di Atlante: la gestione interna previa svalutazione, la cessione per tranche (con eventuali cartolarizzazioni, con o senza il fondo di Quaestio), la creazione di una bad bank aperta anche ad altri istituti, ipotesi che però parrebbe non facile.

Dopo l’incontro di ieri, ora la palla torna nel campo di Siena, che la settimana prossima proseguirà nel lavoro di messa a punto del nuovo piano. In parallelo, si lavorerà anche sulla prima emissione con garanzia pubblica: la banca, ha comunicato ieri una nota, ha ricevuto dal Mef «il provvedimento di concessione della garanzia a sostegno dell'accesso alla liquidità», e quindi «ha prontamente avviato le attività propedeutiche alle emissioni». Attese, a questo punto, nei prossimi giorni.

Per il ritorno alle quotazioni, invece, ci sarà da attendere qualcosa in più: «Quando si conoscerà il piano industriale, avallato dalla Bce, i titoli Mps torneranno alle contrattazioni», ha ribadito ieri il presidente della Consob, Giuseppe Vegas.

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